Dal bingo di quartiere alle slot sul telefono: come il gioco d’azzardo in Italia è cambiato in dieci anni, tra 157 miliardi di raccolta, nuove normative e dipendenze in crescita

Un cambiamento epocale, silenzioso e inarrestabile
C’è stato un tempo in cui il gioco d’azzardo in Italia aveva un volto preciso: sale fumose illuminate al neon, file di persone davanti alle macchinette nelle tabaccherie, o il brusio di una sala bingo nel sabato sera di periferia. Quel mondo esiste ancora, ma è diventato marginale. Nel giro di un decennio, il settore ha vissuto una trasformazione così profonda da configurarsi come una vera e propria rivoluzione culturale e tecnologica. Il gioco si è spostato in tasca, sullo schermo di uno smartphone, disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, senza code né orari di chiusura, come avviene per esempio nei migliori casino online senza autoesclusione.
I numeri raccontano questa storia meglio di qualsiasi altra descrizione. Nel 2024, il gioco d’azzardo in Italia, ha raggiunto la cifra di 157,4 miliardi di euro di raccolta complessiva, equivalente al 7,2% del PIL e superiore di 20 miliardi rispetto alla spesa sanitaria nazionale. Un dato che lascia senza parole, e che impone una riflessione seria su cosa sia diventato questo settore, chi lo alimenti e dove stia andando.
La grande migrazione verso il digitale
Il motore principale di questa crescita ha un nome solo: il digitale. Secondo il Report 2025 della CGIA di Mestre, nel periodo 2019-2024 il comparto del gioco online ha registrato un incremento della raccolta del 153%, mentre il retail gaming non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemia, segnando un calo del 12%. Non si tratta di una semplice preferenza contingente, ma di un cambiamento strutturale nei comportamenti dei consumatori italiani.
Il gioco online ha visto una espansione senza precedenti, con una raccolta di 92 miliardi di euro nel 2024, superando quello fisico e rappresentando il 58,5% del totale delle giocate. A trainare questa corsa sono stati in particolare tre segmenti: i giochi da casinò online, protagonisti del 53% dell’incremento complessivo del periodo, i giochi di carte non a torneo con il 28% e i giochi a base sportiva con il 14%.
Il ruolo dello smartphone in questo processo è stato decisivo. Il gioco da mobile copre oggi oltre il 75% delle sessioni attive, e i nuovi casinò online sono progettati “mobile first”, con interfacce touch ottimizzate e processi di registrazione semplificati al massimo. Chi si ostinasse a pensare ancora in termini di desktop starebbe parlando una lingua che il mercato non capisce più.
Il declino del gioco fisico: dalla sala bingo alla desertificazione retail
Mentre il digitale esplodeva, il gioco fisico subiva una crisi silenziosa ma profonda. Le sale bingo, che per anni avevano rappresentato un punto di riferimento sociale in molte città italiane, sono diventate il simbolo di questo declino. I bar e le tabaccherie che ospitavano apparecchi da gioco hanno visto calare i flussi, e il modello del punto vendita fisico si è rivelato sempre meno competitivo rispetto alla comodità del gioco da remoto.
Questo non è solo un fatto economico: è anche una questione sociale. Il gioco fisico, per quanto controverso, aveva una funzione di presidio territoriale. Gli operatori presenti sul territorio potevano riconoscere comportamenti problematici, interagire con i clienti, applicare controlli sull’età. La crisi del comparto fisico rischia di produrre effetti negativi sia in termini di aumento delle dipendenze sia in termini fiscali: un paradosso che molti esperti sottolineano con preoccupazione. La digitalizzazione del gioco ha aumentato la raccolta, ma ha anche reso più difficile intercettare precocemente i giocatori problematici, dispersi tra milioni di sessioni anonime su piattaforme online.
Chi gioca oggi: il nuovo profilo del giocatore italiano
La trasformazione del mercato ha ridisegnato anche il profilo del giocatore tipo. Non esiste più una figura univoca: il settore si è frammentato in segmenti molto diversi tra loro, con abitudini, motivazioni e vulnerabilità distinte.
La crescita del gioco online è stata trainata dalle preferenze delle fasce più giovani, con oltre il 50% dei conti online attivi detenuti da persone tra i 18 e i 34 anni. Questa generazione è cresciuta con lo smartphone in mano, è abituata alle transazioni digitali, e percepisce il gioco online non come qualcosa di eccezionale ma come una delle tante forme di intrattenimento disponibili su una app — alla stregua di una piattaforma streaming o di un videogioco. La normalizzazione è totale.
Nel 2024 i conti di gioco online attivi hanno superato i 20 milioni, con una stima di 4,5 milioni di giocatori attivi nel solo canale online. La Lombardia si conferma la regione con i volumi più alti, seguita da Campania, Lazio ed Emilia-Romagna. Esistono però anomalie territoriali preoccupanti: alcune province registrano una spesa pro capite online che supera i 4.200 euro annui, segnalando concentrazioni potenzialmente patologiche.
