Amnesty: “Iran recluta bambini soldato anche di soli 12 anni”


Amnesty International ha denunciato che le autorità iraniane stanno calpestando i diritti dei bambini e commettendo una grave violazione del diritto internazionale

UNICEF: quasi 900 bambini soldato, tra cui 106 ragazze, rilasciati da gruppi armati nel Nord-Est della Nigeria

Amnesty International ha denunciato che le autorità iraniane stanno calpestando i diritti dei bambini e commettendo una grave violazione del diritto internazionale umanitario equivalente a un crimine di guerra, attraverso il reclutamento e la mobilitazione di bambini, anche di soli 12 anni, in una campagna militare diretta dai Guardiani della rivoluzione.

Il 26 marzo Rahim Nadali, vicecomandante dei Guardiani della rivoluzione dell’area metropolitana della capitale Teheran, ha annunciato una campagna di reclutamento chiamata “Combattenti per la difesa della madrepatria dell’Iran”, precisando che era “aperta a volontari” a partire dai 12 anni di età e incoraggiando a registrarsi presso le basi dei paramilitari basij nelle moschee della capitale.

Testimonianze oculari e filmati verificati hanno fornito prove sul dispiegamento di bambini soldato ai posti di blocco dei Guardiani della rivoluzione e tra le loro pattuglie, armati anche con fucili d’assalto AK47.

“Le autorità iraniane stanno vergognosamente incoraggiando bambini, anche di soli 12 anni, ad aderire alla campagna militare dei Guardiani della rivoluzione, mettendoli così in grave pericolo e violando il diritto internazionale che vieta il reclutamento e l’impiego di minori nelle forze armate. Reclutare bambini sotto i 15 anni è un crimine di guerra, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.

“Poiché gli attacchi statunitensi e israeliani colpiscono in tutto l’Iran i siti dei Guardiani della rivoluzione, comprese le sedi dei basij, anche mediante droni che prendono di mira le pattuglie e i posti di blocco, l’impiego dei bambini soldato tra i Guardiani della rivoluzione o all’interno delle loro strutture rischia di causare la loro morte o il loro ferimento. Le autorità iraniane devono porre immediatamente fine al loro assalto criminale ai diritti dei bambini e vietare il reclutamento di persone al di sotto dei 18 anni nelle forze armate”, ha aggiunto Guevara-Rosas.

Secondo dichiarazioni ufficiali, il personale reclutato nell’ambito della sopra citata campagna è assegnato a varie attività “operative e di sicurezza” dei Guardiani della rivoluzione: pattugliamenti, presenza ai posti di blocco, supporto logistico, distribuzione di equipaggiamenti e forniture nonché assistenza alimentare, medica e di soccorso.

Le testimonianze

Amnesty International ha analizzato 16 fotografie e video apparsi online dal 21 marzo che mostrano bambini che portano armi, tra le quali fucili d’assalto AK47, sono presenti ai posti di blocco dei Guardiani della rivoluzione o di altre forze di sicurezza, prendono parte ai pattugliamenti e partecipano a raduni militarizzati nelle città di Teheran, Mashad e Kermanshah.

Il 29 marzo l’undicenne Alireza Jafari è stato ucciso a Teheran mentre accompagnava il padre, membro dei basij, a un posto di blocco dei Guardiani della rivoluzione. Le autorità hanno confermato che il bambino è stato ucciso “durante il servizio” a un posto di blocco, a seguito dell’attacco di un drone israeliano.

La madre ha dichiarato al quotidiano “Hamshahri” che quella sera il marito aveva parlato della “mancanza di personale” ai posti di blocco e aveva portato con sé Alireza e un figlio ancora più piccolo di nove anni. La madre ha aggiunto che il marito aveva detto ad Alireza di “tenersi pronto per i prossimi giorni” e ha spiegato che attualmente bambini di 15-16 anni sono normalmente impiegati nei posti di blocco.

Ghoncheh Habibiazad, giornalista della Bbc Persian Forensic, ha condiviso con Amnesty International gli screenshot dei messaggi di testo ricevuti da quattro testimoni oculari.

Questo è il messaggio di un testimone di Teheran:

“[Il 25 marzo] ho visto un bambino a un posto di blocco vicino alla nostra abitazione. Penso fosse intorno ai 15 anni. Aveva appena un accenno di baffi. Sembrava respirare a fatica per il peso dell’arma, quando l’alzava per puntarla contro le automobili”.

Questo è il messaggio di un testimone di Karaj:

“Oggi [27 marzo] ho visto un bambino a un posto di blocco, penso avesse circa 16 anni. I peli del viso non gli erano ancora cresciuti. Aveva un kalashnikov”.

Questo è il testo di un testimone di Rasht, risalente al 30 marzo:

“Ho visto bambini armati. Avevano il volto coperto ma era evidente che fossero bambini. Non erano neanche cresciuti in altezza, alcuni avranno avuto al massimo 13 anni. Ho visto diversi di loro di fronte alle moschee [dove si trovano le sedi dei basij] davanti alle forze effettive. Continuo a pensare che il loro cervello non sia sviluppato come quello degli adulti e che possano aprire il fuoco a casaccio. Ho paura di loro ma sono anche triste per loro”.

In un video pubblicato online il 30 marzo, filmato in piazza Shariati a Mashhad, due bambini chiaramente riconoscibili per la loro statura, in uniforme dei basij e passamontagna e con fucili d’assalto AK47, sono a bordo di un’automobile bianca durante un raduno organizzato dallo stato. Uno è visibile da un finestrino, l’altro sporge dal tettuccio. I due bambini vengono poi sollevati e mostrati alla folla acclamante e che sventola bandiere.

Guardiani della rivoluzione

In un’intervista diffusa dagli organi d’informazione statali, Rahim Nadali, vicecomandante dei Guardiani della rivoluzione dell’area metropolitana della capitale Teheran, ha descritto il “grande entusiasmo” con cui i bambini prendono parte ai “pattugliamenti operativi e d’intelligence”:

“Vengono costantemente da noi dicendo che vogliono partecipare. Data l’età di chi fa richiesta, ne abbiamo stabilita una minima di 12 anni. Attualmente ci sono dodicenni e tredicenni che vogliono avere quel ruolo”.

agnesepriorelli

Giornalista