La Cassazione ratifica le condanne d’appello. Esulta il Comune di Novellara
Cala definitivamente il sipario sulla vicenda giudiziaria dell’omicidio di Saman Abbas, la giovane pachistana di Novellara (Reggio Emilia) che si è ribellata alla famiglia, venendo per questo uccisa dai parenti nella notte dell’1 maggio del 2021.
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La Corte di Cassazione ha infatti confermato questa mattina le condanne emesse nella sentenza di appello: ergastolo per i genitori e i cugini e 22 anni per lo zio della ragazza. I cinque imputati erano stati ritrovati uno dopo l’altro nell’arco di tre anni tra l’Europa e il Pakistan e riportati in Italia per essere giudicati. Dovevano rispondere delle accuse di omicidio e occultamento di cadavere (i resti della 18enne furono ritrovati- su indicazione dello zio- in una fossa scavata sotto un casolare diroccato nelle campagne reggiane).
In primo e secondo grado, a dicembre 2023 e ad aprile 2025 il padre e la madre di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, erano stati condannati all’ergastolo. La pena per lo zio Danish Hasnain era passata da 14 a 22 anni. Infine i cugini della ragazza Noman Ul Haq e Ikram Ijaz, inizialmente assolti a Reggio, erano stati condannati all’ergastolo a Bologna. Il nodo principale e che ha accomunato tutti e cinque i ricorsi in Cassazione è la premeditazione. Ovvero l’aggravante più pesante che in primo grado era caduta e che invece, in secondo grado, aveva contribuito a ribaltare la situazione per i cugini.
IL SINDACO DI NOVELLARA: “BENE LA CONFERMA DELLE CONDANNE, ORA AVANTI CON L’IMPEGNO PER L’INTEGRAZIONE”
“Accogliamo con favore la notizia che la Cassazione ha confermato le condanne emesse nel precedente grado di giudizio in Corte d’Assise d’appello a Bologna”, commenta il sindaco di Novellara Simone Zarantonello. Secondo cui il verdetto “è un segnale importante che sottolinea un punto fondamentale, anche dal punto di vista sociale e culturale, ovvero che questi reati non solo non sono accettabili in un contesto democratico e civile, ma che la legge li punisce ancora più duramente quando subentrano aggravanti causate da motivazioni culturali”.
Il fatto che il Comune di Novellara si sia sempre costituito parte civile, evidenzia ancora il primo cittadino, “non è un particolare secondario, ma la testimonianza di un territorio che non può accettare tali comportamenti”. Conclude Zarantonello: “Archiviata la sentenza, resta inalterato l’impegno dell’amministrazione comunale di portare avanti un importante e capillare lavoro sull’integrazione, sull’educazione, sulla costruzione di una rete a sostegno di chi si trovi a vivere in situazioni di prevaricazione e sofferenza famigliare”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)