Nelle rocce della Sicilia Sud-orientale una risposta al clima: tre aree ad alto potenziale per lo stoccaggio mineralogico della CO2
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La Sicilia sud-orientale possiede le caratteristiche geologiche, logistiche e industriali per diventare uno dei principali poli del Mediterraneo per lo stoccaggio permanente dell’anidride carbonica. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igg), in collaborazione con Carbfix e Università di Pisa, pubblicato sulla rivista International Journal of Greenhouse Gas Control.
La ricerca ha individuato tre aree particolarmente promettenti per l’applicazione delle tecnologie di Carbon Capture and Mineral Storage (CCMS): la zona di Palagonia, l’area di Portopalo di Capo Passero e la Piana di Catania. Qui la presenza di rocce basaltiche idonee alla mineralizzazione della CO? si combina con condizioni geologiche favorevoli, disponibilità di risorse idriche e vicinanza a importanti poli industriali emissivi.
«I risultati mostrano come il patrimonio geologico della Sicilia possa offrire un contributo concreto alle strategie di decarbonizzazione», spiega Chiara Boschi, ricercatrice del Cnr-Igg e coautrice dello studio. «La presenza di estese formazioni basaltiche, unite alla vicinanza di importanti poli industriali e infrastrutture strategiche, rende alcune aree dell’isola particolarmente interessanti per lo sviluppo futuro di progetti di stoccaggio minerale della CO2. Si tratta di una risorsa naturale che potrebbe contribuire in modo significativo alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio».
Tra le aree analizzate, la Piana di Catania emerge come quella con il maggiore potenziale. Le stime preliminari indicano infatti una enorme capacità teorica di stoccaggio, di miliardi di tonnellate di CO2. A rendere particolarmente strategico questo settore non sono soltanto le dimensioni del potenziale serbatoio geologico, ma anche la vicinanza sia alla costa sia a importanti sorgenti emissive, elementi che potrebbero favorire l’implementazione di future infrastrutture di cattura e stoccaggio del carbonio.
Anche le aree di Palagonia e Portopalo di Capo Passero mostrano prospettive significative, con capacità teoriche comprese tra alcune decine a centinaia di milioni di tonnellate di CO2. Nel caso di Portopalo, la posizione costiera rappresenta un vantaggio per l’utilizzo dell’acqua marina nei processi di mineralizzazione, mentre Palagonia potrebbe offrire opportunità interessanti per futuri sistemi di rimozione diretta della CO2 dall’atmosfera.
Lo studio si concentra sulla tecnologia di Carbon Capture and Mineral Storage, che consente di trasformare l’anidride carbonica in minerali carbonatici stabili attraverso la sua reazione con rocce basaltiche ricche di calcio, magnesio e ferro. A differenza di altre forme di stoccaggio geologico, la CO2 è così immobilizzata in modo permanente, eliminando il potenziale rischio di rilascio nell’atmosfera nel lungo periodo.
Per individuare le aree più promettenti, il gruppo di ricerca ha sviluppato un innovativo workflow di analisi multicriterio in ambiente GIS, integrando dati geologici, geofisici, ambientali e infrastrutturali. La metodologia ha consentito di costruire una mappa di favorevolezza per lo stoccaggio mineralogico della CO2 per il territorio siciliano.
«Uno degli aspetti più innovativi dello studio è proprio il workflow sviluppato dal gruppo di ricerca», aggiunge Eugenio Trumpy, ricercatore del Cnr-Igg e coautore del lavoro. «La metodologia integra informazioni geologiche, geofisiche, ambientali e logistiche in un unico sistema di supporto alle decisioni. Grazie alla sua struttura modulare, può essere facilmente trasferita ad altri contesti geografici, contribuendo ad accelerare l’individuazione di siti adatti alla mineralizzazione della CO2 in diverse aree del mondo».
La ricerca è stata realizzata in collaborazione con Carbfix, azienda islandese pioniera nelle tecnologie di mineralizzazione della CO2 e protagonista di alcuni dei più avanzati progetti internazionali nel settore. L’esperienza maturata in Islanda, dove oltre il 95% della CO2 iniettata è trasformata in minerali stabili in meno di due anni, ha rappresentato un importante riferimento scientifico per il lavoro. Lo studio consolida, inoltre, una collaborazione tra CNR e Carbfix recentemente rafforzata da un accordo quinquennale dedicato allo sviluppo delle tecnologie CCMS in Italia.
Secondo il gruppo di ricerca, la combinazione tra vaste formazioni basaltiche, presenza di grandi impianti industriali e posizione strategica nel Mediterraneo potrebbe fare della Sicilia un territorio di riferimento per lo sviluppo di tecnologie innovative di decarbonizzazione. Oltre a fornire nuove opportunità per la riduzione delle emissioni industriali, tali soluzioni potrebbero contribuire alla nascita di una filiera tecnologica dedicata allo stoccaggio permanente del carbonio, in linea con gli obiettivi climatici europei.