Al centro di una delle sessioni del congresso Sidemast c’è stata la gestione della vitiligine e l’introduzione di nuove terapie come il ruxolitinib, analizzate attraverso casi clinici reali e prospettive a lungo termine
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Il congresso Sidemast si conferma ancora una volta un punto di riferimento per la dermatologia italiana, raggiungendo quota 99 e proiettandosi verso il futuro con uno sguardo sempre più orientato alla ricerca e all’innovazione. Al centro di una delle sessioni del congresso c’è stata la gestione della vitiligine e l’introduzione di nuove terapie come il ruxolitinib, analizzate attraverso casi clinici reali e prospettive a lungo termine. Un confronto tra esperti che ha messo in luce risultati, criticità e soprattutto il ruolo cruciale della relazione medico-paziente.
Vitiligine, una patologia ancora sottovalutata
All’interno del contesto del congresso si è tenuta una interessante e partecipata sessione dedicata a “Un nuovo standard nella gestione della vitiligine”, un titolo che già di per sé racchiude l’importanza e l’ambizione dell’incontro. L’obiettivo era chiaro: fare il punto sull’esperienza real world e sulle prospettive a due anni dall’introduzione del ruxolitinib crema nella pratica clinica.
La vitiligine, patologia cronica e spesso sottovalutata, non riguarda soltanto l’aspetto cutaneo. È una condizione che impatta profondamente sulla qualità della vita dei pazienti, sulla percezione di sé e sulle relazioni sociali. Per questo motivo, ogni avanzamento terapeutico assume un valore che va ben oltre il dato clinico.
IRruxolitinib crema rappresenta una svolta: si tratta del primo farmaco con indicazione specifica per la vitiligine non segmentale, un inibitore delle Janus chinasi (JAK) che agisce bloccando la via di trasduzione del segnale responsabile della distruzione dei melanociti. Un cambiamento radicale rispetto al passato, in cui le opzioni terapeutiche erano limitate e spesso non specifiche.
Approccio personalizzato: pazienza, monitoraggio e dialogo
Uno degli elementi più significativi emersi durante la sessione è stato il valore dei casi clinici reali. La pratica quotidiana, infatti, racconta molto più di quanto possano fare i trial clinici, mostrando la complessità delle risposte terapeutiche e la variabilità individuale.
Il primo caso presentato è quello di un “super responder”: un paziente di 64 anni con vitiligine facciale di lunga data che, trattato con ruxolitinib topico, ha mostrato una ripigmentazione quasi completa già dopo 14 settimane, mantenuta e consolidata fino a 28 settimane e poi a 52 settimane.
A questo timepoint si osserva la comparsa di alcune piccole lesioni perché, come ha spiegato la Prof.ssa Nancy Dattola, Associata di Dermatologia presso l’Università La Sapienza di Roma, il paziente ha rallentato il trattamento per un certo periodo: sentendosi bene e non riscontrando più segni evidenti della malattia, ha deciso autonomamente di sospendere la terapia. Questa scelta, tuttavia, non è appropriata, poiché si tratta di una patologia cronica che richiede continuità nel trattamento.
Il risultato è comunque straordinario ed evidenzia il potenziale della terapia quando il paziente è aderente al trattamento.
Ma la realtà clinica non è fatta solo di successi immediati. Il secondo caso raccontato dal prof. Alessandro Borghi, professore ordinario Università degli studi di Ferrara; direttore Dermatologia Arcispedale Sant’Anna-Ferrara; membro del Consiglio Direttivo della SIDeMaST, evidenzia l’altra faccia della medaglia: un paziente di 47 anni che aveva la vitiligine da molto tempo ma con minimo coinvolgimento del volto per cui non era mai stato trattato finchè la patologia non si è estesa anche al viso.
Dopo un anno di trattamento, con applicazione della di ruxolitinib crema due volte al giorno, senza apparenti risultati, ha improvvisamente iniziato a mostrare segni evidenti di ripigmentazione, arrivando a una risposta completa dopo 66 settimane.
Questo esempio è emblematico di un concetto fondamentale: la risposta alla terapia è individuale. Non esiste una definizione univoca di “non responder” e i sei mesi, spesso considerati una soglia critica dai trial clinici, dagli studi registrativi e anche dall’esperienza, non rappresentano necessariamente un punto di arrivo.
Alcuni pazienti, definiti “slow responders”, possono ottenere risultati significativi anche dopo un anno o più.
