Peste in Siberia, quella polmonare è la più aggressiva: i sintomi e come si cura


La Siberia, così come il Madagascar o la Mongolia, costituisce un serbatoio ‘naturale’ della peste, perché il batterio circola ancora tra diverse specie di roditori

laboratorio

Non è un caso che il laboratorio di livello biosicurezza 3 in cui si è verificato il contagio da peste, a Irkutsk, si trovasse proprio in una remota regione della Siberia meridionale. La peste, infatti, malattia che non è scomparsa anche se la si può curare con gli antibiotici, trova nella Siberia (così come nella Mongolia, nelle steppe dell’Asia Centrale e nella Cina settentrionale) una sorta di ‘serbatoio’ naturale, cioè dei focolai naturali permanenti (endemici) del batterio Yersinia pestis. È anche e soprattutto per questo che nella regione c’è una forte attenzione per l’attività di studio e monitoraggio del batterio. Del resto lo studio della peste è tra i compiti del Rospotrebnadzor (il servizio federale russo per la sorveglianza della tutela dei diritti dei consumatori e del benessere umano), i cui studiosi sono considerati tra i massimi esperti di questa patologia nel mondo.

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I FOCOLAI IN SIBERIA

La peste, in Siberia, sopravvive in focolai naturali perché il batterio circola tra i roditori selvatici, come le marmotte, i citelli, le arvicole e i ratti). Il vettore di trasmissione sono le pulci. L’istituto di Irkutsk, così come altri della regione, lavorano nell’ottica di monitorare costantemente questi “serbatoi” animali con l’obiettivo di evitare che la malattia si trasmetta ai cacciatori o alle popolazioni rurali.
Altri serbatoi naturali, dove il batterio circola ancora soprattutto tra i roditori, sono il Madagascar, la Repubblica Democratica del Congo, il Perù e gli Stati Uniti sud-occidentali.

LA PESTE POLMONARE

La peste polmonare – che ha ucciso in Siberia la ricercatrice di 28 anni in un laboratorio di Irkutsk – è la forma più aggressiva e contagiosa tra quelle causate dal batterio Yersinia pestis. Quando le microgoccioline contenenti i batteri vengono inalate direttamente nelle vie aeree, il periodo di incubazione si accorcia drasticamente, oscillando generalmente tra le 24 e le 72 ore. A differenza della peste bubbonica, la variante polmonare possiede la capacità di trasmettersi direttamente da uomo a uomo attraverso la trasmissione aerea e le secrezioni respiratorie, rendendo le misure di isolamento l’unico strumento che possa impedire il contagio e la diffusione.

I SINTOMI

I sintomi iniziali della malattia si manifestano in modo improvviso e violento, caratterizzati da febbre alta, brividi intensi, cefalea devastante e una rapida prostrazione fisica. Nel giro di poche ore, l’infezione aggredisce il tessuto polmonare provocando tosse con espettorato ematico, dolore toracico acuto e una grave insufficienza respiratoria.

IL DECORSO LETALE

Se non diagnosticata e trattata precocemente con specifici farmaci antibiotici (come streptomicina, doxiciclina o fluorochinoloni) la peste polmonare è quasi sempre letale entro 24 ore dall’insorgenza dei primi sintomi. Il batterio provoca infatti choc settico e attacca polmoni e altri organi in tempi fulminei.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)