Stasera su Rai 1 “Dino Zoff-Volevo solo fare bene il mio lavoro”, una docufiction che ripercorre una carriera e un’idea di calcio fondata sulla lealtà
![]()
“Ci sono figure che sembrano appartenere a un tempo diverso, più lento, più silenzioso. Dino Zoff è una di quelle” scrive Giovanni Filippetto, regista della docufiction “Dino Zoff-Volevo solo fare bene il mio lavoro”, una produzione Tunnel Produzioni srl in collaborazione con Rai Fiction – con Dino Zoff, Marco Bocci e Javier Leoni – che andrà in onda mercoledì 10 giugno in prima serata su Rai 1 e su RaiPlay.
Attraverso immagini d’archivio e testimonianze, la docufiction ripercorre la vita e la carriera del grande Dino Zoff, dagli inizi difficili fino all’affermazione con la Juventus, dagli Europei del 1968 al trionfo ai Mondiali del 1982. Le voci di protagonisti come Marco Tardelli, Bruno Conti e il ricordo del contesto umano e sportivo di Enzo Bearzot e Gaetano Scirea restituiscono il ritratto di una generazione e di un’idea di calcio fondata su lealtà e spirito di squadra.
Tutto comincia con un ragazzo di tredici anni che sogna di fare il portiere in una squadra giovanile. È troppo basso, troppo insicuro e, dopo una sconfitta che lo segna, pensa di smettere. Il suo allenatore, per aiutarlo, gli propone un percorso di scoperta che ha al centro la storia di Dino Zoff, esempio di determinazione, disciplina e coerenza.
Il viaggio prende forma a partire da un incontro all’Auditorium di Roma tra Zoff e Francesco De Gregori, un’occasione in cui calcio e musica si intrecciano in una riflessione sui valori dello sport e della crescita personale. Le parole e le suggestioni de “La leva calcistica della classe ’68” diventano la chiave interpretativa del racconto.
“Ho incontrato tanti testimoni: ex compagni, giornalisti, scrittori, amici. E tra tutti, Francesco De Gregori, che ha saputo cantare l’Italia e i suoi eroi con la stessa sobrietà che ho cercato in questa docufiction” – continua il regista Giovanni Filippetto. – “Le loro voci non servono a spiegare, ma a illuminare. Sono echi che aiutano a capire un uomo che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Non c’è retorica in questa storia. Non c’è nostalgia forzata. C’è piuttosto il desiderio di fermare il tempo, di attraversarlo al contrario per scoprire cosa resta davvero. E quello che resta – alla fine del viaggio – è l’eleganza della compostezza, la forza tranquilla dell’essere sé stessi, sempre”.
La narrazione – che si avvale della speciale partecipazione anche di Michel Platini, Josè Altafini, Bruno Conti, Fabio Capello, Marco Tardelli, Maurizio de Giovanni, Alessandro Del Piero, Giancarlo Dotto, Neri Marcorè e Sandro Veronesi – si amplia, poi, alla fase post-carriera, includendo l’esperienza da allenatore e dirigente, fino a momenti complessi come la finale degli Europei del 2000 e le successive dimissioni.
“Ho scelto di seguirlo in un viaggio a ritroso – aggiunge Filippetto – come se tornare indietro fosse l’unico modo per capire davvero. Mariano del Friuli, il paese natale, è molto più che un punto di partenza: è una radice che non ha mai smesso di tenerlo ancorato a terra, anche quando volava tra i pali. Napoli, con il suo calore e la sua passione, e Torino, con la sua disciplina, non sono solo città di calcio, ma tappe interiori. Luoghi che parlano, nel silenzio di Zoff, della formazione di un carattere. In questo percorso la scelta del punto di vista narrativo della fiction è stato fondamentale e fortemente identitario: la storia cioè di Luca – Javier Leoni -, un ragazzo di tredici anni che gioca in porta e si sente in crisi e il rapporto con il suo allenatore – Marco Bocci – che per aiutarlo nel suo percorso di crescita non solo sportivo gli racconta la storia di Dino Zoff, del portiere ma anche dell’uomo. Percorso che porterà il tredicenne a incontrare di persona Zoff e a seguire i suoi consigli diretti”. Un incontro che sarà soprattutto una lezione semplice e profonda sul valore dell’impegno e della perseveranza.