Dallo studio long term di Albert Wolkerstorfer et al, presentato dal prof. Borghi, si evince che nei pazienti con vitiligine trattati con ruxolitinib crema che non avevano avuto risposta o avevano avuto una risposta limitata dopo 24 settimane, la prosecuzione della terapia fino a 104 settimane porta a un miglioramento progressivo e clinicamente rilevante. In particolare, tra questi pazienti, la percentuale con miglioramento del F-VASI passa dal 71,7% alla settimana 52 all’87,5% alla settimana 80 fino al 90,1% alla settimana 104. Parallelamente, la quota di pazienti che raggiunge un miglioramento clinicamente significativo (F-VASI75) aumenta dal 13,3% alla settimana 52 al 38,8% alla settimana 80 fino al 54,9% a due anni. Risultati simili si osservano sul corpo: in chi non aveva avuto risposta o aveva avuto una risposta limitata dopo 24 settimane di trattamento, il miglioramento del T-VASI cresce dal 68,8% alla settimana 52 all’84,9% alla settimana 104, mentre circa il 50% dei pazienti raggiunge un T-VASI50 a due anni. Nel complesso, oltre l’80% dei pazienti mostra un beneficio anche dopo una risposta inizialmente scarsa, confermando l’importanza della prosecuzione del trattamento nel lungo periodo.

Questa variabilità impone una riflessione importante: la gestione della vitiligine non può essere standardizzata in modo rigido. È necessario adottare un approccio personalizzato, basato su pazienza, monitoraggio e dialogo continuo con il paziente.
Le variabili della risposta: fototipo, età e aderenza terapeutica
Tra i fattori che influenzano la risposta al trattamento, il fototipo cutaneo emerge come una variabile rilevante.
“Nella pratica clinica, i pazienti con fototipo scuro tendono a rispondere più rapidamente e in modo più evidente rispetto a quelli con fototipo chiaro. Questo è probabilmente legato alla maggiore capacità di produzione di melanina, che facilita il processo di ripigmentazione” ha sottolineato la prof.ssa Dattola.
Un caso clinico illustrato dalla prof.ssa Dattola mostra una paziente di 52 anni con fototipo scuro, con localizzazioni diffuso e con facial VASI al basale di 0.9 e in cui il trattamento con ruxolitinib crema ha avuto un’efficacia evidente già a 4 settimane, che è decisamente evidente a 16 settimane e quasi completamente ripigmentata a 52 settimane con grande soddisfazione della paziente.
Un altro elemento cruciale è l’aderenza alla terapia. La vitiligine è una patologia cronica e richiede un trattamento continuativo. L’interruzione o la riduzione autonoma della terapia, spesso dovuta a un miglioramento percepito, può portare alla ricomparsa delle lesioni. Educare il paziente su questo aspetto è fondamentale per garantire risultati duraturi.
L’età rappresenta un ulteriore fattore di interesse, in particolare nei pazienti adolescenti. Sebbene i dati disponibili suggeriscano che la risposta biologica al trattamento sia simile a quella degli adulti, l’impatto psicologico della malattia è profondamente diverso. L’adolescenza è una fase delicata, in cui l’immagine corporea assume un ruolo centrale nella costruzione dell’identità.
Il caso clinico presentato dal prof. Borghi racconta di un adolescente di 17 anni con coinvolgimento del volto da quando aveva 4 anni e che aveva chiesto ai genitori di essere seguito da specialisti. Questo aspetto è importante perché è un’apertura alla collaborazione: come ha precisato il professore “questo è un caso felice che in 24 settimana aveva ripigmentato” ma non sempre così.
La letteratura evidenzia che adulti e adolescenti rispondono allo stesso modo al trattamento però sicuramente la malattia impatta molto sulla fase delicata dell’adolescenza e in questo caso il dialogo col medico diventa anche più importante.
Offrire a questi pazienti una terapia efficace significa non solo migliorare un sintomo cutaneo, ma anche intervenire su un disagio emotivo profondo. Tuttavia, proprio per la loro impazienza e vulnerabilità, è necessario un approccio comunicativo ancora più attento, che sappia bilanciare aspettative e realtà.
Conclusioni: verso una medicina sempre più umana e condivisa
Il messaggio che emerge con forza è chiaro: la gestione della vitiligine sta vivendo una fase di profonda trasformazione. L’introduzione di terapie innovative come ruxolitinib crema ha aperto nuove prospettive, ma ha anche evidenziato la complessità della malattia e la necessità di un approccio integrato.
Non basta avere un farmaco efficace. È fondamentale costruire un’alleanza terapeutica solida, basata sulla fiducia, sulla comunicazione e sulla condivisione degli obiettivi. Il medico non è solo un prescrittore, ma un accompagnatore in un percorso che può essere lungo e non lineare.
La vitiligine, pur non essendo una patologia che mette a rischio la vita, incide profondamente sulla qualità della vita. Riconoscere questo aspetto significa dare dignità alla sofferenza del paziente e lavorare per restituirgli non solo una pelle sana, ma anche una maggiore serenità.
Bibliografia
Un nuovo standard nella gestione della vitiligine Rimini 22 aprile 2026, congresso SIDeMaST.
Albert Wolkerstorfer et al., Prolonged ruxolitinib cream treatment for vitiligo among patients with no or limited response in the first 6 months J Eur Acad Dermatol Venereol. 2026 Mar 7. leggi