Anche Kyowa Kirin mette la parola fine allo sviluppo di rocatinlimab, anticorpo anti-OX40 che per anni era stato considerato uno dei possibili competitor di dupilumab nel trattamento della dermatite atopica
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A poco più di un mese dalla decisione di Amgen di restituire i diritti sul farmaco, anche Kyowa Kirin mette la parola fine allo sviluppo di rocatinlimab, anticorpo anti-OX40 che per anni era stato considerato uno dei possibili competitor di dupilumab nel trattamento della dermatite atopica.
La società giapponese ha annunciato l’interruzione di tutti gli studi clinici in corso dopo una revisione interna di sicurezza condotta insieme all’ex partner Amgen, che ha evidenziato “preoccupazioni emergenti di malignità” associate al trattamento.
Segnalati casi di sarcoma di Kaposi
Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’analisi avrebbe portato all’identificazione di un caso confermato e di un caso sospetto di sarcoma di Kaposi, una rara neoplasia cutanea.
Il numero complessivo di eventi resta inferiore ai tassi di incidenza attesi nella popolazione generale; tuttavia, le caratteristiche cliniche e il possibile legame con il meccanismo d’azione del farmaco hanno sollevato un “plausibile rischio biologico che non può essere escluso”.
Rocatinlimab agisce modulando la via immunologica OX40, coinvolta nell’attivazione e nella regolazione dei linfociti T. Proprio questa interferenza sull’equilibrio immunitario potrebbe teoricamente favorire l’insorgenza di tumori correlati a immunosoppressione.
Kyowa Kirin ha precisato che gli studi verranno interrotti dopo il completamento delle visite di follow-up previste per la sicurezza dei pazienti già arruolati.
Un candidato che aveva acceso grandi aspettative
Rocatinlimab appartiene alla classe degli anticorpi anti-OX40, un target che negli ultimi anni aveva attirato l’interesse di diverse aziende come possibile nuova frontiera terapeutica nelle malattie immuno-mediate.
Nel 2021 Amgen aveva investito 400 milioni di dollari upfront, con milestone potenziali fino a 850 milioni, per acquisire la maggior parte dei diritti sul farmaco. Tuttavia, già nei mesi scorsi l’entusiasmo si era affievolito. Uno studio di fase 3 pubblicato su The Lancet aveva mostrato una superiorità rispetto al placebo nella riduzione delle lesioni cutanee della dermatite atopica moderata-grave. Tuttavia l’efficacia non era risultata superiore a Dupixent (dupilumab), attuale standard di riferimento e il profilo di tollerabilità aveva sollevato interrogativi sul posizionamento commerciale futuro.
A febbraio Amgen aveva restituito i diritti a Kyowa Kirin, che inizialmente aveva dichiarato di voler comunque procedere con la richiesta di approvazione negli Stati Uniti e in Giappone. La revisione di sicurezza ha però cambiato radicalmente il quadro.
“Anche se questo non è l’esito che speravamo, il lavoro svolto non è stato vano”, ha dichiarato Abdul Mullick, presidente e COO di Kyowa Kirin. “Le conoscenze acquisite contribuiranno alla comprensione del pathway OX40 e agli sforzi di ricerca futuri.”
Ombre anche su amlitelimab
Il destino di rocatinlimab potrebbe avere ripercussioni sull’intera classe terapeutica. Anche amlitelimab, anti-OX40 di Sanofi acquisito con Kymab nel 2021, ha mostrato risultati di fase 3 definiti “misti”. In uno studio è stato registrato un caso di sarcoma di Kaposi, evento che ha spinto alcuni analisti a rivedere al ribasso le stime di vendita, ipotizzando un possibile posizionamento in nicchie specifiche di pazienti. Sanofi ha comunque dichiarato di voler proseguire con le richieste di autorizzazione.
Implicazioni strategiche
Il caso rocatinlimab conferma quanto il bilanciamento rischio-beneficio resti centrale nello sviluppo dei farmaci immunomodulanti, soprattutto in aree terapeutiche già presidiate da terapie efficaci e consolidate.
Nel mercato della dermatite atopica, dominato da dupilumab e sempre più competitivo con l’ingresso di nuove molecole biologiche e small molecules, anche segnali di rischio limitati possono compromettere la sostenibilità regolatoria e commerciale di un candidato.
Per Kyowa Kirin, la chiusura del programma rappresenta un arretramento significativo in ambito immunologico. Per il settore, è un promemoria della complessità biologica dei nuovi target immunitari e dell’importanza di una farmacovigilanza attenta già nelle fasi avanzate di sviluppo.