Rita De Crescenzo travolta dalle polemiche per il caso della scimmietta


Tutti contro Rita De Crescenzo: petizioni, esposti e shitstorm per la scimmietta. Lei: “Ho sbagliato, sto cercando di rimediare”

rita de crescenzo e scimmietta

Passa dalle parole ai fatti il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli che ha presentato un esposto-segnalazione alle autorità italiane dopo i video pubblicati sui social dalla influencer Rita De Crescenzo con la baby-scimmietta. “Gli animali selvatici ed esotici non sono accessori di moda né strumenti per fare visualizzazioni sul web. Ridurre un cucciolo di primate a un animale domestico da esibire con vestitini e biberon significa trasformare un animale selvatico in un oggetto da spettacolo. Dobbiamo evitare che sui social venga normalizzata l’idea di acquistare e possedere animali esotici come fossero semplici animali da compagnia”. Sono le parole dell’esposto di Borrelli con cui chiede alle autorità di compiere i necessari accertamenti sul piccolo cucciolo di primate, mostrato sui social vestito con abiti umani, con il pannolino e alimentato con il biberon durante una vacanza nell’area di Sharm el-Sheikh dell’influencer. Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni rese nei contenuti pubblicati infatti, l’animale sarebbe stato acquistato in Egitto e sempre nei video De Crescenzo fa riferimento a un secondo esemplare.

L’ESPOSTO, COSA CHIEDE

Il parlamentare ha presentato un esposto con richiesta di urgenti accertamenti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Comando carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi – Servizio CITES e all’Ambasciata d’Italia al Cairo tramite l’avvocato Antonio Borrelli.
L’esposto precisa che non intende formulare anticipatamente alcuna accusa nei confronti dei soggetti coinvolti, ma chiede alle autorità di verificare se nella vicenda possano essere ravvisate violazioni della normativa nazionale, internazionale o egiziana. Particolare attenzione viene richiesta anche alla tutela dell’animale, considerate la sua apparente giovanissima età e le modalità con cui viene mostrato nei video.
Attraverso l’esposto il parlamentare chiede, tra le altre cose, l’identificazione e la provenienza del primate, accertare l’esatta specie del primate e la sua effettiva provenienza; verificare se l’animale sia stato acquistato, ricevuto a qualsiasi titolo o rinvenuto e, in caso di acquisto o cessione, identificare il soggetto che lo avrebbe consegnato e verificare la legittimità dell’attività di vendita; accertare se l’esemplare sia nato in cattività oppure sia stato eventualmente sottratto al proprio habitat naturale e/o alla madre. Quindi il parlamentare vuole verificare l’esistenza dei certificati, delle autorizzazioni e della documentazione eventualmente prescritti dalla normativa egiziana e dalla Convenzione Cites. E ancora se la detenzione dell’animale da parte di un privato sia consentita dalla legislazione egiziana e a quali condizioni. Quindi chiede di accertare se sia stata programmata o prospettata l’esportazione dell’animale dall’Egitto e il suo successivo ingresso in Italia o nell’Unione europea e se “nei fatti rappresentati possano ravvisarsi violazioni della normativa nazionale, internazionale o egiziana sulla tutela e sul commercio della fauna selvatica”.

Nella nota diffusa dal deputato di Avs si evidenzia inoltre che “qualora dagli accertamenti dovessero emergere l’assenza delle necessarie autorizzazioni, l’illecita provenienza dell’animale, la sua sottrazione all’habitat naturale oppure condizioni di detenzione incompatibili. viene chiesto alle autorità competenti di adottare tutti i provvedimenti necessari alla tutela dell’esemplare, compreso, laddove ne ricorrano i presupposti, il sequestro o comunque la sottrazione e l’affidamento a una struttura autorizzata e specializzata nella custodia e nel recupero dei primati”.

