Fibrillazione atriale: attività fisica riduce il tempo di aritmia


Un programma di esercizio fisico personalizzato si associa a una riduzione significativa del tempo trascorso in aritmia (burden aritmico) e a benefici clinici rilevanti nei pazienti con fibrillazione atriale

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Un programma di esercizio fisico personalizzato, basato su un modello ibrido che combina una fase iniziale supervisionata con un percorso di allenamento domiciliare prolungato e digitalmente monitorato, si associa a una riduzione significativa del tempo trascorso in aritmia (burden aritmico) e a benefici clinici rilevanti nei pazienti con fibrillazione atriale.

I risultati, presentati in una Hot Line dell’ESC Congress 2026, mostrano la fattibilità di un approccio strutturato che combina supervisione iniziale, esercizio domiciliare e supporto digitale, suggerendo la possibilità di una più ampia implementazione dell’esercizio nella gestione della fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale: una patologia in crescita e il ruolo dell’esercizio
La fibrillazione atriale (FA) è oggi la più comune aritmia sostenuta nella popolazione generale e la sua prevalenza è in costante aumento. L’invecchiamento demografico, la diffusione di fattori di rischio come ipertensione, obesità, diabete e sedentarietà, e la maggiore capacità diagnostica contribuiscono a un incremento continuo dei casi. Mentre l’incidenza di altre malattie cardiovascolari mostra una tendenza stabile o decrescente, la FA continua a espandersi, con un impatto significativo sulla qualità di vita, sul rischio di ospedalizzazione e sui costi sanitari.

In questo contesto, le modifiche dello stile di vita e la gestione dei fattori di rischio sono riconosciute come componenti essenziali della terapia. Tuttavia, l’esercizio fisico strutturato rimane sorprendentemente poco implementato. Il principale investigatore del trial NEXAF, Bjarne Nes (Norwegian University of Science and Technology, Trondheim), ha evidenziato un divario tra raccomandazioni e pratica clinica: nonostante le linee guida ESC incoraggino l’inclusione dell’esercizio nella gestione della FA, solo un paziente su dieci viene effettivamente avviato a programmi di riabilitazione basati sull’attività fisica, secondo un’indagine dell’European Heart Rhythm Association. A questo gap di implementazione si aggiunge un gap di conoscenza, poiché gli studi disponibili sono pochi, di piccole dimensioni, di breve durata e non prevedono un monitoraggio continuo del burden aritmico.

Il razionale del trial NEXAF: colmare le lacune nella ricerca e nella pratica clinica
Il trial NEXAF è stato progettato per colmare queste lacune, valutando l’efficacia di un intervento di esercizio di un anno nel ridurre il carico di fibrillazione atriale totale e nel migliorare la qualità di vita specifica per la patologia in pazienti sintomatici. Lo studio è stato condotto in tre centri norvegesi e ha arruolato pazienti con FA non permanente e livelli di attività fisica inferiori alle raccomandazioni generali. I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a un intervento di esercizio della durata di un anno o alla cura usuale, che non prevedeva programmi di esercizio strutturati o supervisionati.

Il programma prevedeva otto sessioni supervisionate ad alta intensità nelle prime quattro-sei settimane, seguite da un percorso domiciliare supportato da smartwatch, app dedicata e piattaforma web. Tutti i pazienti sono stati dotati di un monitor cardiaco impiantabile, che ha consentito un monitoraggio continuo e accurato del burden aritmico. Gli endpoint co-primari erano il burden di FA e la variazione del punteggio complessivo del questionario AFEQT a un anno.


Intervento effettuato nel trial NEXAF

La popolazione dello studio: caratteristiche e rappresentatività

La popolazione dello studio comprendeva 295 pazienti, con età media di 64 anni e una rappresentanza femminile del 30%. La popolazione comprendeva pazienti sintomatici con FA non permanente e livelli di attività fisica inferiori alle raccomandazioni generali. L’inclusione di un monitor cardiaco impiantabile ha permesso di superare una delle principali limitazioni degli studi precedenti, ovvero la difficoltà di misurare con precisione il burden aritmico nel lungo periodo.

