Il gruppo belga UCB sigla accordo con Antengene Corporation Limited


UCB, la biofarmaceutica belga con una consolidata esperienza nell’area immunologica, ha siglato un accordo di licenza globale con Antengene Corporation Limited

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UCB, la biofarmaceutica belga con una consolidata esperienza nell’area immunologica, ha siglato un accordo di licenza globale con Antengene Corporation Limited, società biotech con sede a Hong Kong, per i diritti esclusivi mondiali su ATG-201, un anticorpo bispecifico T-cell engager (TCE) sperimentale diretto contro i bersagli CD19 e CD3. Il valore complessivo dell’operazione potrebbe raggiungere quasi 1,2 miliardi di dollari, segnalando ancora una volta quanto il settore farmaceutico internazionale consideri strategica questa nuova classe di biologici per il trattamento delle malattie autoimmuni B-cellulo-dipendenti.

In base ai termini dell’accordo, Antengene riceverà un pagamento iniziale di 60 milioni di dollari, cui si aggiungerà un ulteriore importo di 20 milioni legato a milestone a breve termine. Ulteriori milestone basate sui risultati clinici, regolatori e commerciali potranno far salire il valore totale dell’accordo a oltre 1,1 miliardi di dollari, a cui si sommano royalty su base percentuale sulle vendite nette future. UCB, dal canto suo, ottiene non solo i diritti esclusivi di sviluppo, produzione e commercializzazione di ATG-201 su scala globale, ma anche l’accesso alla tecnologia manifatturiera associata alla molecola, un elemento di crescente importanza strategica nel panorama dei biologici di nuova generazione.

Per comprendere la portata dell’accordo, vale la pena inquadrarlo nel contesto di una più ampia ondata di licensing attorno ai T-cell engager osservata nei mesi recenti. Sempre nel 2026, AbbVie ha siglato un accordo da 1,2 miliardi di dollari con Suzhou Zelgen Biopharmaceuticals per i diritti ex-Cina del trispecifico alveltamig. Poco dopo, Astellas ha impegnato 1,7 miliardi di dollari per una partnership con Vir Biotechnology su un TCE a doppio mascheramento diretto contro CD3. L’interesse industriale appare quindi strutturale, non episodico.

Meccanismo d’azione di ATG-201: la tecnologia AnTenGager™ e il mascheramento sterico
ATG-201 è stato sviluppato mediante la piattaforma proprietaria AnTenGager™ di Antengene, che si distingue per l’adozione di una tecnologia di mascheramento basata sull’impedimento sterico. Il principio fondamentale di questa piattaforma consiste nel mascherare il dominio di legame al CD3 – il recettore presente sui linfociti T – in assenza del legame con l’antigene bersaglio CD19, espresso sulla superficie delle cellule B. In questo modo, l’attivazione dei linfociti T avviene esclusivamente in prossimità delle cellule B CD19-positive, riducendo il rischio di attivazione sistemica non specifica.

Dal punto di vista strutturale, la molecola combina un legame bivalente al CD19 – che conferisce maggiore affinità e selettività verso il bersaglio – con un legame al CD3 caratterizzato da un’elevata velocità di associazione e dissociazione (fast-on/fast-off). Questa configurazione è stata concepita con l’obiettivo di ottenere una deplezione potente e selettiva delle cellule B, limitando nel contempo due delle principali preoccupazioni di sicurezza legate ai T-cell engager: la sindrome da rilascio di citochine (CRS) e l’esaurimento dei linfociti T. Secondo i dati preclinici presentati da Antengene, ATG-201 è in grado di indurre l’attivazione dei linfociti T dipendente dal CD19 con un segnale di CRS ridotto, dimostrando al contempo attività in modelli sperimentali rilevanti per le malattie autoimmuni, tra cui il modello EAE (utilizzato nella ricerca sulla sclerosi multipla) e topi geneticamente predisposti al lupus.

Dal punto di vista terapeutico, la molecola si inserisce nell’ampio paradigma della deplezione delle cellule B nelle patologie autoimmuni, che ha trovato i suoi capostipiti negli anticorpi anti-CD20 come rituximab. Rispetto a questi ultimi, tuttavia, i T-cell engager diretti contro CD19 mirano a colpire anche popolazioni di cellule B CD20-negative o resistenti alla deplezione convenzionale, con l’ambizione di ottenere una clearance più profonda e potenzialmente più duratura della componente linfocitaria B patologica.

Il paradigma del “reset immunologico”: dalle CAR-T ai T-cell engager
Per comprendere l’interesse crescente verso molecole come ATG-201, occorre richiamare le evidenze accumulate negli ultimi anni a sostegno della deplezione delle cellule B come strategia capace di indurre remissioni profonde e durature nelle malattie autoimmuni. Sono state soprattutto le terapie con cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) a stabilire questa proof-of-concept. In studi pionieristici condotti presso l’Università di Erlangen, il gruppo di Mackensen e colleghi ha trattato con cellule CAR-T anti-CD19 cinque pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES) refrattario: tutti e cinque hanno raggiunto la remissione secondo i criteri DORIS entro tre mesi dall’infusione, con deplezione delle cellule B periferiche a livelli non rilevabili. La remissione si è mantenuta nel follow-up a dodici mesi, con B-cellule ricostituenti di fenotipo naive e non class-switched – un dato suggestivo di un autentico reset del sistema immunitario.

