Studio dell’Autorità garante, troppi Msna finiscono nel circuito penale. Marina Terragni: “Rafforzare il ruolo dei comuni come perno del sistema”
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“È oggettivo che il numero di minori stranieri non accompagnati che entrano nel circuito penale è particolarmente elevato e genera allarme sociale. Non si possono però criminalizzare né romanticizzare questi ragazzi e per questo ho fatto realizzare uno studio specifico. Da esso emerge che a esporre maggiormente alla marginalità e alla devianza sono le esperienze che precedono e accompagnano il loro arrivo in Italia”.
Così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha anticipato oggi in una conferenza stampa la ricerca “I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e rischio criminalità. Un report” curato dall’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali Ets (Iprs). L’indagine sarà presentata domani a Roma (Centro Congressi Cavour, ore 9,30) nel corso dell’evento conclusivo dei progetti finanziati dal Fondo europeo asilo migrazione e integrazione (Fami) 2021-2027, gestito dal Ministero dell’interno.
“Non tutte le storie sono uguali – prosegue Terragni – i dati sembrano suggerire che, anche a fronte di traiettorie migratorie particolarmente complesse, la qualità e la struttura dell’accoglienza possano incidere sulla capacità di tenuta dei percorsi e sui rischi. È per questo che è necessario rafforzare la funzione dei comuni come perni del sistema. La possibilità di costruire intorno al minore una rete di protezione effettiva dipende infatti anche dalla capacità degli enti locali di garantire continuità alla presa in carico, di coordinare gli interventi e di mettere in relazione le diverse competenze che concorrono alla riuscita del percorso del ragazzo”.
L’indagine, a natura qualitativa, è stata svolta su un campione di 80 minori stranieri non accompagnati (Msna) presenti nel circuito penale minorile, tutti di sesso maschile (35 tunisini, 27 egiziani e 18 appartenenti ad altre 12 nazionalità), attraverso interviste a operatori di uffici di servizio sociale per i minorenni (Ussm) e di istituti penali minorili, grazie alla collaborazione del Dipartimento di giustizia minorile e di comunità.
La ricerca si inserisce all’interno dei due progetti finanziati con il Fami, che l’Autorità garante ha realizzato in collaborazione con Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), Fondazione Don Calabria per il sociale e Iprs. Le iniziative hanno sviluppato due linee di attività, distinte e integrate, dedicate una al monitoraggio della tutela volontaria e l’altra alla promozione dell’affido familiare. L’obiettivo è stato quello di rafforzare il sistema di protezione e inclusione attraverso una maggiore capacità di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.
Indagine
I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e rischio criminalità. Un report
Circa il 10% dei minori stranieri non accompagnati (Msna) entra nel circuito della giustizia minorile, con un rischio di coinvolgimento significativamente più elevato rispetto ai minori italiani e ai minori stranieri presenti in Italia insieme alle proprie famiglie. Ma il rischio di devianza non è uguale per tutti gli Msna: alcune provenienze, come quelle dall’Egitto e dalla Tunisia, risultano fortemente rappresentate tra i ragazzi presi in carico dalla giustizia minorile, mentre altre, pur numericamente rilevanti tra gli Msna presenti in Italia, risultano scarsamente rappresentate o sostanzialmente assenti, come nel caso dei ragazzi provenienti dal Bangladesh e dal Gambia e, per la specificità delle loro traiettorie migratorie, dei minori ucraini. Questo elemento ha portato a realizzare una ricerca quali-quantitativa sui percorsi degli Msna in conflitto con la giustizia minorile, attraverso l’ascolto di circa 110 operatori e l’analisi quantitativa di 80 casi in carico ai servizi con l’obiettivo di ricostruire le traiettorie nel sistema di accoglienza prima della commissione del reato e il percorso nei servizi della giustizia minorile.
Relativamente alla fase che precede la commissione del reato emerge l’effetto particolarmente protettivo dell’accoglienza specializzata realizzata nei Sai minori che sembrano garantire un presidio educativo capace di contenere, meglio delle Comunità educative e dei Cas minori (Centri di accoglienza straordinaria attivati per garantire la prima accoglienza quando i posti nel sistema ordinario risultano insufficienti), i rischi a cui sono esposti i minorenni che giungono nel nostro Paese privi di figure di riferimento. Il dato assume particolare rilievo se confrontato con la presenza degli Msna nel sistema nazionale.
I dati, inoltre, sembrano indicare un ruolo protettivo dell’accoglienza nei Sai minori. A livello nazionale, circa un Msna su quattro è accolto nei Sai (contesti di accoglienza dedicati specificatamente a questo target di minori); tra i ragazzi entrati nel circuito della giustizia minorile analizzati dalla ricerca, invece, solo poco più di uno su dieci era transitato in un Sai prima del reato. Il rischio di fare ingresso nel circuito penale per i ragazzi che sono transitati per una comunità educativa non Sai è di circa quattro volte maggiore.
Una volta entrati nella giustizia minorile, i ragazzi attraversano due percorsi molto distinti. Da un lato, circa il 30% accede alla messa alla prova (Map) su livelli analoghi a quelli della popolazione minorile nazionale, e presenta gli indicatori complessivamente più favorevoli. I ragazzi in Map hanno più frequentemente un permesso di soggiorno regolare e bassi tassi di revoca della misura. Dall’altro lato, oltre sei ragazzi su 10 transitano almeno una volta in un Ipm, e quasi la metà vi arriva già in occasione del primo reato, un dato particolarmente significativo se rapportato alla popolazione minorile complessiva: non solo gli ingressi in Ipm degli Msna risultano 16 volte superiori a quelli degli italiani e quasi sei volte superiori a quelli degli stranieri nel loro complesso, ma i loro percorsi sono molto più discontinui, per via dei frequenti trasferimenti da un istituto all’altro, hanno un esito meno positivo e non sono associati a un necessario sostegno dal punto di vista psicologico, sebbene, secondo gli operatori, i minorenni mostrino profili di fragilità importanti in questo ambito. La ricerca evidenzia infine una forte debolezza della rete di protezione.
Soltanto sei ragazzi su 80 hanno un tutore volontario effettivamente presente e attivo, indipendentemente dal loro percorso giudiziario. Un dato che segnala quanto la tutela prevista dalla legge sia ancora lontana dall’essere una componente strutturalmente presente nella vita degli Msna che entrano nel circuito penale. Eppure, proprio il confronto con il dato qualitativo mostra quanto la presenza di un adulto di riferimento possa fare la differenza: quando il tutore è realmente presente e partecipe, gli operatori osservano una maggiore continuità delle relazioni, una migliore adesione al progetto educativo e un più efficace raccordo tra i servizi.
Analogamente, il confronto con gli operatori della giustizia minorile restituisce soprattutto la grande fatica nella costruzione di progetti educativi. Dai focus group emerge infatti la difficoltà degli operatori nel confrontarsi con situazioni caratterizzate da elevati livelli di complessità e nel trasformare la presa in carico in percorsi educativi, rieducativi, riabilitativi o terapeutici strutturati. Il sistema appare spesso impegnato soprattutto nel contenimento di situazioni difficili, più che nella possibilità di incidere sulle traiettorie individuali.
Scheda realizzata dall’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali Ets (Iprs), autore del report