La Maddalena, l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna contesta i nuovi criteri per il rilascio dei permessi alle unità senza conducente
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Quaranta punti alle unità a motore più recenti del 2013 e venti punti alle unità a vela. È questo uno degli aspetti dei nuovi criteri di premialità per il rilascio delle autorizzazioni alle unità da diporto senza conducente che suscita la dura reazione dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna (AssonauticiSardegna.org).
Una scelta che, secondo l’Associazione, appare difficilmente conciliabile con la dichiarata volontà di perseguire una sempre maggiore sostenibilità ambientale all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena.
«Probabilmente siamo noi a non avere capito nulla di sostenibilità» ironizza Claudio Denzi, presidente dell’Associazione. «Per anni —prosegue— abbiamo pensato che una barca che può utilizzare il vento per muoversi avesse un vantaggio ambientale rispetto a un’unità che per la propria propulsione dipende solo dal petrolio. Ora scopriamo che, almeno ai fini di questa graduatoria, accade esattamente il contrario».
Il riferimento è ai nuovi disciplinari approvati dal Consiglio Direttivo del Parco il 7 luglio 2026 per regolamentare le attività di noleggio e di noleggio senza conducente nelle “zone Mb” dell’Area Marina Protetta.
Un provvedimento che lo stesso Ente inserisce espressamente in un percorso improntato alla «transizione ecologica», alla mitigazione della pressione nautica e alla salvaguardia della biodiversità.
Proprio per questo, secondo Assonautici NordEst Sardegna, diventa necessario spiegare con particolare chiarezza quali siano i parametri ambientali alla base dei punteggi attribuiti.
40 PUNTI AL MOTORE, 20 ALLA VELA: QUAL È IL CRITERIO AMBIENTALE?
La questione sollevata dagli operatori è molto semplice. Se il criterio vuole misurare, direttamente o indirettamente, il merito ambientale delle unità, perché una barca a vela dovrebbe ottenere un punteggio inferiore rispetto a un gommone o a un’altra unità a motore?
«Non vogliamo limitarci alla battuta. Vorremmo conoscere la motivazione tecnica. Vorremmo sapere se esistano studi, valutazioni ambientali o parametri scientifici dai quali risulti che una normale unità a vela sia ambientalmente meno meritevole di una normale unità a motore. Sarebbe molto utile rendere pubblici tali studi. Potremmo tutti imparare qualcosa» precisa il presidente Claudio Denzi.
L’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna sottolinea infatti che la valutazione della sostenibilità di un’imbarcazione dovrebbe tenere conto di una pluralità di fattori: propulsione, consumi, emissioni, rumorosità subacquea, velocità, frequenza degli spostamenti e potenziale pressione esercitata sull’ambiente marino.
Non si tratta quindi di sostenere che qualunque barca a vela sia automaticamente “ecologica” o che qualunque unità a motore sia ambientalmente dannosa. Il problema è un altro: comprendere quale logica giustifichi una premialità doppia a favore delle unità a motore rispetto a quelle a vela.
FORSE I POTENTI MOTORI OSSIGENANO IL MARE?
Da qui l’ironia degli operatori.
«Forse abbiamo trascurato qualche nuova frontiera della scienza ambientale. Magari il moto ondoso prodotto dalle unità veloci ossigena beneficamente le acque; forse il rumore subacqueo dei motori aiuta cetacei e fauna marina a orientarsi; forse gli idrocarburi e i gas di scarico hanno acquisito improvvisamente proprietà benefiche per l’ecosistema. Oppure, più semplicemente, la motivazione non ha a che fare con l’ambiente» prosegue Denzi.
E c’è anche un ulteriore elemento. Le unità a motore consentono normalmente spostamenti più rapidi e frequenti nell’arco della stessa giornata. Una maggiore mobilità può significare anche un maggior numero di soste e di operazioni di ancoraggio.
«A questo punto dovremmo dedurne che anche l’ancora di una barca a motore sia ambientalmente più sostenibile dell’ancora di una barca a vela» ironizza ancora il presidente dell’Associazione. «Naturalmente —prosegue— sappiamo che non è così».
GLI OPERATORI DEL NORD EST: «NOI ABBIAMO INVESTITO NELLA VELA»
La questione non è soltanto teorica. Secondo i dati forniti dall’Associazione, circa il 40% delle unità appartenenti alle flotte degli operatori associati del Nord Est della Sardegna è costituito da barche a vela.
«Abbiamo investito nella vela perché ritenevamo che rappresentasse una delle strade più naturali verso una nautica maggiormente sostenibile. Scopriamo invece che, nella graduatoria, questa caratteristica rischia di trasformarsi in uno svantaggio» osserva Claudio Denzi.
