Incendi boschivi, il ruolo dei satelliti nel monitoraggio dei territori a rischio


La combinazione di condizioni estreme si osserva ormai per periodi sempre più prolungati in vaste aree del pianeta, rendendo il monitoraggio e la previsione degli incendi una sfida sempre più importante per la ricerca scientifica

incendi

Il cambiamento climatico, con il riscaldamento globale e l’aumento della siccità, sta contribuendo a un incremento della frequenza e della gravità degli incendi boschivi. Quando le ondate di calore, oggi più intense e persistenti, si combinano con una vegetazione secca e una bassa umidità dell’aria, creano condizioni particolarmente favorevoli all’innesco e alla propagazione dei roghi. Questa combinazione di condizioni estreme si osserva ormai per periodi sempre più prolungati in vaste aree del pianeta, rendendo il monitoraggio e la previsione degli incendi una sfida sempre più importante per la ricerca scientifica [1].

Davanti a un fenomeno in così rapida evoluzione, il contributo della ricerca scientifica è fondamentale per migliorare la capacità di risposta alle emergenze. In questo, l’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irea) lavora allo sviluppo di sistemi di osservazione della Terra che sfruttano dati satellitari e modelli per monitorare gli incendi, valutarne gli impatti ambientali e, in prospettiva, prevederne l’evoluzione. In un’intervista rilasciata nella puntata del 31 luglio del podcast News dal pianeta Terra, Alice Fabbretto (Cnr-Irea), spiega che «la combinazione di caldo prolungato e siccità ha creato condizioni ideali per gli incendi boschivi nell’Europa meridionale e che una risposta tempestiva è fondamentale per limitarne l’avanzata». Continua evidenziando che «sebbene non sia possibile sapere in anticipo dove si svilupperà un incendio, la tecnologia satellitare si basa sull’integrazione di diverse costellazioni satellitari che consente di rilevarne rapidamente l’innesco e seguirne l’evoluzione, quasi in tempo reale».

In Europa, in particolare, gli incendi boschivi sono aumentati di oltre il 40% negli ultimi vent’anni. Secondo un’inchiesta del The Guardian [2], basata sui dati del Sistema Europeo di Monitoraggio degli Incendi (EFFIS), sviluppato nell’ambito del Copernicus Emergency Management Service della Commissione Europea e gestito dal Joint Research Centre (JRC), dall’inizio dell’anno sono bruciati quasi un milione e mezzo di ettari, una superficie che sfiora di circa tre volte la media storica. Francia e Spagna hanno registrato stagioni particolarmente critiche, superando il proprio record storico; soprattutto la Spagna ha superato di cinque volte la media come numero di incendi. Dal 1981, inoltre, il numero di giornate estive favorevoli allo sviluppo dei roghi è raddoppiato e anche Paesi tradizionalmente meno esposti, come Polonia e Germania, stanno diventando sempre più vulnerabili.

In questo contesto le attività del Cnr-Irea utilizzano, tra gli altri, sui dati del programma Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA); queste informazioni garantiscono una copertura globale e un accesso aperto ai dati di osservazione della Terra, permettendo di fornire servizi di monitoraggio anche ai Paesi che non dispongono di infrastrutture dedicate.

La ricerca non si limita però all’individuazione delle aree percorse dal fuoco. Le ricercatrici e i ricercatori Irea, in collaborazione con l’European Space Agency (ESA) Climate Office, ECSAT, studiano anche gli effetti degli incendi sull’ambiente, in particolare, l’impatto sugli ecosistemi circostanti come le possibili alterazioni della qualità delle acque di laghi e altri corpi idrici, spesso dovute al trasporto di ceneri e sostanze provenienti dalle aree incendiate.

Attraverso l’addestramento di modelli su migliaia di eventi già osservati e l’integrazione di variabili meteorologiche, come temperature elevate, siccità prolungata e condizioni favorevoli all’innesco, sarà possibile simulare la propagazione dei roghi e stimare le aree che potrebbero essere interessate nelle ore successive.

Rendere i dati satellitari uno strumento concreto per prevedere le emergenze, mitigare gli impatti ambientali e fornire a tutta la comunità internazionale informazioni affidabili e accessibili è oggi una priorità fondamentale per affrontare gli effetti, sempre più evidenti, del cambiamento climatico.

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