Editoria: esce “Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958”


In libreria ” Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958″, un volume a più voci su due giovani intellettuali nella Milano del secondo dopoguerra

roberto leydi

Nel dicembre del 1949 Roberto Leydi inviava a Sandra Mantovani per gli auguri di Natale un bellissimo cartiglio che, con la copertina e disegni di Max Huber, raccoglieva alcune poesie di Rainer Maria Rilke, un canto di neri della Georgia e i versi di un’antica ballata inglese: un portfolio di foglietti pinzati che, per la varietà dei suoi contenuti, attesta non solo l’ampiezza di interessi di due giovani, che si affacciano alla vita nella Milano del secondo dopoguerra, ma anche la disposizione eclettica di una generazione, avversa ad ogni rigida ripartizione di ambiti disciplinari e attratta dalle grandi correnti della cultura europea ed americana, in reazione a un’autarchia che, prima di essere praticata dal regime, era stata teorizzata dalle filosofie idealistiche.

Nella successione dei diversi saggi che compongono il volume a cura di Domenico Ferraro, Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958 (Squilibri editore), tra dipinti e copioni, fumetti e libri, musica elettronica e marionette, è così tutto un ambiente culturale a disvelarsi progressivamente a seconda che si guardi alla corrispon­denza, alla biblioteca o anche alle pareti di casa di quei due giovani. Di pagina in pagina, in particolare, emerge la vivacità di una composita schiera di amici che si ritrovano agli spettacoli del Piccolo Teatro, più spesso nei locali dove si suonava jazz o anche per le vie di Brera, popolate da fotografi, grafici e pittori i cui doni sono alla base della “pinacoteca” privata dei due innamorati convolati a nozze nel 1953.

Con un fare sfrontato e irriverente, tutti loro in realtà, da Max Huber a Luciano Berio, da Tommaso Giglio a Umberto Eco, da Tullio Kezich a Gino Negri, dall’interno di giornali, case editrici e teatri, si apprestavano a orientare le scelte culturali di un intero paese, con proposte di grande originalità che, inscritte all’interno di un perimetro decisamente urbano, possono comprendersi appieno soltanto in relazione agli appassionati confronti e agli straordinari entusiasmi di un decennio per molti versi irripetibile, in una città come Milano chiamata a rifondare se stessa e il suo futuro.

Con la riproduzione del cartiglio natalizio e dei dipinti di casa Leydi-Mantovani e saggi di Rossana Sacchi, Antonello Negri, Nicola Scaldaferri, Franco Citterio e Piero Corbella.

Docente di Storia della filosofia moderna all’Università di Roma-Tor Vergata, Domenico Ferraro si occupa anche di cultura italiana del Novecento. Direttore della Rete degli Archivi Sonori, per Squilibri ha pubblicato numerosi lavori tra i quali  “Roberto Leydi e il Sentite Buona Gente. Musiche e cultura nel secondo dopoguerra”.