Avvelenate con la ricina: un’amica della famiglia Di Vita sarebbe stata reticente e non avrebbe raccontato agli inquirenti una serie di tensioni interne alla famiglia di Pietracatella
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Nel corso delle diverse audizioni effettuate in Questura, non avrebbe detto agli inquirenti quello che sapeva a proposito delle tensioni che c’era all’interno della famiglia Di Vita: per questo motivo un’amica stretta della famiglia Di Vita – la famiglia di Pietracatella dove madre e figlia Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono state avvelenate con la ricina nei giorni di Natale 02025 sarebbe ora indagata per favoreggiamento. La donna, che in questi mesi dopo la morte di madre e figlia è stata ascoltata tre volte in Questura, davanti agli inquirenti ha sempre negato l’esistenza di tensioni all’interno della famiglia. Ora, però, gli investigatori avrebbero la prova che invece questa persona sapeva bene che negli ultimi tempi c’erano stati attriti e litigi in famiglia. Eppure non ha detto nulla. Voleva proteggere qualcuno? O semplicemente non voleva rivelare l’esistenza di litigi?
Questa persona – un’amica di famiglia che conosceva bene tutti i membri della famiglia – non sarebbe l’unica che nei sei mesi di indagini ha preferito non parlare agli investigatori dell’aria che si respirava in casa Di Vita. Ne ha parlato la trasmissione Dentro la notizia, secondo la quale gli inquirenti in questi mesi si sarebbero trovati più volte davanti a testimoni reticenti, o comunque poco loquaci nel raccontare dettagli ed episodi che poi però sono venuti alla luce ugualmente. Alcuni amici di famiglia avrebbero infatti parlato di una serie di discussioni familiari che gli inquirenti ritengono importanti. Il Gazzettino scrive di “grosse crepe tra i familiari”, che potrebbero essere all’origine del duplice omicidio. Insomma, dentro casa Di Vita non ci sarebbe stata una situazione ideale di ‘famiglia perfetta’ come invece è stato fatto credere per molti mesi.
Intanto, anche oggi proseguono in Questura a Campobasso gli interrogatori di conoscenti della famiglia. La prossima settimana dovrebbe essere ascoltata ancora una volta Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Stando a quanto scrive Il Messaggero, al momento ci sarebbero in particolare quattro persone sospettate dagli inquirenti. Gli inquirenti potrebbero decidere di fare anche un nuovo soprallugo nella casa di famiglia, sotto sequestro dal 28 dicembre. L’esito delle autopsie sui corpi delle due vittime è atteso entro una ventina di giorni, mentre la consulenza sul cellulare di Alice e sugli altri dispositivi sequestrati arriverà a fine luglio.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)