No fondi per doc su Regeni. Giuli: “Il ministero non può intervenire”, autori: “Più competenze nella commissione”


Intanto ieri Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti avevano rinunciato al loro incarico presso il MIC

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo

Saltano i finanziamenti pubblici per il documentario su Giulio Regeni: la pellicola del regista Simone Manetti, che raccontava la drammatica storia del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto all’inizio del 2016, non ha passato le selezioni da parte di due commissioni all’interno del ministero della Cultura incaricate di assegnare i fondi per il settore cinematografico. Ne sono stati finanziati 35, in totale, mentre il doc su Regeni si è piazzato al primo posto degli esclusi, al 36esimo posto. Ha ottenuto un punteggio basso sul criterio della “qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto”, appena 66 punti (quando il minimo è 80). Il documentario su Giulio Regeni, intitolato Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è stato prodotto da Ganesh Produzioni e da Fandango per un costo complessivo di 381mila euro. I finanziamenti richiesti erano per 131mila euro. Il Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare (con prima firmataria Elly Schlein) per avere spiegazioni dal ministro Alessandro Giuli.

Intanto ieri Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti avevano rinunciato al loro incarico presso il MIC. 

Autori: “Servono competenze specifiche e consolidate per stare dentro la commissione”

“Il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF nell’esaminare le graduatorie pubblicate dal MIC dei progetti che hanno presentato richiesta di contributo selettivo per la prima sessione dell’annualità 2026 ha constatato con sorpresa l’esclusione dal finanziamento di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico. Lungi da noi entrare nel merito delle singole valutazioni, o mettere a confronto i progetti esclusi con quelli selezionati, riteniamo tuttavia legittimo esprimere una valutazione su un’opera che, per i ritardi del Mic nello svolgimento delle procedure, è già stata realizzata e resa pubblica in numerosi festival, come il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti”. È quanto si legge in una nota delle sigle.

“La quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale del film, riconoscendolo come un’opera necessaria per mantenere alta l’attenzione sul caso Regeni e sulle responsabilità ancora irrisolte. Numerosi osservatori ne hanno inoltre sottolineato il coraggio nell’affrontare un tema tuttora aperto e sensibile per l’opinione pubblica, attribuendogli una significativa funzione di memoria pubblica e di denuncia. Alla luce di queste considerazioni, la decisione di escludere l’opera dal finanziamento ci appare difficile da comprendere e particolarmente penalizzante per il regista e la produzione. Più in generale – si legge ancora – si pone una questione che riteniamo non più eludibile: quella delle competenze richieste a chi è chiamato a valutare e assegnare risorse pubbliche così rilevanti. La lettura e la valutazione di una sceneggiatura, così come il giudizio su un’opera documentaristica complessa, richiedono competenze specifiche e consolidate“.

alessandro giuli

La risposta del ministro Giuli

Non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire”. Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rispondendo al Question time alla Camera sui fondi negati dalle commissioni Mic al documentario su Giulio Regeni. “Il ministro della Cultura per legge non può esercitare alcuna influenza né a monte, nella formazione dei giudizi, né a valle, sulle scelte fatte. Ed è giusto perché è garanzia di imparzialità”.

Il ministro ha spiegato che “attribuire al ministero della cultura una volontà di censura o un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento e il tragico caso di Giulio Regeni, confermo e sottolineo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi da qualunque prodotto autovisivo ben fatto o no”. E ancora: “Faccio mie le parole del presidente del Consiglio, il quale ha ribadito che il governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso Giulio Regeni”, ha affermato Giuli.

“Nel caso del documentario Giulio Regeni tutto il male del mondo, una prima domanda di contributo selettivo è stata presentata nel 2024 e non ha ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando. Una nuova domanda per il medesimo importo è stata poi presentata nel 2025 e anche in questo caso il progetto non ha raggiunto il punteggio minimo richiesto per l’assegnazione del contributo. È significativo che il progetto sia stato valutato in due animalità diverse e da sezioni diverse della commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che non condivido sul piano ideale e morale, ma non è una scelta politica”, ha spiegato il ministro della Cultura. “Va inoltre osservato che a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024 non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa e procedurale”.

agnesepriorelli

Giornalista