Da Madrid a Barcellona, è festa grande in tutta la Spagna per il trionfo ai Mondiali 2026


Spagna campione del mondo: dalle grandi piazze di Madrid alle ramblas di Barcellona, dai vicoli bianchi di Granada alle rive di Valencia fino alle piazze di Córdoba, esplode la festa attesa da 16 anni

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Il cielo è rosso sopra New York ma, soprattutto, su ogni città della Spagna. Dopo aver battuto in finale l’Argentina di Messi e conquistato la Coppa del Mondo per la seconda volta nella propria storia, il triplice fischio scatena un boato che attraversa l’Oceano e si trasforma in un unico, immenso urlo collettivo che unisce l’intero Paese iberico.
Per qualche istante sembra quasi calare il silenzio, quello dell’attesa e della paura. Poi, dopo l’1-0 finale, ovunque esplode la fiesta: dalle grandi piazze di Madrid alle ramblas di Barcellona, dai vicoli bianchi di Granada alle rive di Valencia fino alle piazze di Córdoba, le bandiere rosse ondeggiano come fuochi d’artificio nella notte che illumina la Spagna e che le regala la seconda stella. Nelle strade di Siviglia e Bilbao, sui lungomare di Malaga e nei piccoli borghi, bambini in braccio ai genitori e ai nonni cantano gli stessi cori. Perfino chi indossa la maglia della squadra di club rivali sorride, piange e si lascia andare agli abbracci. Le ‘Furie rosse’ restituiscono al Paese un pezzo della sua storia: è di nuovo festa, come nel 2010, quando la Roja salì sul tetto del mondo. Per una notte non esistono divisioni e gerarchie tra le tifoserie: Real Madrid, Barcellona, Atlético Madrid, Betis, Valencia, Siviglia. Tutte le sciarpe si confondono, tutte le rivalità si annullano per celebrare un’unica bandiera, quella della Nazionale iberica.

Una festa che coinvolge non solo gli spagnoli, ma anche i tantissimi turisti che, quasi per caso, si ritrovano a vivere un momento storico per il mondo del calcio. Nessuno risparmia abbracci, tutti piangono, brindano, ballano sui marciapiedi e improvvisano cortei lungo le strade. Le piazze diventano palcoscenici, i clacson delle auto e delle moto risuonano senza sosta insieme alle trombette e persino le luci dei lampioni sembrano applaudire l’impresa di Yamal e compagni. C’è addirittura chi si presenta vestito da torero, mentre alcune ragazze sfoggiano sgargianti abiti da ballerine di flamenco. Tra la folla compaiono anche cartelli ironici che celebrano la ‘morte calcistica’ dell’Argentina, tra sfottò e riferimenti alla finale appena vinta in casa Trump.

Nei bar e nelle piazze allestite con i maxischermi la gente rimane davanti alle immagini della premiazione, immortala ogni istante con i telefoni e continua a intonare cori che sembrano non finire mai. Anche i centri più piccoli, dove solitamente si sentono soltanto i rintocchi dei campanili, vengono invasi dai cori e dai colori: è una festa che non conosce differenze di lingua, età o provenienza.

Abbiamo aspettato questo momento per 16 lunghissimi anni– dice Benjamin- festeggeremo fino all’alba”. “Oggi non esistono Barcellona, Real Madrid o Atlético Madrid- aggiunge Mariana- esiste soltanto la Spagna. Grazie ai nostri eroi: da Unai Simón a Dani Olmo, da Rodri a Fabián Ruiz, fino a Ferran Torres e Lamine Yamal e al nostro grande allenatore Luis De La Fuente: tutti loro ci hanno regalato un sogno”.

La gioia si trasforma, così, in una marcia trionfale. Le strade diventano fiumi di persone che avanzano senza una meta precisa, spinte soltanto dal desiderio di festeggiare la Coppa del Mondo. Terrazze e balconi si riempiono di brindisi improvvisati, i giovani salgono sui lampioni, gli anziani sorridono con gli occhi lucidi. C’è chi accende fuochi d’artificio che si confondono con i cori e, tra un abbraccio e l’altro, rivive i momenti salienti della finale: il gol decisivo di Ferran Torres, le reti annullata a Nico Williams e allo stesso Ferran Torres, le parate di Emiliano, ‘Dibu’, Martinez, le giocate di Rodri e i nomi destinati a rimanere scolpiti per sempre nella memoria di tutti gli spagnoli che hanno vissuto questa notte magica.

È una riconciliazione collettiva: per un’intera notte, e probabilmente per i prossimi giorni, la Spagna dimentica divisioni e discussioni, riconoscendosi in un’unica esultanza. Da Madrid a Santander, da Saragozza a Murcia, da Toledo a Cadice, la mappa dei festeggiamenti si trasforma in un’unica marea umana che coinvolge anche le isole di Ibiza, Maiorca, Tenerife e Formentera, dove anche le calette e i porti diventano luoghi di festeggiamenti. I turisti arrivati per il sole e il mare e rimasti per assistere a un momento storico si mescolano agli spagnoli e aggiungono voci, bandiere prese in prestito e sorrisi spontanei, rendendo le celebrazioni ancora più gioiose.

Alla fine la Coppa del Mondo è molto più di un trofeo. È il simbolo di una notte che unisce un Paese intero, riportando milioni di persone nelle piazze 16 anni dopo il trionfo del 2010.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)