Dal Zilio, geofisico e ricercatore attivo a livello internazionale, indaga le «forze invisibili» che governano il sottosuolo e ci aiuta a riflettere sul peso delle nostre scelte
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Abbiamo sempre pensato al sottosuolo come a uno spazio remoto e inerte, riservando alla superficie terrestre tutto ciò che è vitale per i bisogni dell’uomo. Eppure oggi è nelle stratificazioni rocciose, nei fluidi compressi sotto gli oceani e nei vuoti geologici che si sta giocando una partita decisiva per l’umanità. Il cambiamento climatico e la transizione energetica in atto a livello globale hanno infatti trasformato il sottosuolo in un «territorio» strategico. È lì che viene confinata la CO² che continuiamo a produrre, ed è lì che vogliamo custodire – per i millenni a venire – le scorie radioattive; ed è sempre dal sottosuolo che si estraggono il calore che produce energia pulita e i metalli rari indispensabili per le turbine eoliche o i semiconduttori.
Ogni nostro intervento, però, modifica equilibri che si sono creati nel corso di milioni di anni, perché la roccia non è un fondale immobile, ma reagisce, si deforma, accumula pressioni e rilascia energia con effetti catastrofici. Ogni perforazione, ogni estrazione, ogni infrastruttura destinata a durare più a lungo della civiltà che l’ha progettata, richiede quindi investimenti, studi e tecnologie adeguati, ma anche una valutazione dei rischi – sociali, ambientali, geopolitici – che oggi siamo disposti ad accettare e delle conseguenze che decidiamo di trasferire nel tempo. È all’interno di questo quadro che Dal Zilio, geofisico e ricercatore attivo a livello internazionale, indaga le «forze invisibili» che governano il sottosuolo e ci aiuta a riflettere sul peso delle nostre scelte. Perché ogni idea di futuro deve fare i conti con la responsabilità di decidere che cosa lasciare in eredità alle generazioni che verranno dopo di noi.