Melanoma: il vaccino a mRNA taglia del 49% il rischio di recidiva a 5 anni


Ascierto: “Giro di boa atteso, presto i dati dello studio in corso in Italia”

Melanoma resecato avanzato e metastasi cerebrali: nell'ultimo anno la Fondazione NIBIT ha sviluppato 6 studi clinici, tutti coordinati dal CIO dell'Azienda ospedaliero-universitaria Senese

Non è più solo una promessa, ma una realtà clinica consolidata nel tempo: i risultati a 5 anni dello studio di Fase 2b KEYNOTE-942 confermano la solidità e la tenuta nel tempo del vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma. I dati, presentati dai ricercatori della NYU Langone Health al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago, e pubblicati in contemporanea sul Journal of Clinical Oncology, certificano un traguardo straordinario: la combinazione del vaccino anti-cancro personalizzato (intismeran) e dell’immunoterapia standard (pembrolizumab) riduce del 49% il rischio di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia nei pazienti con melanoma ad alto rischio. In Italia, così come in altre parti del mondo, è in corso lo studio di fase 3, avviato per primo all’Istituto Pascale di Napoli da Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus.

“I risultati presentati all’ASCO confermano che la strada intrapresa con il vaccino a mRNA è quella giusta e che l’efficacia della combinazione con l’immunoterapia si mantiene costante nel tempo – commenta Ascierto -. Ridurre del 49% il rischio di recidiva e del 59% quello di metastasi a distanza a cinque anni apre prospettive cliniche importantissime per il futuro dei pazienti ad alto rischio”.

Lo studio ha coinvolto 157 pazienti con melanoma operati, divisi in due gruppi per valutare l’efficacia della terapia adiuvante (post-chirurgica). “A cinque anni dall’intervento, il 68,8% dei pazienti trattati con l’accoppiata vaccino più immunoterapia è completamente libero da tumore, contro il 49,1% di chi ha ricevuto solo l’immunoterapia – riferisce Ascierto -. Inoltre, la combinazione ha ridotto del 59% il rischio che il melanoma si diffonda in altri organi del corpo. Ma il dato forse più impressionante è che il 92,2% dei pazienti del gruppo vaccino è vivo a cinque anni, rispetto al 71,3% del gruppo di controllo”.

Il segreto del successo del vaccino anti-cancro testato risiede nella personalizzazione assoluta.

“Non si tratta di un vaccino preventivo tradizionale, ma di una terapia creata ‘su misura’ per ogni singolo paziente – spiega Ascierto -. Attraverso l’analisi del tumore rimosso chirurgicamente, sono stati identificati fino a 34 neoantigeni, ovvero le ‘firme’ proteiche specifiche ed esclusive di quel determinato melanoma. Sulla base di queste informazioni, è stato sintetizzato un filamento di mRNA che, una volta iniettato, istruisce i linfociti T, cioè i soldati del sistema immunitario, a riconoscere e distruggere qualsiasi cellula tumorale residua che tenti di nascondersi o riprodursi”. L’immunoterapia con pembrolizumab toglie il “freno” al sistema immunitario che il tumore usa per difendersi; il vaccino intismeran, invece, fornisce ai linfociti T l’identikit esatto del bersaglio da colpire.

I risultati dello studio aprono le porte a una nuova era della medicina oncologica. “La sicurezza del trattamento è ormai comprovata, con effetti collaterali assolutamente gestibili e sovrapponibili a quelli di una normale reazione influenzale – conclude Ascierto -. La sperimentazione internazionale di Fase 3 è già in corso e vede l’Italia fortemente protagonista. Ma la vera notizia è che questo approccio fa da apripista: la tecnologia dell’mRNA applicata ai tumori ad alto tasso di mutazione, come il melanoma, sta già venendo testata con successo anche per il tumore al polmone e altre neoplasie difficili da trattare. Siamo di fronte a un potenziale cambio di paradigma: se i dati della Fase 3 confermeranno questi trend, la medicina di precisione diventerà uno standard terapeutico consolidato per queste patologie”.