I risultati dello studio di fase 2 JASMINE sull’impiego di nipocalimab, anticorpo monoclonale anti-FcRn, in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES)
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Al congresso EULAR, sotto forma di late breaking abstract, sono stati presentati i risultati dello studio di fase 2 JASMINE sull’impiego di nipocalimab, anticorpo monoclonale anti-FcRn, in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES).
Dai dati è emerso che nipocalimab ha raggiunto l’endpoint primario, riducendo l’attività di malattia a 24 settimane negli adulti affetti da malattia di grado moderato-severo. Il beneficio si è mantenuto fino alla settimana 52, in particolare al dosaggio di 15 mg/kg, con risposte più marcate nei pazienti positivi agli autoanticorpi associati al lupus.
Questo dato è rilevante perché JASMINE rappresenta il primo proof-of-concept clinico dell’inibizione del recettore Fc neonatale nel lupus sistemico.
Razionale e obiettivi dello studio
Il LES è una malattia autoimmune cronica, sostenuta in larga parte da autoanticorpi e immunocomplessi, che può colpire cute, articolazioni, rene, sistema nervoso, apparato cardiovascolare e polmoni. Nonostante le terapie disponibili, molti pazienti continuano a presentare attività di malattia, rischio di danno d’organo irreversibile e necessità di ricorso ai glucocorticoidi o agli immunosoppressori.
Nipocalimab è un trattamento sperimentale immunoselettivo progettato per bloccare il recettore Fc neonatale, o FcRn. Questo recettore contribuisce al riciclo e alla persistenza in circolo delle immunoglobuline G. Inibendolo, nipocalimab mira a ridurre i livelli di IgG circolanti, inclusi gli autoanticorpi patogeni e gli immunocomplessi implicati nell’infiammazione del lupus, preservando al tempo stesso funzioni immunitarie considerate critiche.
L’obiettivo dello studio JASMINE è stato quello di valutare l’efficacia, la farmacodinamica e la sicurezza di nipocalimab in pazienti adulti con LES moderato-severo, già trattati con terapie di background consentite dal protocollo.
Disegno dello studio
JASMINE è uno studio di fase 2, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli e dose-ranging. Ha incluso 228 adulti di età compresa tra 18 e 65 anni con LES attivo moderato-severo, definito da misure consolidate di attività di malattia, positivi per anticorpi antinucleo, anti-dsDNA e/o anti-Smith, e con risposta insoddisfacente ad almeno un trattamento standard of care.
I partecipanti al trial sono stati randomizzati, secondo uno schema 1:1:1, a trattamento con nipocalimab endovena alla dose di 5 mg/kg, nipocalimab 15 mg/kg o placebo ogni 2 settimane fino alla settimana 52, in aggiunta ai farmaci di background consentiti. Questi includevano corticosteroidi orali (OCS), antimalarici e non più di due immunomodulatori tra azatioprina, mofetil micofenolato, acido micofenolico e metotrexato orale.
L’endpoint primario era rappresentato dalla risposta SLE Responder Index-4, o SRI-4, alla settimana 24. Gli effetti farmacodinamici e la sicurezza, inclusi gli eventi avversi, sono stati valutati fino alla settimana 58.
Risultati principali
Endpoint primario raggiunto a 24 settimane
Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario. Alla settimana 24, una quota maggiore di pazienti trattati con nipocalimab 15 mg/kg più terapia di background ha ottenuto una risposta SRI-4 rispetto ai pazienti trattati con placebo più terapia di background (53,5% vs. 46,7%). La risposta SRI-4 è una misura composita usata negli studi clinici sul lupus e integra tre indici validati: SELENA-SLEDAI, Physician Global Assessment e BILAG 2004.
Beneficio mantenuto fino alla settimana 52
Il beneficio clinico è proseguito oltre l’endpoint primario. Alla settimana 52, endpoint secondario chiave, il 53,6% dei pazienti trattati con nipocalimab 15 mg/kg ha raggiunto una risposta SRI-4, rispetto al 39,7% dei pazienti trattati con placebo più terapia di background.