Gli over 55, invece, restano più ancorati al gioco fisico tradizionale — lotterie, gratta e vinci, sale scommesse — anche se la quota di anziani che si avvicina al digitale è in crescita. Esiste poi una terza categoria, quella dei giocatori ibridi, che alternano piattaforme online e punti fisici a seconda del momento e del tipo di gioco.
L’evoluzione normativa: dal Decreto Balduzzi alla riforma del 2024
Il quadro regolatorio ha cercato di tenere il passo con questa trasformazione, con risultati alterni. Il Decreto Balduzzi del 2012 aveva posto per la prima volta un accento esplicito sulla ludopatia, introducendo limitazioni alla pubblicità e obblighi di informazione per gli operatori. Era un primo passo, ma largamente insufficiente rispetto alla velocità con cui il mercato stava evolvendo.
Il 2024 è stato segnato dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 41 del 25 marzo, che ha riorganizzato il quadro dei giochi pubblici a distanza, con l’assegnazione di 52 nuove concessioni a 46 operatori, di cui 33 italiani e 13 stranieri. La riforma ha introdotto concessioni della durata di nove anni, con contributi annuali sul fatturato e investimenti obbligatori in iniziative di gioco responsabile, rafforzando al contempo gli strumenti di autoesclusione e i limiti di deposito.
Sul fronte dell’illegalità, i risultati sono in chiaroscuro. Nel 2023 l’ADM ha bloccato oltre 9.800 siti non autorizzati, ma il mercato nero rimane un problema strutturale, con un valore stimato intorno ai 25 miliardi di euro annui. Secondo alcune analisi, una quota consistente del gioco online legale viene utilizzata come canale di riciclaggio da parte della criminalità organizzata, soprattutto nel Sud Italia — un fenomeno difficile da quantificare con precisione ma documentato nelle principali ricerche di settore.
Il lato oscuro della crescita: dipendenza e costi sociali
Dietro i numeri da record, c’è un lato che i comunicati stampa degli operatori tendono a non enfatizzare. Si stima che circa 1,5 milioni di italiani abbiano comportamenti di gioco problematici, con effetti che includono indebitamento, conflitti familiari, isolamento sociale e disturbi psicologici. Solo una minoranza di questi accede ai servizi di cura disponibili.
Secondo il Libro Nero dell’Azzardo elaborato da CGIL e Federconsumatori, le perdite complessive degli italiani sfiorano i 23 miliardi di euro annui. Una cifra enorme, che equivale a dire che ogni euro raccolto dal settore è in larga parte un euro sottratto ai consumi, al risparmio o ai bisogni primari delle famiglie più vulnerabili.
Il tema della dipendenza si intreccia con quello della tecnologia in modo preoccupante. L’intelligenza artificiale consente un aggiornamento dinamico delle quote e la personalizzazione delle offerte, ma rischia di favorire comportamenti compulsivi. I big data e il tracciamento comportamentale permettono una segmentazione dettagliata dei giocatori, mentre la blockchain apre a modelli di scommesse peer-to-peer con rischi di riciclaggio. Le stesse tecnologie che rendono il gioco online più efficiente e coinvolgente possono diventare, nelle mani sbagliate, strumenti di sfruttamento delle fragilità individuali.
Lo Stato tra gettito e responsabilità
C’è un aspetto politico in tutto questo che vale la pena nominare con chiarezza. Lo Stato italiano è diventato nel tempo sempre più dipendente dall’azzardo come fonte di gettito fiscale, con introiti che nel 2024 hanno superato gli 11,5 miliardi di euro. Una cifra che nessun governo può ignorare quando si tratta di decidere se e come regolamentare più severamente il settore.
Questa dipendenza strutturale crea un conflitto di interessi difficile da risolvere: lo Stato è al tempo stesso regolatore, beneficiario fiscale e responsabile della tutela della salute pubblica. Un equilibrio che altri Paesi europei, come il Regno Unito e quelli nordici, gestiscono con sistemi più avanzati di monitoraggio e welfare, integrando la cura della dipendenza direttamente all’interno del sistema regolatorio.
Verso il futuro: un mercato che non si ferma
Le proiezioni per i prossimi anni confermano che questa traiettoria non è destinata a invertirsi. La raccolta complessiva potrebbe superare i 165 miliardi di euro entro il 2026, se il trend di crescita del gioco online continuerà al ritmo attuale. Nuove forme di gioco si affacciano all’orizzonte: gli eSports hanno registrato una crescita del 40% nel 2024, mentre il social betting e le scommesse live rappresentano già il 60% del mercato online.
La partita vera, però, si gioca su un terreno diverso da quello dei fatturati. Si gioca sulla capacità del sistema — istituzioni, operatori, società civile — di costruire un modello in cui la crescita economica del settore non avvenga a scapito della salute e della dignità delle persone più fragili. Passare dalla sala bingo allo smartphone è stato facile e veloce. Costruire un ecosistema del gioco che sia davvero responsabile è la sfida che il prossimo decennio impone, e che nessuno può permettersi di rinviare.