Tremila foto rubate sotto le gonne delle passanti diventano una mostra. Dai pedinamenti per strada alla galleria d’arte all’insaputa delle vittime: esplode la bufera sul caso Ray Banhoff
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Un progetto fotografico nato oltre dieci anni fa è improvvisamente diventato il centro di un acceso scontro mediatico e di una mobilitazione legale che minaccia di spostare la vicenda dalle piattaforme social alle aule di un tribunale. Nel mirino delle critiche è finito Ray Banhoff (all’anagrafe Gianluca Gliori, fotografo toscano classe 1982), autore di “Fie”, una raccolta di oltre tremila scatti realizzati fotografando di nascosto donne a Milano, travolto da accuse di sessismo, violazione della privacy e molestie.
IL CASO “FIE”: MIGLIAIA DI IMMAGINI SENZA CONSENSO
Il lavoro in questione risale al periodo compreso tra il 2012 e il 2015, anno in cui è stato racchiuso in un volume autoprodotto. Per stessa ammissione dell’autore, si è trattato di un’attività “compulsiva” durata circa un triennio. L’obiettivo di Banhoff ha catturato volti, passanti a figura intera, ma anche dettagli anatomici come décolleté, gambe, glutei e inquadrature dal basso fin sotto le gonne.
Tutte le immagini hanno una caratteristica comune: sono state scattate a insaputa dei soggetti ritratti, intercettati giorno dopo giorno lungo i tragitti quotidiani per strada, sui marciapiedi o all’interno dei tram milanesi.
L’ESPOSTO IN PROCURA: IL VOLTO RESTA DI CHI LO INDOSSA
La mobilitazione si sta trasformando in un’azione giudiziaria concreta. Tra i numerosissimi commenti di condanna è intervenuta anche l’avvocata Cathy La Torre, che ha annunciato l’intenzione di presentare un esposto formale alla Procura della Repubblica per verificare l’esistenza di profili penali.
Secondo i legali e le attiviste coinvolte, l’operazione violerebbe non solo il codice della privacy e il diritto d’autore, ma configurerebbe veri e propri reati legati alla molestia e alla ripresa non consensuale di parti intime. “In Italia il tuo volto resta tuo”, ricordano i promotori della denuncia, sottolineando come l’esposizione, la vendita o la pubblicazione di immagini altrui necessitino tassativamente del consenso esplicito del soggetto interessato.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)