Ippolita Avalli torna in libreria con il romanzo storico «Il figlio del Papa». Il fascino tragico e magnetico di Cesare Borgia (Mursia). Dal 15 giugno
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Costretto alla tonaca quando avrebbe voluto impugnare una spada, Cesare Borgia non è nato per obbedire, ma per conquistare. Dalle stanze dorate del Vaticano ai campi insanguinati della Romagna, la sua ascesa è fulminea, con l’ambizione di unire l’Italia sotto un’unica corona. Ma il potere ha un prezzo. Mentre la madre Vannozza lo vede consumarsi nella smania e Lucrezia, la sorella adorata, ne condivide splendori e ombre, il sogno di dominio si trasforma in una corsa contro il destino. Un grande romanzo in cui tradimenti, alleanze, passioni brucianti e rovinose cadute scandiscono la vita di un uomo deciso a essere sovrano di se stesso, anche a costo di perdere tutto. Cesare Borgia emerge come una figura tragica e magnetica: un principe che ha usato il crimine come strumento politico, un legislatore illuminato che ha cercato di portare ordine nel caos dei piccoli tiranni italiani, ma che alla fine è rimasto vittima della sua stessa ambizione e del rapido volgere della sorte. È il ritratto di un uomo che, in soli trentun anni di vita, è riuscito a terrorizzare e affascinare un’intera epoca.
Dichiara l’Autrice: “Ho incontrato Cesare Borgia a Palazzo Venezia in Roma nella mostra ‘Armi e potere nell’Europa del Rinascimento’. Le incisioni sulla sua preziosissima spada da parata decise a ventitre anni, davano al mondo l’immagine di chi sarebbe stato: un genio dell’azione, dell’astuzia e dell’inganno con la capacità di sapersi mutare nell’esatto contrario. Come accade con le star contemporanee, impossibile non subirne il fascino.”
Incipit: Nel suo trattato politico Il Principe un ammirato Niccolò Machiavelli ha preso Cesare Borgia come modello per la conquista di un nuovo principato grazie alle armi e alle fortune altrui. Il testo di Machiavelli non ebbe successo e il Valentino, secondogenito di papa Alessandro VI, cardinale e in seguito duca di Romagna, fu bollato come despota e assassino incestuoso già dal suo primo biografo, lo storico Tomaso Tomasi nel suo Vita del duca Valentino pubblicato nel 1655. E tanto forte è la seduzione esercitata sugli esseri umani dal male e dai “cattivi” da fissarsi così nell’immaginario collettivo. Si diceva che a venticinque anni Cesare fosse “tale che la sua sola persona bastava a destar rumore in tutta Italia” e “che teneva tra le mani la pace e la guerra” ma a trentun anni e mezzo cadde (o volle cadere?) in un’imboscata durante l’assedio di Viana, una cittadella sconosciuta nell’allora irrilevante regno di Navarra. Cesare fu dunque un’anima nera che usò il crimine e la sopraffazione in nome del diritto del più forte come fa sempre chi esercita il potere? O fu il Giusto, il Generoso, l’illuminato Legislatore, l’Eliminatore dei tiranni come amava definirsi?
Ippolita Avalli (Milano, 1949) vive a Roma. Ha scritto su testate come «Vanity Fair», «Il Manifesto», «TuStyle» e per teatro e cinema, collaborando, tra l’altro, alla sceneggiatura dellaCittà delle donnedi Federico Fellini. Ha pubblicato i romanzi: Aspettando Ketty (Feltrinelli, 1982),L’infedele(Rizzoli, 1988),Non voglio farti male(Garzanti, 1991),Amami(Baldini & Castoldi, 1999),La dea dei baci(Baldini e Castoldi, 1997, finalista al Premio Strega),Nascere non basta(Feltrinelli, 2003),Mi manchi (Feltrinelli, 2008), Il nascondiglio della farfalla (Mondadori, 2014), La neve cade sui vostri peccati (Piemme, 2019)