Roma entra nell’impero di Sinner, mezzo secolo dopo Panatta. Ruud si piega alla storia: il numero 1 del mondo vince in due set (6-4 6-4) e trionfa agli Internazionali
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Anno 50 d.P: mezzo secolo dopo Panatta, Roma entra nella geografia imperiale di Jannik Sinner. Il mondo era già suo da due anni almeno, da quando nel giugno del 2024 un italiano d’alta montagna prese la vetta della classifica del tennis. Ma gli Internazionali erano rimasti il pezzettino smarrito del puzzle (il 29esimo titolo Atp), una casella vuota per caso (qualcuno cominciava a suggerire una maledizione, e qualcuno di più ci aveva creduto fino al diluvio che aveva interrotto la semifinale con Medvedev). E invece – annus domini sui 2026 – ecco che il quadro è completo. Possiamo smetterla di telefonare a Panatta per chiedergli del suo possibile successore: Sinner re al Foro Italico non è più un’eventualità. Non più un sogno, ma una solida realtà. Il trionfo identitario e un po’ romantico che serviva alla retorica per chiudere anche quel capitolo della storia, dopo esserci goduti l’aperitivo di Bolelli e Vavassori ad aggiornare il capitolo del doppio (non Panatta, ma Pietrangeli/Sirola: sempre una caduta degli dei è).

Il norvegese Ruud si prende la sua onesta parte da comprimario, pur in forma e riposato: 6-4 6-4, il punteggio che chiude il cerchio e tiene spalancata la bacheca del miglior tennista del pianeta. Uno che al netto di un paio di set smarriti per consunzione qua e là, è in striscia vincente dalla bellezza di sei – dicasi 6 – Masters 1000 consecutivi (Parigi, Indian Wells, Miami, Monte-Carlo, Madrid e Roma). Uno che scende in campo sul Centrale alle 17 e un quarto d’ora dopo si ritrova sotto di un break, 0-2, e un solo punto a segno. E’ la falsa partenza che serve drammaturgicamente da innesco.
Perché Sinner carbura, recupera il break subito, veleggia ad armi pari fino al 4-4, poi scatta e se ne va: 6-4. Il secondo set rientra nell’orbita abituale, una stratosfera tennistica che Ruud non abita: vincenti in spinta e palle corte. Il break iniziale subito per shock, trasforma la corsa del norvegese in una rincorsa dolorosa quanto vana. Mentre tutt’intorno – nelle viscere del Centrale – s’approntava il cerimoniale della festa, e in tribuna d’onore mezzo governo e il Presidente Mattarella prendevano la postura delle inquadrature migliori.
Sinner, Panatta e il tennis si rivedranno direttamente a Parigi, per un altro passaggio di consegne da tradurre ai posteri. Il Roland Garros Alcaraz-free che “condanna” al suo destino di pretesa infallibilità. Intanto Sinner conquista Roma, da Capitale d’Italia a provincia del suo impero.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)