Cinema in lutto: morto Sam Neill, la star di Jurassic Park e Lezioni di piano


Sam Neill, “quello di” Jurassic Park, di Lezioni di piano, di Caccia a Ottobre Rosso e di Peaky Blinders. L’attore aveva 78 anni

sam neill

Se n’è andato a Sydney, circondato dai suoi cari, l’uomo che per mezzo secolo ha dato un volto neozelandese al cinema mondiale. Sam Neill, “quello di” Jurassic Park, di Lezioni di piano, di Caccia a Ottobre Rosso e di Peaky Blinders. L’attore aveva 78 anni. L’annuncio è arrivato con un comunicato pubblicato sull’account Instagram. Le cause del decesso non sono state rese note, ma la notizia dopo una guarigione dal cancro: nel 2022 a Neill era stato diagnosticato un linfoma angioimmunoblastico a cellule T di stadio tre.

“La perdita è stata improvvisa e inaspettata, ma siamo grati del fatto che Sam sia rimasto libero dal cancro”, ha scritto la famiglia, ringraziando il personale del St Vincent’s Private Hospital e chiedendo rispetto per la propria privacy.

Nato nel 1947 a Omagh, nell’Irlanda del Nord, come Nigel John Dermot Neill – madre inglese, padre neozelandese in servizio nell’esercito britannico – si trasferì con la famiglia in Nuova Zelanda a sette anni. Il nome Sam arrivò a 12 anni, per necessità pratiche più che per vezzo: troppi Nigel a scuola, e la convinzione che quel nome si adattasse male a un attore di cinema.

Il primo ministro neozelandese Christopher Luxon lo ha ricordato come una figura fondativa: “Ha iniziato quando in questo paese l’industria cinematografica era praticamente inesistente. Per oltre cinquant’anni ha portato le storie della Nuova Zelanda nel mondo”. Parole simili sono arrivate dal ministro degli Esteri Winston Peters e dal premier australiano Anthony Albanese, che ha parlato di un attore “ironico e arguto, riflessivo e laconico”, capace di affrontare la malattia “con la stessa dignità, umorismo e convinzione che davano forza a ogni sua interpretazione”.

Studente a Christchurch, Neill arrivò alla recitazione quasi per esclusione, dopo un anno di giurisprudenza definito da lui stesso “catastrofico”. Dai palcoscenici universitari al Downstage Theatre di Wellington – 35 dollari a settimana e gli avanzi della cucina – fino alla svolta del 1977 con Sleeping Dogs, primo film neozelandese distribuito negli Stati Uniti. Seguirono anni di ruoli che ne costruirono la fama internazionale: il protagonista di My Brilliant Career, il figlio del diavolo in Omen III, il marito di Lindy Chamberlain al fianco di Meryl Streep in Grido nella notte, il comandante sovietico di Caccia a Ottobre Rosso.

Il 1993 fu l’anno della consacrazione definitiva, con due film che arrivarono quasi in contemporanea: il colono Alisdair Stewart in Lezioni di piano di Jane Campion, premiato con l’Oscar, e il paleontologo Alan Grant in Jurassic Park di Steven Spielberg. Grant sarebbe tornato in Jurassic Park III e in Jurassic World Dominion.

Oltre 150 titoli in cinque decenni, tra cui Dead Calm, Il libro della giungla, Event Horizon, L’uomo bicentenario e Peter Rabbit; un provino sfiorato per il ruolo di James Bond nel 1986, poi finito a Timothy Dalton; e negli anni più recenti la rinascita da caratterista comico grazie a Taika Waititi, che lo volle in Hunt for the Wilderpeople e in due cammei nella saga di Thor. In televisione, memorabile la sua interpretazione della spia Sidney Reilly, che gli valse una nomination al Golden Globe, oltre ai ruoli in Peaky Blinders e The Tudors.

Fuori dal set, Neill viveva tra i filari di Two Paddocks, la sua azienda vinicola nella regione di Central Otago. Agli animali della fattoria dava i nomi di colleghi: una gallina chiamata Laura Dern, un’anatra Kylie Minogue, una mucca Helena Bonham Carter.

Nel 2023 aveva raccontato pubblicamente, nell’autobiografia Did I Ever Tell You About This?, l’anno di chemioterapia seguito alla diagnosi di linfoma, e la scelta di proseguire il trattamento mensile a vita, dopo un accordo che gliel’avrebbe reso gratuito se fosse sopravvissuto oltre i quattro mesi. Alla malattia guardava con un distacco quasi ironico: “Non ho paura di morire, ma mi darebbe fastidio. Perché mi piacerebbe davvero vivere ancora per un decennio o due… Ma per quanto riguarda la morte? Non me ne potrebbe importare di meno”.

Lascia quattro figli – Andrew, dato in adozione da giovane e ritrovato nel 1994, Tim, Elena e Maiko – e sei nipoti, in quella che lui stesso, scherzando, definiva una vita familiare “un po’ caotica”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)