Stop armi a Kiev e riarmo, Schlein stoppa Conte: “Non funziona così, prima il programma condiviso poi le primarie”. È scontro nel centrosinistra
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“Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito”. Così Elly Schlein risponde alla giornalista del Tg3 che le chiede di commentare le parole del leader del M5S, che con uno strappo in avanti aveva annunciato lo stop alla fornitura di armi all’Ucraina e il no al riarmo, aprendo di fatto uno scontro nel centrosinistra.
“Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi – ha poi proseguito Schlein – concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario, per sostenere milioni di famiglie italiane con cinque mesi pagati al 100% per entrambi i genitori”.
LE DICHIARAZIONI UFFICIALI DI GIUSEPPE CONTE
In un’intervista uscita oggi sul quotidiano La Stampa, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha fissato le condizioni del M5S per l’alleanza di governo, annunciando il no definitivo al voto favorevole per l’invio di armi a Kiev e la volontà di promuovere un’iniziativa negoziale diretta con Mosca. Conte individua nel capitolo difesa e Ucraina il nodo centrale della coalizione: “Scioglieremo questo nodo con le primarie. Lo faremo decidere agli italiani“, spiegando che prima della consultazione verranno stabiliti paletti ben precisi: “Definiremo alcuni punti non negoziabili. Chiariremo delle questioni dirimenti, in modo che ci sia una linea condivisa chiunque sarà chiamato a guidare la coalizione”.
Tra questi punti fermi, il leader M5S indica: “Sì alla difesa comune europea, no a riarmo dei singoli Stati e economia di guerra”.
Sullo stop all’invio di armamenti, Conte motiva il cambio di rotta del Movimento: “All’inizio abbiamo votato in Parlamento per l’invio perché c’era una chiara asimmetria militare rispetto alla Russia. Adesso continueremo a non votare a favore di altri invii ma per imprimere una svolta negoziale”.
Quanto alle mosse in caso di vittoria alle primarie e di ritorno al governo, dichiara: “Se dovessi vincere le primarie e tornare a Palazzo Chigi, il giorno dopo mi batterò in Europa per una soluzione negoziale che tuteli gli interessi di Kiev”. E aggiunge: “Se dovessi di nuovo essere investito di questa responsabilità, per prima cosa chiamerei Zelensky e gli direi che lui è l’aggredito e ha il nostro sostegno, ma un attimo dopo chiamerei anche Putin, l’aggressore, per imprimere una svolta negoziale”.
LA REAZIONE DI +EUROPA: “COSÌ SI ARMA PUTIN”
Le parole di Conte scatenano l’immediata reazione dell’ala europeista. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, risponde nettamente: “Tutti sanno che non può esserci nessuna svolta negoziale se si interromperà l’aiuto politico, economico e militare all’Ucraina e non sarà in grado di continuare a difendersi. Una campagna elettorale sul disarmo di Kiev vuol dire armare Putin e allontanare una pace giusta”, definendo la posizione su Kiev un punto imprescindibile da chiarire prima delle primarie.
Gli fa eco il deputato Benedetto Della Vedova, che parla di ‘agenda anti-Ucraina’ e chiama in causa il Partito Democratico: “Quando Giuseppe Conte decide di intestarsi apertamente un’agenda anti-Ucraina lancia una sfida che può essere suicida per una futura coalizione se non verrà pubblicamente raccolta e pubblicamente contrastata e respinta da tutti”, a partire da Elly Schlein.
L’ATTACCO DEL CENTRODESTRA E IL NODO SCHLEIN
Dura anche la presa di posizione dei vertici della maggioranza. Per il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri (FI), “Giuseppe Conte per l’ennesima volta getta la maschera su un punto fondamentale, cioè il sostegno all’Ucraina, facendo saltare sulle sedie i cosiddetti riformisti del Pd e mandando in frantumi l’illusione che nel campo largo potesse nascere una coalizione”.
La vicesegretaria di Forza Italia, Deborah Bergamini, incalza la segretaria dem: “Non sono scaramucce, ma questioni enormi su cui Elly Schlein, che guida il principale partito dell’area, non può continuare a nascondersi. È impossibile pensare di governare se non si ha un’idea di quale postura assumere nel contesto geopolitico”.
Conclude la segretaria di Noi Moderati, Mara Carfagna: “Chi nega il sostegno militare finisce per fare il gioco di Putin e mina la credibilità dell’Italia in Europa. Schlein non ha nulla da dire? Non vorremmo dover pensare che chi tace acconsente…”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)