Dermatite atopica: nuovi dati su lebrikizumab negli adolescenti


Dermatite atopica, con lebrikizumab controllo della malattia duraturo fino a 4 anni negli adolescenti

Negli adulti affetti da dermatite atopica da moderata a grave l'anticorpo monoclonale sperimentale amlitelimab ha migliorato significativamente i segni e i sintomi della malattia

Nei pazienti adolescenti con dermatite atopica moderata-grave l’inibizione selettiva della IL-13 con lebrikizumab consente un controllo sostenuto della malattia, con alti tassi di clearance cutanea e riduzione del prurito mantenuti fino a 4 anni, come evidenziato dai dati a lungo termine dello studio ADlong presentati all’American Academy of Dermatology (AAD) 2026.

La dermatite atopica moderata-grave rimane caratterizzata da un bisogno clinico insoddisfatto, soprattutto nei pazienti che presentano riacutizzazioni imprevedibili e prurito persistente non adeguatamente controllato dalle terapie sintomatiche. In questo scenario si inserisce lebrikizumab, progettato per inibire in modo selettivo l’interleuchina-13 (IL-13), una citochina chiave della risposta infiammatoria di tipo 2 coinvolta nella fisiopatologia della malattia. Il blocco del segnale IL-13 agisce sui driver centrali della patologia, tra cui la disfunzione della barriera epidermica, l’ispessimento cutaneo, il prurito cronico e la maggiore suscettibilità alle infezioni, con l’obiettivo di modificare in modo più profondo e duraturo la storia clinica rispetto al semplice controllo sintomatico.

Come sottolineato da Emma Guttman-Yassky, professoressa di dermatologia e immunologia, Icahn School of Medicine al Mount Sinai, New York, persiste un’esigenza terapeutica rilevante per opzioni che vadano oltre il sollievo dei sintomi e intervengano sui meccanismi patogenetici sottostanti.

Disegno dello studio ADlong 
L’efficacia e la sicurezza di lebrikizumab sono state valutate nello studio Adlong, con un regime di 250 mg ogni 4 settimane per una durata complessiva di 108 settimane. La popolazione analizzata comprendeva adolescenti tra 12 e 17 anni (peso ≥40 kg) che avevano completato gli studi registrativi precedenti e le estensioni (ADjoin, ADore, ADhere, ADvocate 1 e 2), quindi una coorte con un’esposizione prolungata al farmaco.

Nella presente analisi, 174 pazienti hanno ricevuto lebrikizumab 250 mg ogni 4 settimane indipendentemente dal precedente schema posologico (Q2W o Q4W). Il regime approvato prevede una fase iniziale di induzione ogni 2 settimane per circa 4 mesi, seguita da mantenimento mensile, con possibilità di intensificazione temporanea (Q2W) nei pazienti con risposta inferiore a EASI-50.

Mantenimento della risposta e rilevanza clinica
I risultati mostrano che una quota sostanziale di pazienti ha mantenuto nel tempo livelli elevati di controllo della malattia. In particolare, i risultati osservati fino a 4 anni di trattamento continuativo indicano che il 94% dei soggetti ha raggiunto la risposta EASI-75, il 75% l’EASI-90 e il 68% un punteggio IGA pari a 0 o 1 (cute libera o quasi libera da lesioni).

Parallelamente, il 78% dei pazienti ha ottenuto un punteggio del prurito sui scala numerica (Pruritus NRS) ≤4 , evidenziando un beneficio clinicamente rilevante sul sintomo più impattante della malattia.

Questi risultati sono stati ottenuti prevalentemente in monoterapia, in quanto il 77% dei partecipanti non ha richiesto trattamenti concomitanti sistemici o topici. Inoltre, circa l’80% ha mantenuto il controllo della malattia senza ricorrere a corticosteroidi topici, suggerendo un potenziale ruolo di lebrikizumab come terapia di mantenimento autonoma.

L’efficacia si è dimostrata sostenuta anche con un regime semplificato: circa l’80% dei pazienti ha mantenuto la risposta clinica con somministrazione mensile, rafforzando l’evidenza che intervalli di dosaggio estesi possono essere sufficienti per garantire il controllo a lungo termine.

Sicurezza e tollerabilità
Il profilo di sicurezza osservato è risultato coerente con quanto già noto per lebrikizumab nel primo anno dello studio ADlong, senza nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi emergenti dal trattamento sono stati prevalentemente di grado lieve o moderato e non hanno determinato interruzioni della terapia. I più frequenti sono stati congiuntivite nel 6,9% dei pazienti e reazioni nel sito di iniezione nello 0,6%, confermando una tollerabilità complessivamente favorevole anche nel lungo periodo.

Interpretazione clinica e prospettive
Questi risultati consolidano il ruolo dell’inibizione della IL-13 come strategia terapeutica capace di offrire un controllo duraturo della dermatite atopica moderata-grave. La combinazione di elevati tassi di risposta, mantenimento fino a 4 anni, possibilità di monoterapia e regime mensile rende lebrikizumab un’opzione particolarmente interessante nella gestione a lungo termine.

Lo studio ADlong è tuttora in corso, con un ulteriore anno di follow-up previsto, elemento che potrà fornire informazioni ancora più robuste sulla sostenibilità dell’efficacia e sulla sicurezza nel lungo termine.

Referenze

Weidinger S, et al. Efficacy and Safety of Lebrikizumab is Maintained up to 4 Years in Patients With Moderate-to-Severe Atopic Dermatitis: first year of ADlong Long-Term Extension Trial. Poster presented at: 2026 American Academy of Dermatology Annual Meeting; March 27–31, 2026; Denver, CO.