L’associazione dei familiari delle vittime di Ustica è decisa a chiedere la non archiviazione al processo. E ancora attende una risposta dalla premier Giorgia Meloni
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L’associazione dei familiari delle vittime di Ustica è decisa a chiedere la non archiviazione al processo. E ancora attende una risposta dalla premier Giorgia Meloni. “Se non ci riesce la magistratura, ci deve riuscire la politica”, ammonisce la presidente Daria Bonfietti, questa mattina in Consiglio comunale a Bologna per la commemorazione per il 46esimo anniversario. In serata, è arrivata la nota di Palazzo Chigi che annuncia: “Ci opporremo alla richiesta di archiviazione“.
Recita la nota di Palazzo Chigi: “Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Ustica. L’udienza nel corso della quale il giudice sarà chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione è stata fissata per il prossimo 30 settembre. Allo stato attuale non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari”.
LE PAROLE DI DARIA BONFIETTI
“Noi aspettiamo che l’ultimo pezzo di verità venga accertato– ricorda Bonfietti- perché sapendo per certo che il DC9 dell’Itavia è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, non riusciamo ad accettare che si archivi senza essere riusciti a trovare gli autori materiali. Chi è stato ad abbatterlo? Se non ci riesce con le armi della magistratura e della giustizia, con indagini e rogatorie, ci deve, io credo, riuscire la politica”.
Secondo Bonfietti, “il Governo del mio Paese deve muoversi in maniera ben più sostanziale per pretendere risposte dai Paesi amici e alleati sulle loro presenze certe (lo ripete tre volte, ndr) nei nostri cieli”. Per la presidente dell’associazione, “non c’è nulla di opinabile, è tutto già scritto e nelle 450 pagine depositate dai pm che ne chiedono l’archiviazione ci sono molte cose importanti”. Ad esempio, cita Bonfietti, si parla della portaerei Foch “presente quella notte nel Tirreno e sempre negata dalla Francia. Ci sono esercitazioni militari francesi e americane che partono dalla base di Grazzanise, sempre negata e non raccontata”. In altre parole, afferma la presidente, “ci sono nuove indagini da completare e credo che chiederemo la non archiviazione per questo. Ma insisto: se la magistratura non ci riesce, ci deve riuscire la politica“. Nei giorni scorsi, Bonfietti ha lanciato per questo un appello anche alla premier Giorgia Meloni.
“Non ho avuto risposte ancora- dice la presidente- è stato ieri l’incontro al quale mi riferivo. Chiedevo a Meloni di dire all’Avvocatura dello Stato di costituirsi come ci siamo costituiti noi contro l’archiviazione chiesta dai pm. Dovrebbe essere importante che il Governo chieda, che voglia anche lui sapere che cosa successe quella notte nei nostri cieli”. E poi, aggiunge Bonfietti, “che nell’incontro che c’era l’altro giorno con Macron tendesse a chiedere, a pretendere una qualche risposta anche da loro”.


LEPORE: “DOPO MURI GOMMA, IL PAESE NON PERMETTA ARCHIVIAZIONI DI COMODO“
L’appello dei familiari delle vittime di Ustica affinchè non venga archiviata l’inchiesta della Procura di Roma “lo condivido e lo rilancio. In questi 46 anni abbiamo avuto depistaggi e muri di gomma, adesso è la stagione delle archiviazioni di comodo e io credo che questo il nostro Paese non lo debba permettere”. Lo afferma il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, prima di aprire la cerimonia che si svolge oggi nel capoluogo emiliano per il 46esimo anniversario della strage.
“Il presidente della Repubblica è già intervenuto e lo ringrazio come sempre perché è molto vicino ai familiari delle vittime. Ha chiesto anche che tra Paesi alleati ci sia un chiarimento- continua Lepore- e credo ci sia un contesto internazionale che lo permette: 46 anni dopo non vedo i motivi per i quali i Paesi alleati, in particolare la Francia, non debbano con chiarezza mettere a disposizione le informazioni che hanno”.

LEPORE: “PARENTI HANNO EVITATO CHE PAESE SI VOLTASSE ALTROVE”
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nel giorno del 46esimo anniversario della strage di Ustica rende omaggio ai familiari delle vittime: “In questi 46 anni avete fatto una cosa enorme, avete impedito che il Paese si girasse dall’altra parte e avete ricordato a tutti noi che la verità è un diritto, un fondamento preciso della nostra convivenza. E che una Repubblica che lascia sole le vittime a un certo punto non fa altro che ferire sè stessa e minare la sua credibilità”.
La battaglia dei parenti “ha dato alla parola memoria un significato nuovo e completo”, continua il sindaco nella cerimonia che si è svolta oggi in Comune a Bologna: “Avete custodito i nomi, avete cercato le carte, le prove e le contraddizioni, avete trasformato dolori privati in coscienza pubblica e nella voglia di ottenere nei Tribunali della Repubblica italiana tutta la verità”. Lepore ricorda poi il giornalista Andrea Purgatori, rivolgendosi ai suoi familiari per dire che “siamo al loro fianco, di più ancora, affinché ci sia piena verità anche su quello che è successo alla sua persona in merito alla sua scomparsa. Non potrebbe essere altrimenti dopo quello che Andrea ha fatto per tutti noi”. Sulle circostanza della morte di Purgatori nel 2023, infatti, è aperto un processo che vede rinviati a giudizio quattro medici. C’è una cosa, prosegue poi il sindaco, che Bologna “ha imparato nel modo più duro: che le democrazie vengono ferite dalla violenza e vengono ferite anche quando la verità viene rinviata, non soltanto negata. Quando le responsabilità si perdono nei corridoi, quando i cittadini percepiscono che qualcuno sa e sceglie il silenzio”.
