Banda della Uno Bianca e possibili legami con gli 007, il Copasir apre un fascicolo


Uno Bianca e possibili legami con gli 007, il Copasir apre un fascicolo. Ma il Pm che li catturò: “Nessuno dietro la banda”

uno bianca

Il Copasir apre un ‘fascicolo’ sulle vicende della banda della Uno bianca. Il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Lorenzo Guerini, ha scritto al deputato bolognese dem Andrea De Maria per informarlo del fatto che il Comitato “ha convenuto di procedere all’acquisizione di ogni utile elemento di informazione da parte dei componenti organi istituzionali, a seguito delle dichiarazioni di Roberto Savi su presunti legami fra la banda della Uno bianca e settori dei servizi di informazione”. Lo rende noto oggi lo stesso De Maria che aveva sollecitato in questo senso il Copasir lo scorso 6 maggio.
“Voglio ringraziare il presidente Guerini e tutto il Comitato per questa decisione, che testimonia serietà e rigore istituzionale. Una decisione molto importante per sostenere la ricerca di tutta la verità sulla banda della Una bianca. Lo dobbiamo alle vittime, ai loro familiari, alla nostra Democrazia”, afferma De Maria.

Il deputato del Pd si era attivato verso il Copasir dopo le parole di Roberto Savi a ‘Belve crime’. De Maria sollecitò “una verifica della documentazione eventualmente in possesso dei servizi segreti, a fronte delle dichiarazioni di Roberto Savi. Dichiarazioni che prospettano coperture di settori dei servizi segreti del Paese alle azioni criminali della banda della Uno bianca, alcune delle quali sarebbero state loro commissionate da esponenti di quei settori dei servizi”.
Savi ha parlato, tra le altre cose, di alcuni personaggi che avrebbero garantito alla banda una copertura dalle indagini e affermato che il vero scopo della rapina all’armeria di via Volturno era eliminare l’ex Carabiniere Pietro Capolungo. “Si tratta di notizie inquietanti che non si possono sottovalutare.
Certamente la magistratura agirà per verificarne l’attendibilità ma mi è sembrato importante chiedere al Copasir di assumere una propria iniziativa”, affermò De Maria.

IL PM CHE ARRESTÒ I SAVI: “NESSUNO AIUTÒ LA BANDA”

Sul nuovo clamore mediatico che di fatto ha riaperto il caso della Uno Bianca, ha parlato chi di quel giallo se ne è occupato anni fa, portando all’arresto dei fratelli Roberto e Fabio Savi nel 1994. Il pm Daniele Paci, che coordinò le indagini dell’epoca, è intervenuto ieri sera, giovedì 18 giugno, al convegno organizzato dal Comune di Rimini dal titolo “Uno Bianca, Memoria e Verità” e moderato da Agnese Pini, direttrice del gruppo Qn. Il magistrato, rispetto alle nuove ipotesi è scettico: non crede affatto alle nuove rivelazioni di Roberto Savi.

“UCCISERO PER NON LASCIARE TESTIMONI, PER PURA BANALITÀ”

Per i componenti della Uno Bianca “Tanta gente – sostiene Paci – è stata uccisa perché i Savi avevano semplicemente il timore di venire riconosciuti. Dal loro punto di vista, non potevano lasciare testimoni e tantissimi sono morti proprio per questa ragione”. In quei sette anni in cui, dal 1987-1994, una scia di sangue ha attraversato Emilia, Romagna e Marche, uccidendo 24 persone e ferendone 129. “Capisco le vittime che non si rassegnano a questa banalità del male – commenta così le nuove ipotesi – Non si rassegnano che un padre o un figlio, un parente sia stato ucciso per ragioni così banali. Lo capisco davvero, ma purtroppo io sono convinto che le cose siano andate così”.

“ABBIAMO APPURATO LA VERITÀ, BENE TENERSELA STRETTA”

Insomma, nessuna spy story, solo pura crudeltà, sostiene il magistrato, c’è dietro ai crimini della banda della Uno Bianca. “Quando noi abbiamo accertato una verità, come credo in questo caso, non occorre instillare il mistero”, si dice convinto il magistrato. “Poi vedremo cosa scopriranno i colleghi di Bologna- dice riferendosi al lavoro portato avanti ora dai Pm di Bologna che hanno sentito i Savi proprio in questi giorni- ma io sono convinto che non ci siano altre persone dietro la banda e che quando si arriva a una verità così è bene tenersela stretta”, ha concluso Paci.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)