Risultati analoghi sono stati riportati in altre patologie autoimmuni severe, tra cui miosite refrattaria, sclerosi sistemica, sindrome antisintestasi e miastenia gravis, consolidando l’idea che la deplezione profonda delle cellule B possa interrompere i circuiti autoimmuni patologici e favorire la tolleranza immunologica. Tuttavia, le terapie CAR-T autologhe presentano limitazioni significative: richiedono una fase di produzione personalizzata su misura per il singolo paziente, infrastrutture ospedaliere dedicate, un regime di condizionamento linfodepletivo spesso gravoso e costi molto elevati. Questi vincoli ne restringono l’applicabilità nel contesto della cura cronica delle malattie autoimmuni, nelle quali la scalabilità e la maneggevolezza del trattamento rivestono un ruolo cruciale.

È in questo contesto che si colloca la scommessa strategica di UCB. Come dichiarato da un portavoce dell’azienda, i T-cell engager basati su anticorpi potrebbero offrire “una simile profondità di deplezione delle cellule B, ma in modo più accessibile, più scalabile e più compatibile con la gestione cronica delle malattie autoimmuni”. La natura “off-the-shelf” dei TCE – a differenza delle CAR-T autologhe – elimina la necessità di produzione individualizzata e ne consente una somministrazione più flessibile, avvicinando questa classe terapeutica alle esigenze della pratica clinica quotidiana. **Alistair Henry**, Chief Scientific Officer di UCB, ha sottolineato come ATG-201 offra “un meccanismo potenzialmente complementare” che “si allinea con le evidenze emergenti dalle terapie CAR-T dirette contro le cellule B”, posizionando il composto come elemento di un portafoglio immunologico più ampio e integrato.

Prospettive di sviluppo clinico: dal programma di Fase I alla competizione globale
Sul piano dello sviluppo clinico, Antengene si è impegnata a completare gli studi di Fase I first-in-human prima di trasferire le responsabilità di sviluppo a UCB. Le domande di autorizzazione per la sperimentazione clinica (CTA) sono state pianificate in Cina e in Australia per il primo trimestre del 2026, con l’obiettivo di raccogliere dati preliminari di sicurezza, tollerabilità e attività biologica nei soggetti umani. La divisione dei compiti delineata nell’accordo – Antengene conduce la Fase I, UCB guida lo sviluppo successivo – riflette una tendenza sempre più consolidata nel settore, in cui le aziende cinesi e asiatiche fungono da incubatori di innovazione in fasi precoci, mentre le big pharma occidentali si assumono i rischi e le responsabilità dello sviluppo regolatorio su larga scala.

La competizione in questo spazio terapeutico si sta facendo intensa. Parallelamente alla molecola di UCB-Antengene, altri programmi mirano alla deplezione delle cellule B tramite bispecifici TCE nelle patologie autoimmuni, con target quali CD19 o BCMA/CD138 (antigene di maturazione delle cellule B). La prospettiva di disporre di strumenti terapeutici “ricaricabili” e somministrabili in modo cronico – a differenza dell’infusione unica tipica delle CAR-T – apre anche scenari di utilizzo in popolazioni di pazienti con malattia persistente o recidivante che non avrebbero accesso alle terapie cellulari avanzate per ragioni logistiche o cliniche.

Rimangono aperti importanti quesiti scientifici e clinici: la profondità e la durata della deplezione delle cellule B ottenibile con i TCE rispetto alle CAR-T, la gestione del rischio CRS nelle popolazioni autoimmuni (tipicamente più fragili rispetto ai pazienti oncologici), l’identificazione dei sottogruppi di pazienti maggiormente responsivi e la definizione di schemi posologici ottimali per un impiego cronico. I dati della Fase I di ATG-201 saranno quindi attesi con grande interesse dalla comunità scientifica e potranno contribuire a tracciare i confini della nuova frontiera immunologica. La piattaforma AnTenGager™ conta ancora nove prodotti nel pipeline, suggerendo che l’accordo con UCB rappresenti solo il primo capitolo di una strategia più ampia di posizionamento nel campo dei bispecifici di nuova generazione.

Bibliografia
UCB e Antengene Corporation Limited. UCB and Antengene enter global license agreement for ATG-201, a B cell-depleting bispecific antibody. Comunicato stampa UCB, 4 marzo 2026. leggi

Antengene Corporation Limited. Antengene and UCB Enter Global License Agreement for ATG-201, a CD19/CD3 Bispecific T-Cell Engager for Autoimmune Diseases. Comunicato stampa PR Newswire, 4 marzo 2026. leggi

Mackensen A, Müller F, Mougiakakos D, et al. Anti-CD19 CAR T cell therapy for refractory systemic lupus erythematosus. Nat Med. 2022;28(10):2124-2132. leggi