Corona a Palazzo Chigi da Meloni: in scena la prima udienza per l’accusa di diffamazione


Il processo che vede protagonista Corona, denunciato nel 2023 dalla Premier, si sposta nella sede di Governo

fabrizio corona

“Da Catania arriva una voce. La premier avrebbe un legame affettivo con uno dei nuovi politici rampanti dell’Isola. Bello, bravo e in gran carriera. E se fosse proprio lui ad aver riportato l’amore nel cuore spezzato della premier?”: uso del condizionale e punto interrogativo, ma comunque erano queste parole strillate e piovute sulla testa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’ottobre 2023, periodo burrascoso per la sua vita affettiva e personale. Infatti, dopo una relazione di dieci anni, aveva da poco ‘rotto’ con il giornalista Mediaset Andrea Giambruno.

LA DENUNCIA DI DIFFAMAZIONEDI COSA SI TRATTA

E insomma, dopo tutto ciò, la premier si è vista pure al centro del gossip, tirata in ballo da niente meno che dal re del gossip, Fabrizio Corona che, attraverso il suo sito di allora Dillingernews.it, su un articolo firmato semplicemente ‘redazione’, alludeva a una presunta relazione tra Meloni e Manlio Messina, ex deputato siciliano di Fratelli d’Italia, con tanto di reportage fotografico (per lo più fatto di selfie tra i due piuttosto anonimi). La premier non lasciò correre certe illazioni sulla sua vita privata e denunciò Corona e il direttore responsabile del sito, il giornalista Luca Arnau.

LA TRASFERTA DI GIUDICE, PM E AVVOCATI: PERCHÉ

Ora, a distanza di tre anni si apre il processo proprio su quella denuncia di diffamazione e la prima udienza avverrà niente meno che a Palazzo Chigi. Insomma, giudice cancelliere, pm e i team dei legali della premier, di Corona e di Arnau, così come i legali dell’altro denunciante, Malio Messina, sono attesi precisamente alle 12 di giovedì 21 maggio a Palazzo Chigi. Lo stesso Corona è chiamato a rispondere alle domande del pm, così come la premier dovrà essere interrogata dal difensore del re dei paparazzi, l’ormai noto avvocato Ivano Chiesa.

“La videoconferenza della teste non è stata accettata (come sua facoltà) dall’imputato, e la premier ha allora esercitato l’altrettanto propria facoltà di chiedere l’audizione non in Tribunale a Milano, ma nella sede di governo”, fa sapere il Corriere della Sera, motivando il perché di questa trasferta processuale.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)