L’Associazione mette inoltre in evidenza un dato che considera particolarmente significativo: secondo le proprie rilevazioni, le unità a vela rappresenterebbero circa il 40% delle flotte degli operatori dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna, mentre tra gli operatori di La Maddalena la quota non raggiungerebbe nemmeno il 5%.
«Se questi sono i numeri, è inevitabile domandarsi anche quali effetti territoriali produca concretamente il criterio adottato» aggiunge il presidente Denzi.
IL PARADOSSO: IL PARCO RICONOSCE ALTROVE IL VALORE DELLA VELA
La contraddizione appare ancora più evidente considerando che lo stesso sistema tariffario del Parco riconosce attualmente una riduzione del 40% alle unità da diporto a vela per l’accesso all’area protetta.
In altre parole, da una parte la vela viene economicamente incentivata; dall’altra, secondo quanto contesta Assonautici Sardegna in relazione alla graduatoria per le unità senza conducente, riceverebbe una premialità inferiore rispetto alle unità a motore.
«È proprio questa incoerenza che vorremmo fosse spiegata. Non chiediamo privilegi per la vela. Chiediamo semplicemente che le scelte definite ambientali abbiano una motivazione ambientale riconoscibile» sottolinea Denzi.
SBARCHI SULLE SPIAGGE, L’ALTRO PARADOSSO: VIETATI AD ALCUNI, CONSENTITI AD ALTRI
Ma quella tra vela e motore non è l’unica contraddizione che l’Associazione contesta nelle nuove disposizioni. C’è infatti un secondo aspetto che, secondo gli operatori, rende ancora più difficile comprendere la logica ambientale complessiva adottata per la fruizione dell’Arcipelago: le differenti regole previste per lo sbarco sulle medesime spiagge a seconda della categoria di utente o dell’attività esercitata.
Secondo quanto rileva Assonautici NordEst Sardegna, lo sbarco risulta vietato alle unità in locazione senza conducente, mentre per le unità adibite al noleggio sarebbe consentito soltanto in presenza dei requisiti previsti per la propulsione elettrica. I privati, invece, possono continuare a sbarcare. E contemporaneamente continua lo sbarco dei passeggeri trasportati dalle unità adibite al traffico passeggeri, proprio sulle stesse spiagge che si intenderebbe proteggere.
«A questo punto la domanda è inevitabile: l’ambiente cambia a seconda di chi mette piede sulla spiaggia?» domanda Claudio Denzi. «Se un arenile è talmente fragile da rendere necessario vietare lo sbarco al cliente di una barca in locazione, per quale ragione quello stesso arenile può essere raggiunto da un privato o da centinaia di passeggeri trasportati dalle unità da traffico? Il piede di un turista arrivato con una determinata categoria di barca pesa forse meno sulla sabbia?».
È proprio questo, secondo l’Associazione, il punto centrale. Dune, vegetazione pioniera, arenili e fauna non distinguono la qualificazione giuridica dell’unità dalla quale proviene una persona. Se il problema ambientale è costituito dalla pressione antropica esercitata dallo sbarco, il criterio dovrebbe riguardare innanzitutto il numero delle persone e la capacità di carico delle singole aree, non la categoria amministrativa del mezzo utilizzato per raggiungerle.
La contraddizione diventa ancora più evidente considerando che, secondo i dati richiamati dall’Associazione, le unità adibite al traffico passeggeri arrivano a sbarcare migliaia di persone al giorno nell’Arcipelago, concentrandole proprio in alcuni dei punti più delicati.
«Abbiamo un’altra situazione paradossale» prosegue Denzi. «Da una parte si costruiscono limitazioni ambientali estremamente selettive per determinate categorie della nautica; dall’altra continuano sbarchi numericamente enormemente superiori negli stessi luoghi. È una specie di sbarco in Normandia autorizzato, mentre al singolo cliente di una determinata unità viene spiegato che non può mettere piede sulla spiaggia per ragioni ambientali».
L’Associazione torna così su una posizione sostenuta da anni: se una spiaggia deve essere protetta, deve esserlo dalla pressione antropica indipendentemente dalla provenienza del visitatore.
«La soluzione per noi rimane semplice: o tutti o nessuno» sottolinea Denzi. «Se la situazione ambientale richiede di impedire lo sbarco —prosegue— il divieto deve valere per tutti: per l’operatore locale, per la locazione, per il noleggio, per il privato e per il traffico passeggeri. Se invece lo sbarco è ambientalmente sostenibile entro determinati limiti, allora devono essere stabiliti limiti oggettivi, uguali e scientificamente motivati. Quello che non comprendiamo è una tutela dell’ambiente che cambia a seconda del soggetto che trasporta il turista».