LA PETIZIONE: 13 MILA FIRME PER CHIUDERE GLI ACCOUNT DELLA TIKTOKER

Ma l’esposto del parlamentare è solo l’ultima di una vera e propria valanga di accuse e iniziative piovute addosso all’influencer napoletana, proprio a seguito della pubblicazione del video con la scimmietta sui suoi canali social. Sono infatti oltre 30 mila le firme raccolte in soli 2 giorni dalla petizione apparsa su Change.org “per chiedere a Meta e TikTok di sospendere gli account della tiktoker e influencer Rita De Crescenzo”. La petizione nasce proprio “a seguito della pubblicazione di contenuti che mostrano l’acquisto e la detenzione di un cucciolo di primate (verosimilmente un cercopiteco), acquistato durante un viaggio in Egitto e gestito come un animale domestico — nutrito con il biberon, vestito, esibito in braccio ai follower in numerosi video”. A motivare la richiesta di oscuramento almeno tre rischi: quelli di emulazione, promozione del commercio illegale di animali esotici e il danno compiuto all’animale.

SI MOBILITA ANCHE ENPA

Anche Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, che nei giorni scorsi ha stigmatizzato l’episodio, ha fatto sapere tramite la sua presidente Giusy D’Angelo, ’che “si è già attivata con i propri legali per verificare la situazione e valutare ogni iniziativa necessari”.

LA GOGNA MEDIATICA

L’indignazione è tangibile sui profili social della stessa influencer: ad ogni post compaiono numerosi commenti di utenti che, nei migliori dei casi, citano normative a tutela degli animali, stigmatizzano lo sfruttamento di esseri viventi innocenti, fino a veri e propri insulti. Insomma, aver mostrato la scimmietta in cuffia rosa, pannolino e biberon è stato un vero boomerang reputazionale per Rita De Crescenzo: l’influencer che ha scatenato l’overtourism di Roccaraso ora è diventata l’obiettivo di una vera e propria shitstorm, o gogna mediatica. Forse anche per questo pochi giorni fa ha A cui ora, con la presentazione di un primo esposto, potrebbero seguire pesanti conseguenze con la giustizia.

L’INFLUENCER FA DIETROFRONT: “HO SBAGLIATO A PREDERLA, ORA CERCO UN POSTO DOVE POSSA VIVERE LA SUA VITA”

Ma ancora di più probabilmente l’influencer teme di essere sbattuta fuori dai social, tant’è che ha provato a correre ai ripari con una specie di mea culpa.

“Ragazzi io lo so che ho sbagliato, ma non ho maltrattato quell’animale, io l’avrei trattata meglio di una figlia. L’avrei portata dal veterinario, fatto le vaccinazioni, l’ho lavata, nutrita, ha dormito con me, non le è mancato niente. Forse ho sbagliato a prenderla, ma l’ho fatto con amore, non per farci soldi o visibilità. Mo’ sto rimediando da sola, sto cercando in Egitto un posto dove possa stare bene, libera, sugli alberi, con i suoi spazi, perché lo so che ha bisogno di vivere la sua vita”: sono le sue parole in un video postato ieri, mercoledì 12 giugno, anche se poche ore prima, in un video aveva detto con fermezza: “La scimmietta resta con me, nessuno me la leva”. Insomma, il caso non è chiuso. Almeno fino a che non lo diventino i profili social di Rita De Crescenzo.

“NON HO MAI VISTO LA MAMMA DELLA SCIMMIETTA. NON SAPREI COME RIPORTARGLIELA”

Poi è passata al contrattacco, suggerendo agli animalisti di prendersela con i circhi e gli acquari o con la “gente famosa”, invece accanirsi che contro di lei: “Quello che mi fa arrabbiare è che ve la prendete solo con me. Il mondo è pieno di infrazioni, è pieno di gente famosa, imprenditori grossi che tengono le scimmiette in casa sui social e non gli dite niente. Se siete davvero animalisti allora dovete esserlo per tutto. Perché non parlate degli zoo? Dei circhi? Degli acquari? ” E ancora: “Tutti tenete cani, gatti, pappagalli, pesci chiusi in un acquario. Se il discorso è che un animale deve stare libero, allora vale per tutti”.

E ancora oggi, è tornata a replicare alle accuse contenute nell’esposto di Borrelli: “Mi viene detto di riportare la scimmietta alla mamma, ma io non l’ho vista, ho visto queste scimmiette nella scatola e mi hanno fatto tenerezza. Ora si sta aprendo questo polverone e mi dispiace, magari potessi restituire la scimmietta alla mamma, ma non saprei come muovermi e come fare, sono qui in Egitto da sola, con la mia famiglia”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)