In uscita in digitale e formato fisico il 30 settembre 2026 (dopo un’anteprima riservata agli abbonati alla collana), La milleundecima notte è la 30esima pubblicazione firmata 19’40”
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In uscita in digitale e formato fisico il 30 settembre 2026 (dopo un’anteprima riservata agli abbonati alla collana), La milleundecima notte è la 30esima pubblicazione firmata 19’40”. Questo lavoro rappresenta uno snodo simbolico e storico per il progetto: si tratta infatti della penultima release in formato fisico prima che la collana anti-classica fondata da Sebastiano De Gennaro, Enrico Gabrielli, Francesco Fusaro e Marcello Corti passi definitivamente al solo formato digitale dopo esattamente 10 anni di attività.
L’opera affonda le sue radici nel lontano 2002, negli anni di intensa attività dei Mariposa, di Trovarobato e del laboratorio bolognese del Magazzeno. Nato da un’idea di Enrico Gabrielli e Sergio Giusti (saggista e fratello di Gianluca, già tastierista dei Mariposa), il lavoro era stato concepito per partecipare al Concorso Internazionale di Composizione per Opere da Camera “Orpheus” di Spoleto del 2005.
Originariamente pensata per un organico cameristico tradizionale, l’opera si svolge a Baghdad nel novembre 2005, in una corsia d’ospedale durante la guerra in Iraq. Qui due militari statunitensi — il Tenente Brod e il Colonnello Crow — fermano un mendicante cieco di nome Insh’allah e lui decide di raccontare la propria storia che svelerà una verità paradossale: la libertà assoluta è un’eterna prigionia del libero arbitrio. In quel preciso istante, le 111 porte si assottigliano fino a diventarne una sola.
L’opera ha visto negli anni la contingenza prevalere sull’astrazione: compositore e polistrumentista si sono sovrapposti nello studio di registrazione (Lo Studio Spaziale di Bologna). Ore e ore di sovraincisioni febbrili hanno dato vita a un tessuto sonoro inedito costituito esclusivamente da tastiere, fiati, percussioni e voci. Sul testo rigorosamente in metrica di Giusti, la musica di Gabrielli si sviluppa come un graduale e inesorabile procedere verso la rottura della forma e del ritmo.
“Quante cose si possono fare in 24 anni? Quante tele di Penelope si possono tessere? Quante guerre, da allora, ancora persistono in Medio Oriente? La fonte di ispirazione fu il bellissimo racconto di Michael Ende tratto dalla raccolta “La prigione della libertà”. Si parte da un’Introduzione strumentale d’impronta adamsiana e si penetra nel cuore dell’opera: la stanza delle centoundici porte, dove l’impianto pseudo-tonale si dissolve. La vocalità non lirica di Vincenzo Vasi conferisce a tutto il blocco centrale un andamento fortemente teatrale, quasi musical, prima che la presa di coscienza di Insh’allah si trasformi in una melodia disgregata.”
Enrico Gabrielli
“La tentazione di imprimere all’altro la propria visione del mondo tramite una tecnologia soverchiante, che si fa bellica, non sembra mai passare di moda. Due Guerre del Golfo a distanza di dodici anni lo dimostrano. Insh’allah esplora una dimensione che i due ufficiali non possono comprendere. La stanza dalle centoundici porte non è un luogo di resa ma di agnizione: impara a vivere “in limine”, impermeabile alle minacce razional-burocratiche del Tenente Brod e alla disponibilità politicamente corretta del Colonnello Crow. La sua risata finale rimbomba beffarda fra le corsie deserte dello standardizzato ospedale.”
Sergio Giusti
Questo album è realizzato nell’ambito di SunER, progetto di ARCI Emilia-Romagna sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R. 2/2018, con la collaborazione di Emilia-Romagna Music Commission. che ha già prodotto negli scorsi anni Stefano Pilia, James Jonathan Clancy, Motel Chronicles (Corrado Nuccini, Emidio Clementi) e Bono / Burattini.