La Polonia revoca l’Aquila bianca al presidente ucraino Zelensky. Il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha definito la decisione “un errore strategico dal quale trae vantaggio solo Mosca”
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“Ho deciso di revocare l’Ordine dell’Aquila bianca al presidente Zelensky ma questo non è un atto contro il popolo ucraino, che continueremo a sostenere contro l’invasione russa”. È arrivata nella serata di ieri infine la decisione del presidente della Polonia Karol Nawrocki, sulla revoca revoca dell’Ordine dell’Aquila – la massima onorificenza polacca bianca – all’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo a fine maggio ha deciso di intitolare un reparto delle Forze ucraine ‘Eroi dell’Upa’, citando così l’Esercito Insurrezionale ucraino, che la Polonia considera responsabile di “genocidio” e pulizia etnica a danno di decine di migliaia di polacchi tra il 1943 e il 1945. Una mossa che ha incontrato le proteste della Polonia, come ha evidenziato in un video messaggio il capo di Stato polacco: “La decisione delle autorità ucraine di glorificare l’Upa non è solo oltraggiosa, ma anche incomprensibile e profondamente deludente”, non solo perché “almeno 100mila cittadini sono stati assassinati dall’Upa in Volinia, Galizia orientale, nella regione di Lublino e nella regione subcarpatica, solo perché polacchi, ebrei o appartenenti ad altre minoranze”, ma anche perché “dopo l’invasione russa del 2022 i polacchi hanno aperto le loro case a milioni di ucraini” e già “prima della guerra avevamo sostenuto le aspirazioni europeiste dell’Ucraina”.
In Polonia “non ci sono mai stati campi profughi ma case e alberghi”, e “miliardi di sloti sono stati spesi”, anche per “il milione e mezzo di ucraini che ancora risiedono qui”. Nawrocki evidenzia anche che “la Polonia ha ripetutamente segnalato le conseguenze di questa decisione sulle relazioni tra i nostri Paesi” ma “la posizione della parte ucraina non è cambiata”. E aggiunge: “Così come rifiutiamo i simboli del nazismo tedesco e del comunismo sovietico, dobbiamo rifiutare il culto degli autori del massacro della Volinia”. Per questo “ho deciso di revocare l’Ordine dell’Aquila Bianca al presidente dell’Ucraina”. “Non è una decisione contro il popolo ucraino”, assicura, “e continueremo a supportare l’Ucraina perché l’aggressione russa rappresenta un pericolo per la Polonia e l’Europa. Su questo nulla cambierà”, convinto che “nulla favorisce gli interessi del Cremlino più del conflitto tra Polonia e Ucraina”.
SYBIHA (ESTERI): DISPIACE REAZIONE EMOTIVA DI VARSAVIA
Il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha definito la decisione della Polonia di revocare l’Ordine dell’Aquila Bianca al presidente Zelensky “un errore strategico dal quale trae vantaggio solo Mosca”. Dopo l’annuncio di ieri sera del presidente Karol Nawrocki in un video, l’omologo Volodymyr Zelensky non ha rilasciato commenti. I membri del suo governo invece fanno quadrato, rivendicando la scelta di intitolare un reparto militare ucraino all’Upa, una milizia che Varsavia ritiene responsabile di migliaia di uccisioni durante la Seconda guerra mondiale. “Ci rammarichiamo” ha aggiunto Sybiha “che a Varsavia le emozioni abbiano prevalso e abbiano spinto i politici polacchi a compiere passi ingiustificati, impulsivi e irrispettosi non solo nei confronti del presidente Zelensky, ma soprattutto nei confronti dello Stato ucraino” quindi ha annunciato che il presidente rifiuterà la Croce di Commendatore dell’Ordine al Merito, conferitagli nel 2022 dall’ex presidente polacco Andrzej Duda.
Dall’inizio della disputa, Sybiha aveva assicurato che i soldati ucraini che avevano richiesto il titolo di “Eroi dell’Upa” non avessero “assolutamente alcuna intenzione anti-polacca” ma si trattava di “onorare coloro che, analogamente molti anni fa, combatterono contro l’imperialismo”. Nel frattempo anche Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente, annuncia che rinuncerà alla croce d’oro dell’Ordine al merito della Polonia, ricevuta l’anno scorso, affermando: “Non posso restare a guardare mentre il volano dell’odio viene irragionevolmente e artificialmente azionato contro i nostri cittadini”. Da anni la Polonia chiede a Kiev di riconoscere le stragi di villaggi polacchi commesse tra il 1943 e il 1945 e di collaborare per restituire i corpi delle vittime, che gli storici polacchi stimano tra le 60mila e le 100mila.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)