Leucemia linfoblastica acuta a cellule B pediatrica ad altissimo rischio, risultati promettenti con inotuzumab ozogamicin alla prima recidiva
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Per i bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta a cellule B (LLA-B) in prima recidiva, ad altissimo rischio, l’anticorpo farmaco-coniugato (ADC) inotuzumab ozogamicin sembra essere un trattamento promettente. A suggerirlo sono i risultati dello studio di fase 1/2 ITCC-059, pubblicati di recente sulla rivista Lancet Haematology.
Nell’analisi dell’endpoint primario, infatti, nei primi 31 pazienti arruolati, ovvero la dimensione minima del campione per questa analisi, il tasso di risposta obiettiva (ORR) al trattamento con inotuzumab ozogamicin è risultato del 71% (IC all’80% 58-82). Lo studio, dunque, ha raggiunto il suo endpoint primario.
«In questo studio di fase 2, inotuzumab ozogamicin si è dimostrato una potenziale opzione per ottenere una seconda remissione completa in pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta a cellule B in prima recidiva, ad altissimo rischio», affermano gli autori, coordinati da Nicolò Peccatori, del Princess Máxima Center for Pediatric Oncology di Utrecht, in Olanda, e della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca.
Necessarie opzioni terapeutiche più efficaci della chemioterapia convenzionale
Nell’introduzione del lavoro, Peccatori e i colleghi spiegano che i bambini con leucemia linfoblastica acuta a cellule B in prima recidiva, ad altissimo rischio, presentano una prognosi molto sfavorevole se trattati con la chemioterapia convenzionale. Da qui l’esigenza di trovare opzioni terapeutiche più efficaci per questa popolazione di pazienti.
Inotuzumab ozogamicin ha dimostrato di possedere un’elevata attività antitumorale nella leucemia linfoblastica acuta a cellule B recidivante o refrattaria, in caso di seconda o successiva recidiva.
Nello studio ITCC-059, i ricercatori hanno voluto valutare l’attività preliminare di inotuzumab ozogamicin in monoterapia in una fase più precoce dell’iter di cura, in bambini con leucemia linfoblastica acuta a cellule B in prima recidiva, ad altissimo rischio.
Lo studio ITCC-059
Lo studio ITCC-059 è un trial multicentrico internazionale, a braccio singolo, che ha arruolato in 34 centri di 15 Paesi, fra cui l’Italia, pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta a cellule B CD22-positiva, recidivante o refrattaria.
La popolazione includeva anche una coorte di pazienti di età compresa tra uno e 18 anni, con una prima recidiva, ad altissimo rischio, di leucemia linfoblastica acuta a cellule B CD22-positiva e con un punteggio di performance di Karnofsky o Lansky (a seconda dell’età) superiore al 60%. Per prima recidiva ad altissimo rischio si intendeva una recidiva entro 18 mesi dalla diagnosi iniziale (recidiva molto precoce) o con la presenza di determinate caratteristiche citogenetiche o molecolari ad alto rischio.
Il trattamento prevedeva la somministrazione endovenosa di inotuzumab ozogamicin alla dose raccomandata per la fase 2 pari a 1,8 mg/m2 nel ciclo 1 (con 0,8 mg/m2 somministrati il giorno 1, 0,5 mg/m2 il giorno 8 e 0,5 mg/m2 il giorno 15), e successivamente, ai pazienti responsivi, alla dose di 1,5 mg/m2 per ciclo (con 0,5 mg/m2 somministrati nei giorni 1, 8 e 15), per un massimo di 6 cicli.
L’ORR era l’endpoint primario della fase 2 dello studio.
Recidiva precoce nell’86% dei pazienti
Nello studio sono stati trattati complessivamente 37 pazienti, di cui 22 (59%) maschi e 15 (41%) femmine.
L’età mediana dei partecipanti era di 11 anni (range: 4-15).
Una recidiva molto precoce si era verificata in 32 pazienti (86%), mentre 22 pazienti (59%), complessivamente, presentavano caratteristiche citogenetiche o molecolari ad alto rischio.
Profilo di tossicità favorevole
Il profilo di tossicità di inotuzumab ozogamicin nella popolazione studiata è risultato favorevole, concludono gli autori.
Nell’analisi dei dati relativi alla sicurezza, che ha incluso tutti i 37 pazienti trattati, è stata riportata almeno un’anomalia di grado 3/4 nei test di laboratorio ematologici in tutti i pazienti, più comunemente neutropenia (35 pazienti, il 95%) o trombocitopenia (31 pazienti, l’84%). Tra gli eventi avversi non ematologici, è stata riportata un’infezione di grado 3 o superiore in otto pazienti (22%), compresa un’infezione polmonare di grado 5 in un paziente.
Ulteriori eventi avversi di grado 3/4 sono stati la neutropenia febbrile (11 pazienti, 30%), aumento dell’aspartato aminotransferasi (12 pazienti, 32%) e aumento dell’alanina aminotransferasi (10 pazienti, 27%).
Eventi avversi gravi sono stati riportati in 17 pazienti (46%), ma non si sono registrati decessi correlati al trattamento durante la reinduzione con inotuzumab ozogamicin.
Tra i 23 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche, in quattro si è manifestata una sindrome sinusoidale ostruttiva, risolta con un trattamento a base di defibrotide.
Bibliografia
Peccatori, et al. Inotuzumab ozogamicin in paediatric very high risk first B-cell acute lymphoblastic leukaemia relapse (ITCC-059): a multicentre, single-arm, phase 2 trial. Lancet Haematol. 2026;13(7):e449-e459. doi:10.1016/S2352-3026(26)00104-3. leggi