Si tratta di “una questione di fiducia che va meritata, ma è soprattutto una questione democratica, la più grande questione democratica- afferma Lepore- che attraversa la storia del nostro Paese dal dopoguerra in avanti. È la questione morale che Ustica consegna ancora oggi alla Repubblica”. La domanda su Ustica, quindi, “riguarda il passato ma misura certamente il nostro presente”, avverte Lepore. Ed ecco perché Bologna “continuerà a fare la propria parte e lo farà anche realizzando il parco e il polo della memoria”, ricorda il primo cittadino, affinchè questo luogo “lavori sulle stragi, le strategie della tensione e i depistaggi che hanno caratterizzato la storia del Paese. Lo faremo quindi non solo per Bologna, ma per tutta l’Italia”.
Questo sapendo che già oggi “anche per tante altre stragi e per tanti familiari- sottolinea Lepore- Bologna è una fiaccola della speranza”. Questo “l’ho misurato in questi anni, prima da assessore e poi da sindaco”, continua Lepore, ascoltando le testimonianze di quei familiari che dicono: “Vorremmo anche noi una Regione che digitalizza gli atti, un museo dove i resti dei nostri relitti possono essere rappresentati, le istituzioni che marciano ogni anno accanto a migliaia di cittadini e cittadine, progetti nelle scuole che ogni anno ripiantano il seme della speranza”. E oggi, dunque, “da Bologna diciamo ancora che vogliamo giustizia”, afferma il primo cittadino, perchè “la memoria non si archivia, si custodisce, si pratica e si consegna al futuro. Bologna continuerà a farlo con rispetto, con fermezza, con amore civile finché questa richiesta di verità non sarà più soltanto una richiesta delle famiglie, come qualcuno vorrebbe, ma un patrimonio comune della nostra Repubblica”.
LEPORE: “IL GOVERNO HA IL COMPITO DI FAR COLLABORARE GLI ALLEATI”
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in merito alla strage di Ustica “ha ricordato che la Repubblica continuerà a cercare collaborazione anche dai Paesi amici per ricomporre pienamente ciò che avvenne il 27 giugno 1980. E io credo che questo debba essere il compito anche del nostro Governo, certamente di chi indossa la fascia tricolore. Questo è il mandato per tutte le istituzioni, deve diventare un’azione”. Lo dichiara il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, durante la cerimonia che si svolge oggi sotto le Due torri per celebrare il 46esimo anniversario della strage.
PD BOLOGNA: “NO ARCHIVIAZIONE E GOVERNO OTTENGA RISPOSTE”
Nel 46esimo anniversario della strage di Ustica, anche il Pd di Bologna prende posizione per chiedere che non venga archiviata l’inchiesta della Procura di Roma e per sollecitare il Governo italiano affinchè arrivino le risposte che ancora mancano dai Paesi alleati. Perchè “dopo 46 anni- afferma il segretario provinciale Enrico Di Stasi- i parenti delle vittime chiedono ancora verità completa e giustizia”.
La magistratura romana, ora, deve decidere sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta e il Pd bolognese, “sostenendo le motivazioni dell’Associazione parenti delle vittime della strage, guidata da Daria Bonfietti- continua il segretario- chiede con forza che l’inchiesta prosegua, che non si rinunci alla ricerca della giustizia e che il Governo faccia il suo dovere, ottenendo risposte dai Paesi amici e da quelli della Nato”. Allo stesso tempo, “sosteniamo con forza tutte le iniziative parlamentari per ottenere l’ultimo tassello di verità, da ultimo quella del parlamentare del Pd Andrea de Maria- aggiunge Di Stasi- per fare luce sulla indisponibilità degli archivi del ministero dei Trasporti per gli anni dal 1969 al 1984, che potrebbero contenere documentazioni importanti sulla strage”. L’interrogazione, ricorda il dirigente dem, “chiede che il Governo riferisca in aula sulla attività della Commissione amministrativa e sulle attività di versamento dei documenti esistenti, istituita dalla direttiva Renzi-Draghi”. Al fianco dei parenti delle vittime anche Virginio Merola, parlamentare Pd ed ex sindaco di Bologna: “Sostengo tutte le iniziative che hanno l’obiettivo di non archiviare l’inchiesta giudiziaria e di attivare il Governo italiano. Come ha detto il nostro presidente Sergio Mattarella, ricomporre quanto accaduto il 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile”.
MATTARELLA: “SEGNO INCANCELLABILE NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA”
“Sono trascorsi 46 anni dalla strage nei cieli di Ustica. In questo giorno di raccoglimento e di memoria, il pensiero di vicinanza e di solidarietà va anzitutto ai familiari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile e da un dolore profondo che il tempo non può lenire. Nella storia della Repubblica il segno di quella catastrofe non è cancellabile. Ottantuno vite vennero distrutte. Morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo. Tanti i corpi che non trovarono sepoltura. La ricostruzione di quanto accaduto è rimasta a lungo nebulosa, la via della ricerca della verità, tuttavia, è stata percorsa e ha portato a risultati significativi. Ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno in quel tragico 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)