Il sindaco di Benevento Clemente Mastella rivela la malattia: “Combatto contro un tumore, mi affido a scienza e fede per uscire dal tunnel”
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Prima il drammatico annuncio dal pulpito della basilica cittadina, poi il racconto intimo e profondo dei mesi più difficili. Clemente Mastella, settantanovenne sindaco di Benevento ed esponente di lunghissimo corso della politica italiana, sta affrontando la sfida più complessa della sua vita: quella contro un tumore.
Dopo aver commosso la sua città durante la festa della patrona, la Madonna delle Grazie, chiedendo ai fedeli di pregare per lui, il primo cittadino ha ripercorso in un’intervista a Repubblica i dettagli della diagnosi, l’ondata di solidarietà che lo ha travolto e il bilancio di un’esistenza passata sotto i riflettori delle istituzioni.
IL RETROSCENA DELLA CONFESSIONE IN CHIESA
La decisione di condividere una notizia così privata è arrivata in modo del tutto spontaneo, mossa dall’atmosfera emotiva della funzione religiosa. Mastella ha rivelato che non era nelle sue intenzioni iniziali confessare la malattia proprio in quel contesto: “In realtà non era quello che volevo. Però, quando l’arcivescovo don Michele Autuoro ha parlato della vicinanza a chi sta male e soffre, si è creato uno stato emotivo molto particolare. Ho pensato che potesse essere importante dire a queste persone: “Guardate che anche io sto male, spero di farcela”, per dare un senso alla loro sofferenza».
Davanti alla reazione della basilica, che ha risposto con un lunghissimo applauso, il primo cittadino si è dovuto fermare per la commozione: “Mi sono commosso e mi sono fermato là. Ho detto soltanto: “Ce la farete anche voi. È stato un gesto umanizzante rispetto a chi, come me, deve affrontare problemi come il mio o anche peggiori”. Per il sindaco, d’altronde, è fondamentale rompere il tabù della malattia anche nella sfera pubblica, superando i filtri del pregiudizio: “È giusto parlarne. Ed è giusto umanizzare. I politici vengono visti troppo spesso in maniera negativa, assistiamo a una sorta di offensiva a priori, come se fossimo tutti delinquenti. Certo, abbiamo commesso i nostri peccati. Ma non siamo immortali, siamo umani”.
LA DIAGNOSI E IL RUOLO FAVOREVOLE DELL’ETÀ
La scoperta del tumore è avvenuta circa un paio di mesi fa, sebbene gli accertamenti clinici e le analisi successive abbiano svelato che la patologia stesse progredendo in modo silente già da circa due anni. In questo scenario, i medici hanno spiegato al sindaco che la sua età avanzata ha paradossalmente rappresentato un fattore protettivo, contribuendo a rallentare la velocità di sviluppo del male: “L’ho scoperto un paio di mesi fa. Ma alla luce delle analisi i medici mi hanno spiegato che andava avanti già da un paio d’anni. La mia età mi ha aiutato, perché ha rallentato la malattia”.
Mastella ha confermato di aver già iniziato il ciclo di cure previsto e di guardare al futuro con determinazione, rassicurato dagli specialisti sulle concrete possibilità di guarigione: “Ho iniziato la cura. Mi dicono che si può guarire. Aspettiamo”. Per superare questa difficile prova, il leader sannita ha spiegato di volersi affidare a una duplice via: “Mi affido a un misto di conoscenza scientifica e fede religiosa: spero che questo possa aiutarmi ad uscire dal tunnel”.
L’AFFETTO DI BENEVENTO E IL BILANCIO DI UNA VITA
L’annuncio ha scatenato una mobilitazione affettuosa che ha sorpreso lo stesso primo cittadino, tempestato in queste ore da dimostrazioni di vicinanza da parte di familiari, amici, colleghi e ministri. A colpirlo profondamente è stata la reazione disinteressata della gente comune e dei suoi concittadini, molti dei quali possiedono da sempre il suo numero di telefono personale: “Tanti mi dicono: siamo stati sempre noi a rivolgerci a lei, ora che ci chiede di pregare per lei, lo facciamo volentieri. I miei concittadini hanno tutti il mio numero di telefono, credo che non esistano altri casi in Italia. Ed è esplosa questa solidarietà che mi ha commosso”.
Questa vicinanza ha spinto Mastella a una riflessione sul senso della propria parabola terrena. Ascoltando le voci delle persone incontrate per strada e leggendo le dimostrazioni di affetto, il sindaco ha confessato a Repubblica una sensazione molto particolare: “Nelle telefonate che sto ricevendo, nei messaggi, nelle parole delle persone che incontro in strada, mi sembra quasi di vivere in anticipo quello che sarà quando non ci sarò più. Spero che accada il più tardi possibile, naturalmente, ma non lo so. Però ho capito che, mettendo tutto sul piatto della bilancia, nella mia vita ho fatto più del bene che del male”.
Il pensiero del sindaco va infine a chi si trova in condizioni ancora più critiche, ribadendo l’assoluta importanza della prevenzione medica: “Un po’ mi dispiace di aver creato questo subbuglio, mi auguro che possa aiutare altri a comprendere che bisogna fare prevenzione per sconfiggere il tumore. Da cattolico, per me la cosa più importante è la preghiera delle persone umili. E poi bisogna ricordarsi di quelli che stanno peggio: se guardo dal mio specchietto retrovisore, ne vedo tanti. A me hanno detto che ce la posso fare. E spero di farcela”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)