Anche il Lupus Low Disease Activity State, o LLDAS, ha favorito nipocalimab: alla settimana 52, il 37,5% dei pazienti trattati con 15 mg/kg ha raggiunto LLDAS rispetto al 20,5% nel gruppo placebo.
Questo dato è importante perché LLDAS è coerente con una strategia treat-to-target nel lupus, nella quale il trattamento viene guidato da valutazioni regolari dell’attività di malattia con l’obiettivo di raggiungere la remissione o, quando non possibile, la ridotta attività di malattia.
Risposte più marcate nei pazienti autoanticorpo-positivi
Un segnale particolarmente rilevante ha riguardato la popolazione predefinita autoanticorpo-positiva, che rappresenta la grande maggioranza dei pazienti con lupus sistemico. In questo sottogruppo, alla settimana 52, i tassi di risposta SRI-4 sono stati più elevati con nipocalimab rispetto al placebo (58,2% vs. 36,1%). Anche il raggiungimento di LLDAS è risultato maggiore (38,9% vs. 18%).
La popolazione autoanticorpo-positiva era definita dalla presenza, durante lo screening, di almeno uno di questi fattori: positività per anti-dsDNA, anti-Smith, oppure ANA positivi associati a positività per anti-Ro, anti-RNP o storia di anti-dsDNA.
Tale risultato rafforza il razionale del farmaco, che mira a ridurre le IgG patogene e gli autoanticorpi implicati nella malattia.
Sicurezza
Il profilo di sicurezza di nipocalimab è risultato in linea con quello osservato in studi precedenti e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Le reazioni avverse più comuni nei pazienti con lupus trattati con nipocalimab, riportate in almeno il 10% dei casi, sono state la nasofaringite, la cefalea, le infezioni delle vie urinarie e la nausea.
Implicazioni cliniche
I risultati dello studio JASMINE suggeriscono come il blocco di FcRn possa rappresentare un nuovo approccio terapeutico nel lupus sistemico, diverso dai meccanismi già disponibili. Il punto centrale è la possibilità di intervenire su una componente patogenetica rilevante della malattia, cioè le IgG autoanticorpali, riducendo autoanticorpi e immunocomplessi senza un’immunosoppressione aspecifica. In questo senso, nipocalimab si propone come strategia mirata e immunoselettiva.
Il beneficio osservato nei pazienti autoanticorpo-positivi è particolarmente coerente con il meccanismo d’azione e potrebbe aiutare, in futuro, ad identificare i pazienti più adatti a questa strategia. La persistenza della risposta fino a 52 settimane, misurata sia con SRI-4 sia con LLDAS, è rilevante perché nel lupus l’obiettivo clinico non è solo ottenere un miglioramento iniziale, ma mantenere nel tempo un basso livello di attività per ridurre rischio di danno d’organo, riacutizzazioni e carico terapeutico.
Situazione regolatoria
Ad oggi, nipocalimab, messo a punto da Johnson & Johnson, non è approvato dalla FDA per il lupus sistemico e i dati disponibili derivano da uno studio di fase 2. Sarà quindi necessario attendere i risultati degli studi di fase 3 per definire conferma dell’efficacia, sicurezza a lungo termine e posizionamento rispetto alle terapie già disponibili.
Dal punto di vista regolatorio, nipocalimab ha ricevuto dalla FDA la Fast Track Designation per il lupus sistemico nel gennaio 2026, mentre lo studio di fase 3 GARDENIA è attualmente in fase di reclutamento.
Bibliografia
Furie RA et al. Nipocalimab in sle: first-in-class efficacy and safety results demonstrating proof of concept for fcrn blockade from the phase 2 jasmine-sle study. Annals of Rheumatic Diseases. volume 85, supplement 1, year 2026, page s309