La supplementazione quotidiana con menaquinone 7, un omologo della vitamina K2, potrebbe rallentare la progressione della calcificazione coronarica
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La supplementazione quotidiana con menaquinone 7, un omologo della vitamina K2, potrebbe rallentare la progressione della calcificazione coronarica nei pazienti sintomatici con livelli iniziali lievi di calcio coronarico. È quanto emerge dal trial randomizzato VitaK CAC, che suggerisce un possibile beneficio clinico pur senza fornire prove definitive.
Lo studio olandese e i risultati principali
Il trial, condotto nei Paesi Bassi su 180 adulti con punteggi CAC compresi tra 50 e 400 unità Agatston, ha mostrato un incremento minore del punteggio di calcio coronarico nei soggetti trattati con menaquinone 7 rispetto al placebo. I valori mediani di CAC erano 135 e 145 AU al basale, 150 e 173 AU a 1 anno, e 184 e 214 AU a 2 anni rispettivamente nei gruppi MK 7 e placebo. Risultati analoghi sono stati osservati per il calcium mass score.
Secondo gli autori, guidati da Liv M. Vossen (Maastricht University Medical Center), la differenza è statisticamente significativa (P = 0,02) e suggerisce un potenziale effetto protettivo della vitamina K2 sulla progressione della calcificazione.
Interpretazioni e cautela clinica
Peter W. de Leeuw, coautore dello studio, ritiene che alcuni pazienti con sintomi lievi e calcificazioni non severe potrebbero trarre beneficio dalla supplementazione, sottolineando l’assenza di rischi noti associati all’assunzione di vitamina K2. Tuttavia, Michael J. Blaha (Johns Hopkins Ciccarone Center), autore dell’editoriale di accompagnamento, invita alla prudenza: definisce il trial “interessante” e utile per stimolare ulteriori ricerche, ma non sufficiente per raccomandazioni cliniche.
Blaha ricorda che il significato clinico delle variazioni del punteggio CAC rimane poco chiaro e che la comunità scientifica necessita di una comprensione più profonda del rapporto tra stabilità della placca, densità del calcio e progressione nel tempo.
Disegno dello studio e parametri biochimici
Nel VitaK CAC, 90 pazienti hanno ricevuto 360 μg/die di MK 7 e 90 un placebo per 2 anni. Lo studio, avviato nel 2012, ha subito rallentamenti per problemi organizzativi e per la pandemia di COVID 19. I partecipanti venivano rivalutati ogni 6 mesi con esami ematochimici e TC coronarica.
La MK 7, spiega de Leeuw, è un omologo della vitamina K2 caratterizzato da migliore biodisponibilità e emivita più lunga rispetto alla vitamina K1. L’aderenza al trattamento è stata dell’80%. I livelli plasmatici di MK 7 sono aumentati da 0,50 a 6,56 μg/L (P < 0,001), mentre i livelli di dp ucMGP, proteina vitamina K dipendente che inibisce la calcificazione, sono aumentati in entrambi i gruppi ma in misura significativamente minore nel gruppo MK 7.
L’ analisi multivariata ha identificato il punteggio CAC basale e il trattamento con MK 7 come predittori indipendenti della variazione del CAC nel tempo. L’aumento annuale del punteggio CAC è risultato ridotto di 19 AU nei soggetti trattati.
I livelli di LDL sono rimasti stabili (93–100 mg/dL), così come l’uso di statine (circa 78%). Le analisi per protocollo hanno confermato i risultati.
Caratteristiche della placca e progressione morfologica
Tutti i pazienti presentavano placche coronariche visibili al basale, con stenosi al massimo lievi (Cad RADS 2) e coinvolgimento di tre segmenti. Nessuna placca era ad alto rischio. Nel tempo, la severità della stenosi è aumentata nel 41% dei pazienti placebo e nel 33% dei pazienti MK 7, senza differenze significative tra i gruppi. L’aumento del punteggio CAC era proporzionale al numero di placche non calcifiche che diventavano parzialmente calcifiche (P = 0,04).
Limiti e interrogativi aperti
De Leeuw riconosce che l’effetto osservato, pur modesto, è sorprendente. Tuttavia, sottolinea i limiti del trial: dimensioni ridotte, interruzioni del reclutamento e dose relativamente bassa di MK 7. Ritiene necessarie ulteriori conferme prima di qualsiasi raccomandazione formale, pur ricordando che la vitamina K è facilmente reperibile e priva di rischi noti.
Axel Diederichsen (Odense Universitets Hospital) commenta positivamente il risultato, definendolo un primo indizio dopo anni di discussioni prive di evidenze solide. Tuttavia, non ritiene ancora giustificato l’uso clinico della supplementazione.
Diederichsen richiama inoltre l’attenzione sul paradosso della calcificazione: le statine riducono il contenuto lipidico delle pareti coronariche lasciando placche più calcifiche e quindi più stabili. Ridurre la calcificazione potrebbe teoricamente lasciare placche più “morbide”, con maggiore contenuto lipidico e potenziale rischio aumentato. Per questo motivo, afferma, è necessario dimostrare che la vitamina K riduca la calcificazione senza aumentare la quota di placca non calcifica.
Il significato clinico delle variazioni del CAC
Blaha sottolinea che il punteggio CAC è un surrogato del carico totale di placca, non un obiettivo terapeutico in sé. Ridurre il calcio potrebbe avere implicazioni biologiche interessanti, ma non è chiaro se ciò si traduca in un beneficio clinico. Con l’espansione dell’uso della TC coronarica per valutare direttamente il carico di placca, si riapre il dibattito sul ruolo del CAC come strumento prognostico e come endpoint nei trial.
Al momento, non è possibile stabilire se la supplementazione di vitamina K influenzi la stabilità della placca o gli eventi cardiovascolari.
Conclusione
Il trial VitaK CAC fornisce un segnale preliminare: la vitamina K2 potrebbe rallentare la progressione della calcificazione coronarica nei pazienti con CAC lieve. Tuttavia, il significato clinico di questo effetto rimane incerto. Servono studi più ampi, con follow up prolungato e valutazioni dettagliate della morfologia della placca, per comprendere se la modulazione della calcificazione possa tradursi in un reale beneficio cardiovascolare.
Fonti:
Vossen LM, et al. Two Years of Menaquinone-7 Supplementation and Coronary Artery Calcification: A Randomized Clinical Trial. JAMA Cardiol. 2026 Jun 10:e261279. doi: 10.1001/jamacardio.2026.1279.
https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/article-abstract/2850256
Blaha MJ, Choi S. Coronary Artery Calcium Progression-A Useful Outcome in Clinical Trials? JAMA Cardiol. 2026 Jun 10. doi: 10.1001/jamacardio.2026.1267.
https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/article-abstract/2850257