Madre e figlia avvelenate a Pietracatella, la criminologa Bruzzone ospite di Quarto Grado ha messo in dubbio che nel corpo delle due donne sia stata realmente trovata la ricina
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La ricina dovrebbe provocare la necrosi dei tessuti, ma nel corpo di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Viata questo si sarebbe verificato solo in parte: continuano a circolare interrogativi, ipotesi e dubbi sul giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove nei giorni immediatamente successivi a Natale madre e figlia sono morte in circostanze misteriose. Gli esami del sangue di tipo tossicologico, un paio di settimane fa, hanno fatto emergere la presenza di questa sostanza che si chiama ricina ed è un potente veleno, una tossina con effetti devastanti e irreversibili anche in piccole quantità. Prima di questa svolta, che ha fatto ripartire le indagini a tutto campo, si era pensato che a uccidere la 50enne e la figlia di 15 anni fosse stata un’intossicazione alimentare, tant’è che erano stati indagati per omicidio colposo cinque medici dell’ospedale di Campobasso.
La svolta è arrivata con gli esami tossicologici che hanno rivelato la presenza della ricina: sono stati eseguiti al centro antiveleni di Pavia e poi sono state ripetute, per verifica, in Svizzera e negli Stati Uniti. Ieri, però, durante la puntata di Quarto Grado andata in onda su Rete 4, l’ipotesi della ricina è stata messa in dubbio dalla criminologa Roberta Bruzzone, che ha spiegato la questione degli effetti sui tessuti.
Secondo la criminologa, non ci sarebbe ancora certezza che la tossina riscontrata nel corpo delle due donne sia proprio la ricina. E secondo lei l’assenza di necrosi sui tessuti sarebbe un dato anomalo, se effettivamente fosse stata impiegata la ricina. Il risultato completo delle autopsia impiegherà ancora del tempo ad arrivare i periti dovrebbero concludere il loro lavoro entro la fine di aprile.
Nei giorni scorsi, sono stati ascoltati in Procura a lungo (per 10 ore) il marito di Antonella e padre di Sara, Gianni Di Vita, che nei giorni dopo Natale disse di avere anche lui strani sintomi di malessere ma poi non ebbe nessun esito clinico, e la figlia 19enne Alice, che non mangiò a casa la sera identificata come quella ‘incriminata’, il 23 dicembre, dove è possibile che la 50enne e la 15enne abbiano ingerito qualcosa di contaminato. Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, davanti agli inquirenti ha detto di non ricordare cosa avessero mangiato quella sera, ma non ricordava nemmeno nei giorni immediatamente successivi, quando le indagini vennero avviate. Di Vita, due giorni dopo questa audizione fiume, ha cambiato avvocato: il suo legale Arturo Messere, penalista di grande esperienza e molto noto in Molise, ha deciso di rinunciare all’incarico. E lui, poche ore dopo, ha nominato come avvocato un compagno di partito e amico di lunga data, Vittorino Facciolla. Il Corriere racconta che Messere ha lasciato l’incarico con sarcasmo e polemica, lasciandosi andare a questo commento: “Sono un uomo, non un quaquaraquà”. Forse tra i due non c’era sintonia sui prossimi passi.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)