A Lubiana prosegue “In the name of clay” a cura del MIC Faenza


Dopo Riga dove la mostra “In the name of clay” è stata esposta al Design Museum, la mostra prosegue a Lubiana al National al Museum dove rimarrà allestita fino al 17 gennaio 2027

In the name of clay

Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ha una lunga tradizione nella promozione dell’arte ceramica italiana nel mondo. Lo scorso anno sono state allestite due mostre in Polonia, a Boleslawiec e Varsavia, in occasione della giornata internazionale del Made in Italy.

Quest’anno due tappe in Lettonia e Slovenia raccontano l’arte e il design italiani degli ultimi 50 anni. Dopo Riga dove la mostra “In the name of clay” è stata esposta al Design Museum dal 30 maggio al 23 agosto 2026, la mostra prosegue a Lubiana al National al Museum dove rimarrà allestita fino al 17 gennaio 2027.

La mostra, curata da Claudia Casali, Valentins Petjko e Aivars Baranovskis, propone un dialogo tra generazioni di artisti e designers italiani che hanno scelto la ceramica come linguaggio artistico. Il titolo, “In the name of clay – Le forme della materia”, suggerisce la varietà poetica che sottende gli autori, indicandone l’unicità e allo stesso tempo il denominatore comune, la terra, affrontata da diverse prospettive, in linea con le espressioni delle singole epoche affrontate. Esiste una ciclicità di tematiche e un’attualizzazione delle stesse, per l’arte e per il design.

Se da una parte, nella sezione artistica, troviamo le espressioni, gli stilemi ormai classici e le sue declinazioni contemporanee (informale, picassismo, minimalismo, iperrealismo, denuncia sociale e ambientale, frammentazione e precarietà, riflessione sulla tradizione e la sua attualità); dall’altra la funzionalità del design guarda ad altri canoni, raccontati attraverso gli stili di vita, a partire dalle linee antropomorfe di Antonia Campi passando per gli esuberanti anni ’80 del gruppo Memphis, per giungere ai racconti essenziali dell’attualità.

È un percorso tra generazioni per far conoscere, attraverso una necessaria selezione di artisti e designer, la vivacità dell’arte e della progettualità nella ceramica italiana, un percorso in continua evoluzione, che nell’ultimo ventennio trova riscontri, popolarità, maggiore visibilità nel sistema dell’arte contemporanea. È una storia italiana significativa e fondamentale.

Per l’occasione è stato realizzato un accompagnamento musicale di Don Antonio (Antonio Gramentieri) MATERIA — una suite, brani che esplorano un territorio preciso: il rapporto tra suono e materia, tra geografia e identità, tra la Romagna concreta e un altrove immaginato.

Un catalogo, edito dal Latvian Ceramic Centre, con i testi dei curatori, è stato pubblicato a documentare l’esposizione di Riga.