Myky in radio e in digitale con “Popxic”


Dopo averne annunciato l’uscita tramite i suoi canali social, MYKY ha interpretato per la prima volta dal vivo in anteprima “POPXIC”, il suo nuovo singolo

myky cover

Dopo averne annunciato l’uscita tramite i suoi canali social, MYKY ha interpretato per la prima volta dal vivo in anteprima “POPXIC”, il suo nuovo singolo, allo Stadio “Diego Armando Maradona” di Napoli durante l’entusiasmante “Derby dei Campioni”, tenutosi lo scorso 29 maggio 2026.

Ciò che spiazza è lo scenario tematico della canzone: su un arrangiamento elettropop che, sin dall’intro, proietta l’ascoltatore sotto il palco di un immaginario live anni ’80, si avvicendano visioni cupe di un afterlife acido e fluorescente.

Myky ci sorprende fin dal primo verso: no heartbeat sound, nessun battito del cuore, in netta opposizione a quell’ “I’ve got that heart” – il cuore che è tema portante, anche come componente visuale dello staging, di Outta Tune, la sua proposta eurovisiva di quest’anno.

“Popxic” svela i retroscena autodistruttivi che spesso si celano dietro le luci e i lustrini del successo. Come evoca il titolo, una crasi tra “POP” e “TOXIC” (pop tossico), l’arte e lo spettacolo sono segretamente attraversati da venature velenose di dipendenza. Forse non è un caso che la parola “toxic” sia entrata a far parte del nostro vocabolario dai tempi di Britney, esempio vivente della trappola che il successo può diventare. Una parola che si applica a tutto ciò – sentimenti, relazioni, passioni – che fa del male ma da cui è difficile, forse impossibile, distaccarsi, come ripete il ritornello: toxic pop, I can’t stop. E questo “toxic pop” rappresenta tutto ciò che l’artista insegue: il successo che sembra sempre lasciarlo indietro, sfuggendo un passo più in là… o forse è l’artista che, per inseguire il successo, lascia indietro se stesso e la sua vera identità? Questa rincorsa estenuante corrode come un veleno, come un fluido viscoso che non scorre via, e consuma come una dipendenza. Dipendenza da cosa? Dal successo? Dalla musica?

In questo brano, coraggioso fino all’osso, Myky decostruisce lo stesso mondo a cui dichiara di appartenere. Eppure – come nel più classico degli schemi dialettici tra eros e thanatos – la stessa energia che brucia, consuma e distrugge è quella irrinunciabile che anima la vita stessa. “Quod me nutrit, me destruit”: ma è vero anche il contrario; ciò che mi distrugge è, paradossalmente, quello che alla fine mi alimenta, mi carica, mi tiene vivo.

Oltre la vita e oltre la morte, la musica brucia e illumina, e tutto diventa palcoscenico. Lo spettacolo continua. Dovunque, comunque.