Dopo un lungo silenzio, il fratello di Denise Pipitone parla per criticare le dichiarazioni del padre Tony Pipitone: “Non c’è mai stato, io e Denise cresciuti da mia madre. Perché non ha parlato prima?”
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Dopo anni di silenzio, sento il dovere di intervenire per fare chiarezza su aspetti rimasti in ombra troppo a lungo. Ho deciso di rompere questo silenzio, poiché il limite del tollerabile è stato ampiamente superato, e lo faccio unicamente attraverso queste righe. Seguo da sempre con attenzione quanto viene scritto sulla vicenda di mia sorella Denise. Mi trovo, purtroppo, a osservare persone che oggi si proclamano “padri”, dimenticando l’assenza – sia emotiva che economica – che ha caratterizzato il loro passato”.
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“IO E DENISE SIAMO STATI CRESCIUTI DA MIA MADRE”
È doveroso ricordare che chi non ha mai provveduto al mantenimento dei propri figli oggi non può arrogarsi certi titoli. Al contrario, Pietro Pulizzi ha sempre agito con dedizione, senza mai chiedere nulla in cambio, mosso esclusivamente da un autentico legame affettivo. Se oggi dovessi cercare un esempio di cosa significhi essere un vero padre, saprei esattamente a chi guardare. Denise ed io siamo stati cresciuti da nostra madre e non diversamente, alla quale vedo oggi mancare di rispetto con inaccettabile continuità. A chiunque pretenda di cercare mia sorella, dico innanzitutto di rispettare prima nostra madre, colei che ci ha messo al mondo. Inoltre, ci tengo a precisare che le mie parole nascono da una riflessione personale e autonoma: a differenza di altri, non mi lascio manipolare da alcuno”.
“SI CERCA VISIBILITÀ, NON VERITÀ”
Prosegue quindi Kevin Pipitone: “Osservo dichiarazioni di chi afferma di lottare per ritrovare Denise, ma fatico a comprendere il senso di iniziative che, nei fatti, sembrano finalizzate solo a colpire le vere vittime di questa tragedia, sacrificando il dolore sull’altare dell’esposizione mediatica. Invito chiunque si muova in tal senso a guardare innanzitutto alle proprie dinamiche familiari anziché intrufolarsi in quelle altrui.
Leggo poi le esternazioni di ex magistrati del caso che, a distanza di anni, puntano il dito contro la mia famiglia: mi chiedo il perché di tali illazioni proprio ora e non quando avevano il dovere istituzionale di indagare con efficacia. Viene spontaneo domandarsi cosa sia stato realmente operato nel 2004. Credo che ciascuno dovrebbe fare un profondo esame di coscienza, poiché appare evidente che la ricerca di visibilità prevalga spesso sulla ricerca della verità. Molti sembrano aver smarrito il senso di chi siano le vere vittime in questa vicenda”.
“SE ANCORA OGGI SI PARLA DI DENISE LO SI DEVE SOLO A MIA MADRE”
“Al signore che oggi rivendica il ruolo di padre, vorrei ricordare le sue parole: ‘Denise è nata in un contesto sbagliato e ci sta pure che l’abbiano rapita per questo motivo’, quasi a giustificarne la scomparsa. Mi chiedo: in quel contesto non viveva forse anche lui? Non vi vivevo io? Perché tali riflessioni non sono emerse prima? È difficile ignorare la contraddizione di chi oggi dichiara di aver provveduto ai figli, quando, nella realtà dei fatti, non ne ho mai avuto riscontro. Vi è stata una costante volontà di restare estranei alla vicenda, salvo poi tornare sui propri passi, anni dopo, ricordando l’importanza di quel cognome – magari spinti da pressioni esterne – nonostante, in passato, fosse stata espressa chiaramente la volontà di rimanere distanti da tutta la faccenda. Purtroppo la coerenza è un’altra cosa.
Chi non è capace di pensare da solo finisce inevitabilmente per diventare lo strumento di chi pensa per lui. Non dimenticate che se ancora oggi si parla di Denise, non è merito di chi si è defilato, ma unicamente della tenacia di mia madre. Chi ne ha memoria può solo confermare. Le sole vittime di questa vicenda, dopo Denise, sono mia mamma e Piero, non certo colui che, arrivando a un certo punto della sua vita, per sua volontà ha chiuso tutti i ponti che lo legavano a noi. E su questo ho la presunzione di affermare che sicuramente mia sorella sarebbe d’accordo con me. Non permetterò che le mie parole vengano strumentalizzate; esse servono solo a fissare la realtà che nessuno, meglio di me, ha vissuto. Non sostituitevi a noi”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)