Gotta, risultati positivi di fase 3 per pozdeutinurad


Sobi ha annunciato risultati positivi topline dello studio registrativo di fase 3 REDUCE 2, che valuta pozdeutinurad (AR882) per la gotta

gotta uricemia

Sobi ha annunciato risultati positivi topline dello studio registrativo di fase 3 REDUCE 2, che valuta pozdeutinurad (AR882)nuovo inibitore orale selettivo di URAT1 somministrato una volta al giorno, in pazienti adulti con gotta non adeguatamente controllata dalle terapie attualmente disponibili.

Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario con entrambe le dosi valutate, mostrando una riduzione significativa dei livelli di acido urico sierico (sUA) rispetto al placebo dopo sei mesi di trattamento. In particolare, il 69,2% dei pazienti trattati con la dose da 75 mg ha raggiunto livelli di sUA inferiori a 6 mg/dL, rispetto all’8,1% del placebo (p<0,0001). Con il dosaggio da 50 mg la percentuale è stata del 56,6% contro l’8,1% del placebo (p<0,0001) [1].

Un nuovo approccio alla gotta non controllata
Pozdeutinurad appartiene alla classe degli inibitori di URAT1, trasportatore renale coinvolto nel riassorbimento dell’acido urico a livello del tubulo prossimale. Bloccando questa proteina, il farmaco aumenta l’eliminazione urinaria dell’urato, riducendo così l’iperuricemia, meccanismo centrale nella patogenesi della gotta.

Dal punto di vista farmacologico, pozdeutinurad si differenzia in modo netto dagli inibitori della xantina ossidasi oggi più utilizzati, come allopurinolo e febuxostat. Allopurinolo, analogo purinico dell’ipoxantina, viene convertito nel metabolita attivo ossipurinolo e riduce la sintesi di acido urico inibendo la conversione di ipoxantina e xantina ad acido urico. Febuxostat agisce sullo stesso snodo metabolico, ma è un inibitore non purinico, selettivo della xantina ossidasi/xantina ossidoreduttasi. Entrambi riducono quindi la produzione di urato; pozdeutinurad, al contrario, agisce sul versante renale, aumentando l’escrezione di urato attraverso il blocco selettivo di URAT1 [2,3].

Questa differenza di meccanismo è clinicamente rilevante: mentre allopurinolo e febuxostat agiscono “a monte”, riducendo la quantità di acido urico prodotta dall’organismo, pozdeutinurad agisce “a valle”, limitando il riassorbimento tubulare dell’urato già filtrato dal rene. Il profilo lo rende quindi potenzialmente complementare agli inibitori della xantina ossidasi e razionalmente interessante nei pazienti che non raggiungono il target di uricemia nonostante una terapia ottimizzata.

L’interesse verso URAT1 deriva dal fatto che molti pazienti non raggiungono un controllo adeguato dell’uricemia con le terapie tradizionali, soprattutto nelle forme più avanzate o tofacee della malattia. La gotta progressiva resta infatti associata a riacutizzazioni ricorrenti, dolore cronico, danno articolare e accumulo di tofi.

Secondo Lydia Abad-Franch, chief medical officer di Sobi, i risultati supportano “il potenziale di pozdeutinurad nel rispondere a un importante bisogno clinico insoddisfatto”, grazie a una riduzione sostenuta dell’uricemia associata a un profilo favorevole di efficacia e tollerabilità [1].

Una classe già nota, con un profilo in evoluzione
Pozdeutinurad si inserisce nel filone degli uricosurici, farmaci che abbassano l’uricemia favorendo l’eliminazione renale dell’urato anziché ridurne la produzione. Si tratta di una strategia terapeutica nota da tempo, ma utilizzata in modo relativamente selettivo, anche per ragioni legate alla disponibilità dei singoli farmaci nei diversi Paesi e alla necessità di identificare i pazienti più adatti.
In Italia, l’esperienza con gli uricosurici è rimasta più limitata rispetto agli inibitori della xantina ossidasi.

