A Verbania in arrivo la mostra di Tullio Pericoli


Venerdì 29 maggio alle ore 18 il Museo del Paesaggio di Verbania inaugura “Terre Inquiete”, personale di Tullio Pericoli che resterà allestita fino al 1° novembre

tullio pericolirre inquiete è la personale di Tullio Pericoli, curata da Elena Pontiggia, allestita al Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore, dal 30 maggio al 1 novembre 2026 nella sede di Palazzo Viani Dugnani (via Ruga, 44). Terre inquiete presenta la figura e l’opera di Tullio Pericoli attraverso uno dei temi a lui più cari e congeniali: quello della natura e del paesaggio. 50 le opere esposte, metà delle quali inedite. A partire dall’immagine-guida della mostra, “L’osservatore di paesaggi”: un uomo si affaccia su una veduta che diventa spunto per una riflessione sull’attualità.

A lungo noto soprattutto per la sua attività di disegnatore e ritrattista, Pericoli ha in realtà sviluppato fin da ragazzo una coerente ricerca pittorica che ha avuto nel paesaggio il suo centro fondamentale. Ma l’artista precisa: “I miei non sono quadri di un paesaggista. Uso il paesaggio come una lingua che mi consente di esprimere le mie idee, per parlare anche di quanto sta avvenendo nel mondo”. Aggiunge Pericoli: “Non voglio lanciare messaggi ma capire qualcosa della pittura e farlo il meglio possibile. Il paesaggio diventa il mezzo per comunicare le mie sensazioni e la mia inquietudine rispetto alla realtà di oggi. La pittura non deve raccontare in modo troppo dichiarato ma filtrare il racconto con la complessità e molteplicità di significato delle immagini”.

Una pluralità di senso che troviamo anche nei titoli delle sue opere: descrivono volutamente solo in parte il soggetto, ne danno un suggerimento di interpretazione vago e parziale, lasciando allo spettatore il compito di completarne la lettura. Elena Pontiggia approfondisce Terre Inquiete: ” Tullio Pericoli nella sua ormai lunga ricerca ha trovato nel paesaggio un suo tema fondamentale. I suoi non sono mai stati paesaggi naturalistici, ma composizioni concettuali dove luoghi ed elementi erano reinventati in una sorta di cartografia araldica o di visione straniata. A partire dagli anni Novanta, in particolare, le sue composizioni hanno acuito un senso di frammentarietà in cui si è gradualmente insinuata una inquietudine sempre più forte”.