SpaceX ha chiuso la giornata d’esordio a Wall Street con una capitalizzazione di mercato superiore a 2 trilioni di dollari. Musk da solo vale come il Pil della Svizzera
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L’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, è ora il primo “trillionaire” della storia dell’umanità: il primo con un patrimonio di oltre mille miliardi di dollari. Musk cioé vale da solo più o meno come il PIL della Svizzera. SpaceX ha chiuso la giornata d’esordio a Wall Street con una capitalizzazione di mercato superiore a 2 trilioni di dollari.
“Il motivo numero 1.000.000.000.000 per cui dovremmo tassare i ricchi”, ha commentato su sul suo (di Musk) X il sindaco di New York Zohran Mamdani. La senatrice Elizabeth Warren ha scritto che una famiglia media statunitense dovrebbe lavorare più di 11 milioni di anni per raggiungere quel livello di ricchezza.
Nel mondo ci sono almeno 3.300 miliardari, di cui oltre 900 solo negli Stati Uniti, ma nessuno aveva mai superato la barriera dei mille miliardi. E’ una crepa storica, la cui portata è avvicinabile a quella del 29 settembre 1916 – scrive il New York Times – quando John D. Rockefeller, il magnate del petrolio dell’Età dell’Oro, divenne il primo miliardario in America e al mondo. Un miliardo di dollari nel 1916 equivale a più di 30 miliardi di dollari di oggi. Circa 100 anni prima di Rockefeller, John Jacob Astor, che aveva fatto fortuna nel settore immobiliare di New York, divenne il primo milionario d’America, all’incirca intorno al 1820.
Venticinque anni fa, quando Elon Musk annunciò a un gruppo di esperti spaziali riuniti in un hotel di Santa Monica di voler costruire un razzo, nessuno gli credette. Erano in dodici, convocati appositamente per dissuaderlo: i costi erano proibitivi, la logica economica inesistente. Musk non li ascoltò. Venticinque anni dopo ha debuttato in borsa con la più grande IPO della storia. Una valutazione da duemila miliardi di dollari, centinaia di razzi lanciati, una rete internet satellitare globale – Starlink – e il controllo di fatto sull’industria spaziale privata.
I primi anni di SpaceX furono un’alternanza di disastri e recuperi. I primi tre lanci del Falcon 1, dalle Isole Marshall, fallirono. Al quarto tentativo, nel settembre 2008, il razzo raggiunse l’orbita. Poco dopo arrivarono i contratti NASA per il Falcon 9 e la capsula Dragon, prima per il trasporto merci alla Stazione Spaziale Internazionale, poi per gli astronauti. Tariffe di lancio competitive, capacità produttiva elevata, scalabilità rapida: SpaceX prese progressivamente il controllo del mercato.
Il vero salto di scala è arrivato con Starlink, avviato nel 2019: il primo progetto dell’azienda a non incontrare ostacoli strutturali. Oggi è il motore economico principale di tutta la compagnia. L’obiettivo finale, Marte, resta sullo sfondo: Musk continua a promettere scadenze che slittano, la NASA parla di metà anni Trenta nel migliore dei casi, e il dodicesimo volo di prova di Starship si è concluso a maggio con risultati parziali. Ma l’infrastruttura che SpaceX sta costruendo esiste, funziona e vale duemila miliardi di dollari.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)