Vania Elettra Tam e AjnoS con “Mi stai sulla pelle” alla Orizzonti Arte Contemporanea


La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni inaugura sabato 18 luglio alle ore 19.00 la mostra bipersonale, Mi stai sulla pelle, di Vania Elettra Tam e AjnoS a cura di Carlo Micheli

Vania Elettra Tam e AjnoS

La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni inaugura sabato 18 luglio alle ore 19.00 la mostra bipersonale, Mi stai sulla pelle, di Vania Elettra Tam e AjnoS a cura di Carlo Micheli.

Mi stai sulla pelle è una mostra che non resta in superficie: entra, s’insinua, morde, vibra. Qui il corpo non è un tema da manuale, ma un territorio vivo, dove emozioni e memorie si attaccano come soprannomi azzeccati. La pelle diventa paesaggio, diario, specchio: tutto ciò che siamo — e ciò che fingiamo di non essere più — torna a galla.

Due artiste, due mondi, un’unica scossa.

Vania Elettra Tam, scrive il curatore, porta in scena corpi che non hanno paura di raccontarsi. Il ciclo “Mi ricompongo” è trasfigurato da un mix esplosivo di ironia, confessioni e musica sotto forma di tatuaggi: ex amanti cancellati come titoli di vecchi capitoli, Beethoven che convive con i Sex Pistols, Elvis che fa l’occhiolino ai Nirvana. Tam non tatua: scrive. Scrive ciò che brucia, ciò che resta, ciò che fa ridere quando ormai non fa più male. La pelle diventa un diario rock, senza filtri e senza pudore.

AjnoS lavora dall’interno, come se ascoltasse il corpo con un microfono puntato sul cuore. Le sue figure dagli occhi enormi non guardano… assorbono. Sono attraversate dai quattro elementi — terra, acqua, aria, fuoco — non come simboli, ma come ingredienti vitali. Per lei la natura non è sfondo, ma materia che ci compone. Radici, membrane, vuoti, fratture: ogni elemento è una voce che affiora. Un promemoria potente: siamo, da sempre, la stessa carne del mondo.

Due direzioni, un unico brivido. Tam mostra ciò che resta. AjnoS ciò che affiora. Insieme ricordano che la pelle non è un dettaglio estetico: è un linguaggio. Un confine che non separa, ma unisce.

Mi stai sulla pelle è una mostra da gustare lentamente, come lentamente osserviamo un tatuaggio che racconta troppo, o una lacrima che scivola lenta da occhi grandi come specchi. Ogni segno è un incontro, una perdita, una trasformazione. Qui il corpo non è immagine, è luogo. E la pelle non è ciò che ci divide dal mondo, ma ciò che del mondo ci resta addosso.