Strage di Bologna, al corteo anche uno striscione per Fakir e contro lo scudo penale


Al corteo del 2 agosto striscione per Fakir: “Revocare lo scudo penale ora”. Lepore: “Altro che città dell’odio, aiutiamo i fragili”

lepore

In fondo al corteo della commemorazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 ha sfilato oggi anche uno striscione dedicato ad Abderrahim Fakir, l’uomo rimasto ucciso domenica 19 luglio al Pilastro durante un intervento di Polizia. Il messaggio centrale è “Revocare lo scudo penale ora”, scattato per gli agenti di Polizia coinvolti. Lo striscione richiama il 2 agosto, la Uno Bianca e, appunto, cita Fakir per chiedere “verità e giustizia” e “basta omicidi e stragi di Stato”.

La Procura di Bologna ha iscritto gli agenti intervenuti al Pilastro nel “registro modello 45-bis”: si tratta del nuovo registro di annotazione preliminare introdotto recentemente dal ministero della Giustizia che consente al pubblico ministero di annotare fatti di reato che risultano manifestamente commessi in presenza di una causa di giustificazione, evitando l’automatica iscrizione della persona nel registro degli indagati. E’ il meccanismo identificato come scudo penale.

“ALTRO CHE CITTÀ DELL’ODIO, AIUTIAMO I FRAGILI”

“Cari bolognesi non abbiate paura. Perché noi, noi bolognesi, possiamo marciare orgogliosi di quello che siamo e di quello che abbiamo fatto. E siamo consapevoli che la democrazia in questo paese si salva con la partecipazione”. Lo dice il sindaco di Bologna Matteo Lepore, intervenendo oggi dal palco davanti alla stazione di Bologna nel 46esimo anniversario della strage del 2 agosto.

Ma le parole del primo cittadino, finito sotto scorta per le minacce ricevute all’indomani del caso Fakir, vanno oltre la commemorazione della strage. “Qualcuno racconta Bologna come una città cupa, dilaniata, quasi consumata dall’odio e dalla paura, io vedo un’altra città. La vedo qui oggi, adesso, anche mentre ricordiamo una strage, la vedo nelle scuole che rinnoviamo, piene di bambini e bambine, il nostro futuro, la nostra speranza. Bologna non è una città dell’odio. È una città che, ogni giorno, sceglie deliberatamente di prendersi cura di sé, e lo fa proprio a partire dai più fragili”.

Nel suo intervento, molto applaudito, il primo cittadino si e’ soffermato anche sulla “cultura della morte” del fascismo, una cultura “non è confinata al Novecento. Ha ancora oggi le sue voci, spesso più forti di quanto vorremmo credere”. “Ha la voce di chi, pochi giorni fa, davanti a esseri umani in fuga verso le coste spagnole di Ceuta, illusi da notizie social false e improvvisamente diffuse in Marocco tra la popolazione, ha scelto di paragonarli pubblicamente a un’invasione di zombie, riducendo la disperazione di persone reali a un fotogramma horror da condividere per calcolo e cinismo politico. Ha la voce e il gesto di chi, ancora oggi, nelle piazze di città italiane, alza il braccio teso gridando ‘presente’ in adunate che si ripetono con una frequenza che dovrebbe preoccupare tutti noi e soprattutto le autorità competenti. Sono linguaggi diversi da quelli del 1980, ma nascono dalla stessa radice: la convinzione che esistano vite che contano meno di altre, corpi che si possono deridere, deumanizzare, ridurre a minaccia invece che riconoscerli come persone”. Ecco perché, secondo il sindaco Pd, “è giusto riconoscere l’antifascismo come ragione comune e fondativa del nostro patrimonio di valori. L’Italia è e deve rimanere antifascista, indipendente, unita e indivisibile, un paese europeo e mediterraneo, un paese accogliente e antirazzista, fondato su principi di non violenza e di pace, di libertà e di democrazia”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)