A settembre la vendita all’asta da 24 milioni di euro
Un maxi sequestro per 29 milioni di euro tra immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie, perquisizioni a Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari e sei indagati per bancarotta fraudolenta, tra cui un uomo residente a Cuba ma domiciliato a Riccione, ritenuto il ‘dominus’ del sodalizio. È il risultato dell’operazione ‘Infinity rent’ scattata stamattina da parte dei militari del Comando Provinciale di Rimini della Guardia di finanza, coordinati dalla Procura.
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LE INDAGINI DOPO IL FALLIMENTO DELLA PROPRIETÀ
Le indagini sono partite dopo il fallimento dichiarato (a seguito del rigetto di un concordato preventivo), della Marebello Spa, società proprietaria dello storico complesso affacciato su viale Milano, a due passi da viale Ceccarini e piazzale Roma.
La Gdf ha ricostruito un complesso sistema fraudolento che faceva uso di contratti d’affitto d’azienda con società amministrate da prestanome riconducibili appunto al ‘dominus’ dell’intreccio societario.
Secondo l’accusa, le società per anni non hanno pagato l’affitto alla società proprietaria, determinandone l’insolvenza e il fallimento. Inoltre il compendio non è stato mai riconsegnato alla società proprietaria, né poi alla curatela fallimentare, continuando ad essere detenuto e gestito abusivamente, tramite ulteriori contratti di subaffitto d’azienda fittizi. Da quanto è emerso, nonostante le licenze fossero state revocate, la gestione commerciale delle strutture è proseguita senza soluzione di continuità, danneggiando sia la procedura fallimentare, che l’Erario, visto che gli incassi sarebbero stati prevalentemente “in nero”. L’operazione delle Fiamme gialle Rimini è stata svolta anche con l’aiuto dei Reparti territoriali e delle unità cinofile “cash dog” che vengono usate per cercare denaro contante nascosto.
IL MONUMENTO DEL TURISMO ROMAGNOLO IN VENDITA ALL’ASTA
Proprio a seguito delle sue sventure finanziarie, il Tribunale di Rimini ha fissato per il 23 settembre prossimo, alle 10, la vendita all’asta del Grand Hotel di Riccione. La storica struttura in stile Liberty versa in uno stato di degrado e abbandono e risulta chiusa dopo il fallimento dichiarato nel 2023. La procedura prevede un prezzo base di 24.864.000 euro e un rilancio minimo di 250.000,00 euro. In vendita l’intero lotto, in ‘un’unica soluzione’: il corpo centrale del Grand Hotel con area parcheggio e pubblico esercizio, Villa Bianca e Villa Bruna, la Torre ’900, magazzini, negozi, appartamenti e locali adibiti a ristorante, oltre alla piscina interrata.
Il Grand Hotel Riccione fu progettato nel 1929, per volere di un imprenditore milanese, il Commendatore Gaetano Ceschina che ne diede l’incarico all’architetto Rutilio Ceccolini di Pesaro. Fu costruito a tempo di record, in soli 100 giorni. Dotato di 155 stanze, fu considerato “il più grandioso e moderno albergo della riviera romagnola”.
Ai suoi esordi, negli anni trenta, poteva registrare tra i suoi ospiti più importanti Benito Mussolini che lo utilizzò anche per incontri con capi di Stato esteri e rese il Grand Hotel uno dei ritrovi privilegiati dell’élite fascista. Durante la seconda guerra mondiale, la struttura fu scelta per ospitare il comando delle truppe alleate. Nel dopoguerra l’hotel continuò ad ospitare personalità e congressi, tra cui ill Congresso Nazionale della Stampa che, nell’edizione del 1950, vide la presenza del presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)