Netanyahu vola da Trump per “fare un punto sulle questioni comuni”


Il viaggio del premier si svolge in un contesto particolarmente teso, a livello sia interno che internazionale

È decollato il volo che poterà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Washington Dc, per incontrare il presidente Donald Trump. Il viaggio – il settimo di Netanyahu da quando l’alleato è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025 – avviene su invito di Trump e ha come obbiettivo “fare il punto su questioni di mutuo interesse”.

netanyahu e trump

Il viaggio del premier si svolge in un contesto particolarmente teso, a livello sia interno che internazionale. L’amministrazione Trump fatica a trovare una via d’uscita alla guerra che ha avviato il 28 febbraio contro l’Iran insieme a Israele, il quale però si è sfilato sia sul piano bellico che diplomatico, lasciando l’alleato solo a gestire il cessate il fuoco, il nuovo accordo sul nucleare, la riapertura al traffico marittimo lungo lo Stretto di Hormuz – che, prima della guerra, era libero e gratuito – insieme alle richieste di Teheran, che concernono garanzie a lungo termine sulla sicurezza e per l’uso a scopi civili del nucleare, insieme alla fine delle sanzioni sull’esportazione di petrolio e lo scongelamento dei beni all’estero.
Israele ha infatti preferito concentrarsi sul Libano, dove l’esercito israeliano ha invaso il sud per creare una “zona cuscinetto di sicurezza” per smantellare le postazioni di Hezbollah e prevenire ulteriori attacchi. Stando agli accordi del 26 giugno raggiunti con Beirut proprio grazie a Washington, l’esercito ha avviato il ritiro da alcune zone del sud a favore dell’arrivo dell’esercito libanese, incaricato di disarmare Hezbollah. Quest’ultimo ieri in una nota ha tuttavia accusato l’esercito di Tel Aviv di “continuare a perpetrare attacchi e violazioni degli accordi esistenti e del diritto internazionale, attraverso la distruzione e la demolizione sistematica di abitazioni, bombardamenti e colpi di mitragliatrice in diverse aree meridionali”, azioni “accompagnate da spari vicino alle posizioni dell’esercito” libanese, che starebbe “ostacolando gli sforzi dell’esercito per portare a termine le sue missioni”.

Il governo Netanyahu affronta difficoltà anche internamente, dopo l’ondata di attacchi lanciata la scorsa settimana ad opera di coloni israeliani. Stando ai media internazionali, l’episodio più grave riguarda l’assaltato di una famiglia a Nablus a cui è seguita l’uccisione di quattro civili palestinesi e due soldati dell’esercito israeliano. Due le moschee incendiate dai coloni. Nel fine settimana l’eserciuto ha intensificato i raid nella Cisgiordania occupata, in particolare nelle aree di Nablus, Tulkarem ed Hebron, portando all’arresto di non meno di 120 palestinesi, come riferisce il Palestinian Center for Prisoners Advocacy (Samidoun? che denuncia una “operazione di punizione collettiva”. Tante le condanne dei governi, tra cui gli Emirati Arabi, che hanno definito il governo Netanyahu “pienamente reponsabile” delle violenze.

L’arrivo di Netanyahu a New York ha innescato anche lo scontro tra il governo Trump e l’amministrazione del sindaco della Grande mela, Zohran Mamdani. Quest’ultimo ha fatto appello alle autorità federali di aderire alla Corte penale internazionale e dare seguito al mandato d’arresto richiesto dalla Corte dell’Aja a carico di Netanyahu per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza dal 2023. Israele, come gli Stati Uniti, non ha aderito alla Corte. Netanyahu ha inoltre respinto le accuse e ha accusato Mamdani di “fomentare discorsi d’odio”, mentre il presidente Trump è tornato ad assicurare che l’alleato “non sarà arrestato”.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)