In questo scenario, pozdeutinurad rappresenta una nuova evoluzione dell’approccio uricosurico mirato su URAT1, con il potenziale di ampliare le opzioni terapeutiche nei pazienti non adeguatamente controllati dalle terapie standard. Tra le caratteristiche a suo favore giocano la selettività orale, la monosomministrazione giornaliera e, quindi, la maggiore maneggevolezza nella pratica clinica,

Lo studio REDUCE 2
REDUCE 2 è uno studio globale randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo della durata di 12 mesi che ha coinvolto 811 pazienti con gotta, la maggior parte dei quali insufficientemente controllati dalle terapie ipouricemizzanti esistenti.
I partecipanti sono stati randomizzati a trattamento con pozdeutinurad 50 mg, pozdeutinurad 75 mg oppure placebo. Oltre all’endpoint primario relativo al controllo dell’uricemia, lo studio valuta anche la riduzione delle riacutizzazioni gottose, dei tofi e la sicurezza a lungo termine.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, il profilo di sicurezza osservato è risultato coerente con gli studi precedenti e non sono emersi nuovi segnali rilevanti di tossicità. I dati completi saranno presentati in un congresso scientifico nel quarto trimestre del 2026 [1].

La strategia di Sobi nella gotta
Pozdeutinurad è entrato nel portafoglio globale di sviluppo di Sobi nel febbraio 2026 attraverso l’acquisizione di Arthrosi Therapeutics, biotech focalizzata proprio sullo sviluppo di nuove terapie per la gotta.
Il programma clinico comprende due studi pivotali globali di fase 3, REDUCE 1 e REDUCE 2, entrambi progettati per valutare il farmaco in pazienti con gotta, comprese le forme tofacee. REDUCE 1 ha già completato l’arruolamento e i risultati sono attesi nella seconda metà del 2026.

Quale potrà essere il place in therapy?
Il possibile place in therapy di pozdeutinurad appare particolarmente interessante nei pazienti con gotta non controllata o difficile da gestire con le attuali terapie ipouricemizzanti. Oggi il trattamento standard si basa principalmente sugli inibitori della xantina ossidasi, come allopurinolo e febuxostat, che riducono la produzione di acido urico. Tuttavia, una quota significativa di pazienti non raggiunge i target raccomandati di uricemia (<6 mg/dL o <5 mg/dL nelle forme severe), oppure non tollera adeguatamente questi farmaci.

In questo contesto, pozdeutinurad potrebbe trovare spazio soprattutto nei pazienti che non raggiungono il target di uricemia nonostante una terapia ottimizzata con inibitori della xantina ossidasi, oppure nei pazienti in cui sia razionale associare un meccanismo d’azione complementare. Il suo ruolo più probabile, almeno inizialmente, potrebbe quindi essere come terapia aggiuntiva o alternativa mirata nei pazienti “inadequate responders”, inclusi quelli con gotta tofacea o progressiva.

Il dato che colpisce maggiormente è l’elevata percentuale di pazienti che raggiunge il target di uricemia già a sei mesi, soprattutto considerando che la popolazione studiata era composta in gran parte da soggetti difficili da trattare. Se i risultati completi confermeranno anche una riduzione clinicamente rilevante di flare gottosi e tofi, il farmaco potrebbe posizionarsi come nuova opzione prima di arrivare a strategie più complesse come pegloticase (una uricasi ricombinante pegilata, somministrata per infusione endovenosa, che degrada l’acido urico in allantoina – disponibile solo negli Usa) nelle forme refrattarie severe.

Naturalmente, il posizionamento definitivo dipenderà dai dati completi e dalla valutazione regolatoria, in particolare su efficacia nelle forme con insufficienza renale cronica, sicurezza cardiovascolare, persistenza dell’effetto nel lungo termine e capacità di tradurre il controllo biochimico dell’uricemia in benefici clinici, come riduzione delle recidive e dei tofi. Se questi aspetti saranno confermati, pozdeutinurad potrebbe diventare un partner importante degli inibitori della xantina ossidasi, contribuendo a rafforzare una strategia treat-to-target più personalizzata nella gestione della gotta.

Referenze bibliografiche essenziali
[1] Sobi. Positive topline results from the pivotal Phase 3 REDUCE 2 study of pozdeutinurad in gout. Comunicato stampa, 21 maggio 2026. https://www.morningstar.com/news/pr-newswire/20260521hs65968/positive-topline-results-from-the-pivotal-phase-3-reduce-2-study-of-pozdeutinurad-in-gout
[2] FitzGerald JD et al. 2020 American College of Rheumatology Guideline for the Management of Gout. Arthritis Care & Research, 2020. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10563586/
[3] Richette P et al. 2016 updated EULAR evidence-based recommendations for the management of gout. Annals of the Rheumatic Diseases, 2017. https://ard.bmj.com/content/76/1/29