LifeMine Therapeutics raccoglie 263 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo di LIFE-001


LifeMine Therapeutics raccoglie 263 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo di LIFE-001, un nuovo inibitore della calcineurina progettato per mantenere l’efficacia immunosoppressiva dei farmaci attualmente utilizzati nei trapianti

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LifeMine Therapeutics raccoglie 263 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo di LIFE-001, un nuovo inibitore della calcineurina progettato per mantenere l’efficacia immunosoppressiva dei farmaci attualmente utilizzati nei trapianti riducendone però le tossicità d’organo. Tra i nuovi investitori figurano Bezos Expeditions e Gates Frontier, i veicoli d’investimento riconducibili rispettivamente a Jeff Bezos e Bill Gates. Il passaggio decisivo arriverà all’inizio del 2027, quando è previsto l’avvio di uno studio di fase II nel trapianto di rene con confronto diretto con tacrolimus.

Un round da 263 milioni
Il finanziamento combina un round Series E da 188 milioni di dollari, sovrascritto e guidato da Milky Way Investments, e un precedente Series D da 75 milioni. Oltre a Bezos Expeditions e Gates Frontier, tra i nuovi investitori figura RA Capital Management, mentre hanno partecipato anche investitori già presenti, tra cui GV, GlaxoSmithKline, Invus e ARCH Venture Partners.
Le nuove risorse serviranno principalmente ad accelerare il programma clinico di LIFE-001 e a sostenere lo sviluppo della pipeline di LifeMine nel campo dei trapianti e delle patologie immunomediate.

Il problema dei farmaci antirigetto attuali
Gli inibitori della calcineurina, in particolare tacrolimus e ciclosporina, hanno rivoluzionato la medicina dei trapianti e costituiscono ancora oggi uno dei cardini della prevenzione del rigetto.
L’efficacia ha però un prezzo. Il trattamento è cronico e questi farmaci presentano una finestra terapeutica relativamente stretta e possono essere associati a nefrotossicità, alterazioni metaboliche, ipertensione e altri effetti avversi, rendendo necessario anche un attento monitoraggio delle concentrazioni ematiche.
La sfida di LifeMine è quindi ambiziosa: conservare la potente immunosoppressione ottenuta attraverso la calcineurina, modificando però il modo in cui viene inibita.

Come funziona LIFE-001
Ed è proprio qui che LIFE-001 si differenzia dai farmaci tradizionali.
Tacrolimus e ciclosporina non si legano direttamente alla calcineurina: prima formano complessi rispettivamente con proteine intracellulari appartenenti alla famiglia delle immunofiline, come FKBP12 e ciclofilina. È successivamente questo complesso a inibire la calcineurina, riducendo l’attivazione dei linfociti T.

LIFE-001 è stato invece progettato per legarsi direttamente alla calcineurina e mantenerla nello stato inattivo, senza dipendere dalle immunofiline. Secondo LifeMine, questa caratteristica potrebbe permettere di separare l’attività immunosoppressiva dalle tossicità d’organo associate agli inibitori della calcineurina di vecchia generazione. Il farmaco è inoltre sviluppato come formulazione iniettabile a lunga durata d’azione. LifeMine
Si tratta naturalmente di un’ipotesi che dovrà essere dimostrata negli studi clinici su pazienti trapiantati.

I primi dati nell’uomo
LIFE-001 è già in sperimentazione in uno studio first-in-human di fase I con dosi singole e multiple crescenti.
Secondo i dati comunicati dall’azienda, in oltre 120 partecipanti adulti trattati finora alle dosi studiate non sarebbero emersi segnali di sicurezza renale, metabolica o cardiovascolare clinicamente significativi.
Il dato è incoraggiante ma va interpretato con cautela: si tratta per ora di risultati iniziali comunicati dall’azienda, ottenuti prevalentemente nell’ambito di uno studio precoce finalizzato a valutare sicurezza, tollerabilità, farmacocinetica e farmacodinamica, e non costituiscono ancora la dimostrazione di un vantaggio clinico rispetto a tacrolimus. BusinessWire

Nel 2027 il vero banco di prova: confronto con tacrolimus
Il programma entrerà in una fase decisamente più importante all’inizio del 2027.
LifeMine prevede uno studio di fase II su circa 150 pazienti sottoposti a trapianto renale, randomizzati al trattamento con LIFE-001 oppure tacrolimus. Sarà questo confronto head-to-head a iniziare a chiarire se il nuovo meccanismo possa realmente mantenere il controllo del rigetto offrendo contemporaneamente un migliore profilo di sicurezza.
Secondo quanto dichiarato dal CEO Gregory Verdine, i primi risultati potrebbero essere disponibili già nel corso del 2027. Fierce Biotech
In parallelo è previsto uno studio di fase Ib su 12 pazienti sottoposti a trapianto di cellule delle isole pancreatiche, un’altra situazione nella quale la tossicità degli immunosoppressori rappresenta un problema particolarmente rilevante.

Una molecola nata studiando i funghi
Interessante è anche l’origine del programma. LifeMine ha sviluppato una piattaforma denominata Top-Down Drug Discovery, che utilizza genomica, bioinformatica, machine learning e biologia sintetica per esplorare il patrimonio di piccole molecole geneticamente codificate nei funghi.
L’idea di fondo è sfruttare milioni di anni di evoluzione dei funghi come una sorta di gigantesca “biblioteca naturale” di molecole bioattive, individuando strutture capaci di interagire con bersagli farmacologici umani e successivamente ottimizzandole per trasformarle in farmaci. LIFE-001 rappresenta il programma clinico più avanzato nato da questa piattaforma. LifeMine

Una scommessa che va oltre i trapianti
Le ambizioni della biotech non si fermano al rene. Se il principio di una potente inibizione della calcineurina con minore tossicità dovesse essere confermato clinicamente, LIFE-001 potrebbe essere studiato in altri tipi di trapianto e nelle malattie immunomediate.

La società ha già indicato tra le possibili aree di sviluppo futuro le patologie autoimmuni e dispone di ulteriori molecole dirette contro la stessa via.
Per il momento, però, il vero spartiacque sarà il confronto diretto con tacrolimus nel trapianto renale: è lì che dovrà essere dimostrato se LIFE-001 sia realmente in grado di conservare uno dei meccanismi immunosoppressivi più efficaci della medicina dei trapianti liberandolo, almeno in parte, dal suo principale tallone d’Achille, la tossicità cronica.