Risultati principali: una riduzione significativa del burden aritmico

Il trial ha mostrato una riduzione relativa del 45% del burden di FA nel gruppo esercizio rispetto alla cura usuale (3,9% vs 7,1%; p=0,016). Il risultato mostra che un intervento di esercizio strutturato può ridurre significativamente il tempo trascorso in FA nei pazienti con FA non permanente e livelli di attività fisica inferiori alle raccomandazioni.

Nonostante il miglioramento del burden aritmico, non è stata osservata una differenza significativa nella qualità di vita specifica per la FA, misurata tramite AFEQT (+5,6 vs +4,4; p=0,43). Nonostante la riduzione del burden aritmico, non è stata osservata una differenza significativa tra i gruppi nella qualità di vita specifica per la FA, misurata mediante AFEQT (+5,6 vs +4,4; p=0,43).

Endpoint secondari: miglioramento della fitness e riduzione delle ospedalizzazioni
Tra gli endpoint secondari, il programma di esercizio ha determinato un miglioramento della capacità cardiorespiratoria e della frequenza cardiaca a riposo, confermando l’efficacia dell’intervento nel migliorare la fitness cardiovascolare. Tra gli endpoint secondari, nel gruppo assegnato all’esercizio è stata osservata una riduzione del 37% delle ospedalizzazioni totali e del 46% delle ospedalizzazioni correlate alla FA rispetto alla cura usuale.

La riduzione osservata delle ospedalizzazioni rappresenta un ulteriore segnale a favore del possibile beneficio clinico dell’intervento, che dovrà essere interpretato nel contesto degli endpoint secondari dello studio.

Interpretazione dei risultati: un modello sostenibile e scalabile
Nes ha sottolineato come il modello ibrido supervisionato-domiciliare, supportato da strumenti digitali, sia stato implementato con risorse limitate e si sia dimostrato pienamente fattibile nella pratica clinica. L’intervento, pur richiedendo una fase iniziale di supervisione, si basa principalmente su monitoraggio remoto e auto-gestione, elementi che ne facilitano la scalabilità e l’adozione in contesti sanitari diversi.

L’integrazione di smartwatch, app e piattaforma web ha consentito di supportare da remoto il programma domiciliare dopo la fase iniziale supervisionata, contribuendo alla fattibilità del modello utilizzato nel trial. Questo approccio potrebbe rappresentare un modello replicabile in altri contesti, contribuendo a colmare il gap di implementazione evidenziato dalle linee guida.

Conclusioni: verso una riabilitazione cardiologica più inclusiva e sostenibile
Il trial NEXAF rafforza l’argomento per una più ampia implementazione dell’esercizio strutturato nella gestione della FA. In un contesto in cui la prevalenza dell’aritmia è in crescita e le risorse sanitarie sono sotto pressione, interventi strutturati e digitalmente supportati come quello valutato nel NEXAF possono rappresentare una strategia praticabile per integrare maggiormente l’esercizio nella gestione della FA.

Nel NEXAF, un programma personalizzato di esercizio della durata di un anno ha ridotto significativamente il tempo trascorso in FA e migliorato la capacità cardiorespiratoria rispetto alla cura usuale; sono state inoltre osservate meno ospedalizzazioni, mentre non è emersa una differenza significativa nella qualità di vita specifica per la FA.

Il modello supervisionato-domiciliare si dimostra praticabile e potenzialmente scalabile, aprendo la strada a una più ampia adozione dell’esercizio come componente essenziale della cura della FA.

Fonti:
Bjarne Martens Nes. Effect of long-term exercise on arrhythmia burden in patients with non-permanent atrial fibrillation. The Norwegian Exercise in Atrial Fibrillation Trial (NEXAF). HOT LINE 8 ESC 2026.

Nes BM, Letnes JM, Johnson KE, et al. Effects of 1-year exercise in patients with atrial fibrillation: study protocol for the Norwegian Exercise in Atrial Fibrillation (NEXAF) randomised controlled trial. Open Heart. 2025;12(1):e003077. doi:10.1136/openhrt-2024-003077.