Ed è proprio su questo punto che Assonautici NordEst Sardegna richiama quanto sostiene da tempo: accesso alle spiagge soltanto a nuoto, senza attrezzature, permanenza limitata al bagnasciuga e tutela rigorosa delle dune e della vegetazione pioniera, applicando la stessa disciplina a tutti.
«Non chiediamo di consentire a noi quello che viene vietato agli altri. Chiediamo esattamente il contrario: se una misura serve davvero a salvare una spiaggia, applicatela a tutti. L’ambiente non conosce categorie amministrative, autorizzazioni commerciali o provenienza degli operatori. Una spiaggia o è fragile per tutti o non lo è per nessuno» enfatizza il presidente Denzi.
UNA BATTAGLIA CHE VIENE DA LONTANO
La posizione non rappresenta una svolta nella linea dell’Associazione. Negli ultimi anni Assonautici Nordest Sardegna ha ripetutamente sostenuto che la nautica deve accettare limiti e sacrifici quando questi sono realmente funzionali alla conservazione dell’Arcipelago, chiedendo contemporaneamente che gli stessi criteri siano applicati a tutte le forme di pressione antropica.
L’Associazione ha proposto il divieto di sbarco diretto sugli arenili, consentendo l’accesso soltanto a nuoto e limitando la permanenza al bagnasciuga; ha chiesto una rete adeguata di gavitelli a gestione pubblica per evitare gli ancoraggi sulla Posidonia; ha proposto maggiori controlli, una diversa gestione dei contributi d’ingresso e perfino una carbon tax sui motori termici destinata a finanziare la vigilanza ambientale.
Una posizione difficilmente assimilabile, sottolineano gli operatori, a una difesa indiscriminata degli interessi della categoria. «Abbiamo proposto misure che comporterebbero costi e limitazioni anche per noi. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che senza ambiente non possa esistere neppure l’economia nautica» ricorda Denzi.
IL NODO DEGLI SBARCHI SULLE SPIAGGE
Resta poi aperta la questione che l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna denuncia ormai da anni: la pressione antropica esercitata direttamente sugli arenili.
Già nel 2024 l’Associazione aveva sollevato il problema degli sbarchi massivi sulle spiagge più fragili dell’Arcipelago, prendendo posizione anche in occasione della vicenda dei cinghiali di Spargi.
«Per anni abbiamo assistito a migliaia di persone che raggiungono quotidianamente spiagge estremamente delicate, portando con sé borse, ombrelloni, alimenti e attrezzature e calpestando arenili, dune e vegetazione pioniera» ricorda l’Associazione.
Il precedente della Spiaggia Rosa di Budelli, sottoposta da tempo a una tutela rigorosissima, dovrebbe secondo gli operatori indurre a considerare con maggiore attenzione l’impatto della presenza umana sulle spiagge dell’Arcipelago.
«Se vogliamo davvero parlare di sostenibilità, dobbiamo misurare tutte le pressioni e non soltanto quelle politicamente o mediaticamente più convenienti» sostiene Denzi.
LE PROPOSTE DI ASSONAUTICI SARDEGNA
L’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna ribadisce la propria disponibilità a collaborare con il Parco e con tutte le istituzioni competenti e torna a chiedere:
- criteri ambientali trasparenti, misurabili e scientificamente motivati per l’attribuzione delle autorizzazioni;
- valorizzazione effettiva delle forme di propulsione a minore impatto, senza discriminazioni territoriali;
- realizzazione di un’adeguata rete di gavitelli a gestione pubblica e trasparente nelle aree nelle quali occorre evitare l’ancoraggio;
- maggiore vigilanza ambientale e controlli effettivi attraverso l’aiuto degli operatori del territorio;
- interventi sulla pressione antropica degli sbarchi e sulla tutela di spiagge, dune e vegetazione pioniera;
- applicazione di regole uguali per tutti, indipendentemente dalla provenienza degli operatori:
- confronto stabile tra Ente Parco, comunità scientifica e operatori economici per costruire un modello di nautica realmente sostenibile.
«Perché conservare l’Arcipelago e consentire alle imprese di continuare a lavorare non sono obiettivi contrapposti. È proprio dalla capacità di conciliare tutela ambientale ed economia del mare che può nascere un modello avanzato di gestione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena» concludono gli associati di Assonautici Nordest Sardegna.