Salute e famiglia: la “generazione sandwich” italiana, francesi aspettano sintomi, tedeschi fanno screening


Oltre 8.400 cittadini d’Italia, Francia e Germania: 3 modelli sanitari a confronto. Italia: 85% delle donne gestisce la cura della famiglia, Francia: 67% va dal medico solo quando ha problemi, Germania: il 40% fa controlli

In Europa la salute non si gestisce allo stesso modo: in Italia è soprattutto una questione familiare (con l’85% delle donne che si occupa di figli, genitori e partner), in Francia il 67% delle persone entra nello studio medico quasi sempre a sintomi già presenti, mentre in Germania la prevenzione è parte della routine (il 36% degli appuntamenti è legato a controlli e screening).

Il digitale è ormai sempre più diffuso ovunque ma cambia la funzione: in Italia è soprattutto uno strumento per “organizzare”, in Germania per “prevenire”, in Francia per “velocizzare”.

È questa la fotografia che emerge dalla 4° edizione del Barometro Doctolib, l’indagine internazionale che ogni anno mette a confronto abitudini, bisogni e aspettative dei cittadini di Italia, Francia e Germania rispetto alla gestione della salute e all’utilizzo degli strumenti digitali.

Condotta ad aprile 2026 su oltre 8.400 utenti dei 3 paesi con più di 18 anni e presentata in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia del 15 maggio, rivela un divario che non è solo sanitario ma anche e soprattutto culturale: riguarda le abitudini quotidiane, i ruoli familiari e il rapporto con il proprio corpo.

“In Italia siamo abituati a curare la malattia ma fatichiamo ancora a concepire la cura della salute” – afferma il dottor Iacopo Cavallo, medico di medicina generale della piattaforma di sanità digitale Doctolib.

“Inoltre i protocolli di screening istituzionalizzati a livello nazionale sono spesso arretrati rispetto alle linee guida più recenti. La prevenzione richiede programmazione, mentre la vita frenetica di oggi spinge molti pazienti a delegare l’attenzione al proprio corpo solo nel momento in cui ‘chiede il conto’ attraverso il dolore o il sintomo. E se paesi come la Germania hanno istituzionalizzato l’importanza del controllo periodico, da noi molti evitano i check-up per il timore latente di scoprire che qualcosa non va, dimenticando che una diagnosi precoce è l’arma più potente, e spesso meno invasiva, che abbiamo a disposizione”.

Il Barometro Doctolib 2026 restituisce, quindi, 3 modi diversi di vivere la salute in Europa:

  • Italia: salute come responsabilità familiare e carico invisibile sulle donne;
  • Francia: salute reattiva, guidata dai sintomi;
  • Germania: salute pianificata e preventiva.

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ITALIA: LA SALUTE È UN’AGENDA DI FAMIGLIA (E RICADE SULLE DONNE)

In Italia la salute raramente è vista come una questione individuale e si identifica spesso come una lista di cose da fare, una sorta di “logistica familiare” più che un percorso personale, una rete di responsabilità che di solito ricade sulle donne.

Secondo il Barometro Doctolib, l’85% delle donne italiane si occupa in prima persona dell’organizzazione delle visite e dei controlli sanitari dell’intera famiglia. Tra chi ha figli, quasi nessuna (0,9%) delega le prenotazioni al partner, mentre oltre il 18% degli uomini ammette di lasciare l’incombenza alla compagna.

Non è solo una diversa modalità di comportamento ma di carico mentale: la gestione della salute diventa parte del lavoro quotidiano domestico femminile, insieme a scuola, lavoro e assistenza ai genitori anziani.

Nel nostro Paese risulta, poi, una forte discrepanza tra il reale aiuto fornito dai papà e la loro percezione di fare la propria parte: nonostante i dati confermino che il carico sia quasi tutto sulle donne, il 26% degli uomini è convinto di dividere l’agenda pediatrica “esattamente allo stesso modo” con la partner (contro un più realistico 12% tedesco e francese).

La differenza di genere emerge anche nell’utilizzo concreto delle piattaforme sanitarie digitali: quasi la metà degli uomini italiani (46%) usa le app mediche per prenotare visite esclusivamente per sé stesso, mentre per le donne la quota crolla al 29%. Per quasi 1 donna su 3, infatti, il digitale rappresenta, soprattutto, uno strumento per gestire la salute di figli, partner e genitori.

LA “GENERAZIONE SANDWICH”: NON È SOLO ITALIANA

Uno dei dati più rilevanti emersi dall’indagine riguarda la fascia tra i 35 e i 54 anni, la cosiddetta “generazione sandwich”: adulti che si muovono su un doppio fronte, tra figli da seguire e genitori anziani da assistere, con la propria salute che finisce sempre in fondo alla lista.

È la generazione che regge l’intero equilibrio sanitario domestico ma tende quasi sempre a sacrificare la propria prevenzione: solo 1 su 5 riesce a prenotare visite esclusivamente per sé. Per tutti gli altri, la salute personale viene sistematicamente rinviata, si va dal medico solo quando il problema è già evidente o non più ignorabile. Il risultato è una salute vissuta “a intermittenza”, dove il proprio corpo viene ascoltato solo quando smette di funzionare normalmente.

“Spesso pazienti che per mesi mettono da parte i propri bisogni per accudire la famiglia” – conferma il medico di Doctolib – “si presentano in ambulatorio con un foglietto o un elenco mentale di 4 o 5 problematiche diverse da risolvere: dal dolore articolare al disturbo gastrico, sino alla richiesta di impegnative per esami arretrati. Il rischio clinico di questo approccio è elevato perché, condensando mesi di malesseri in una singola visita, diventa molto complesso per il medico dare la giusta priorità ai sintomi e sviscerare ogni problema con la dovuta attenzione. La prevenzione e la cura sono percorsi che richiedono costanza. Non si possono comprimere i bisogni del nostro corpo in un’unica, frettolosa visita riparatoria”.

FRANCIA: LA SALUTE COME REAZIONE. SI VA DAL MEDICO QUANDO COMPARE IL SINTOMO.

Il modello francese è quello più reattivo tra i 3 analizzati dal Barometro Doctolib 2026. Si va dal medico quando il problema è già evidente: il 67% degli utenti dichiara, infatti, di rivolgersi ad uno specialista solo in presenza di sintomi.

E questo vale anche per la salute dei figli, in linea con un approccio che vede la gestione familiare meno strutturata rispetto all’Italia: oltre il 50% delle visite pediatriche nasce da un malessere già in corso.

Qui la prevenzione non è assente ma non è il punto di accesso principale al sistema sanitario.

GERMANIA: LA SALUTE È PROGRAMMATA

All’estremo opposto, la Germania mostra un rapporto con la salute più strutturato e una maggiore separazione tra cura personale e familiare.

Qui la salute è più individuale: meno carico familiare (il 44% delle donne prenota solo per sé), più attenzione al proprio percorso personale e maggiore autonomia precoce anche per i figli. Quasi il 40% delle visite è legato a controlli di routine e screening. La prevenzione fa parte della gestione ordinaria del benessere e non si interrompe con l’età.

OVER 65: ITALIANI NELLA RETE FAMILIARE, FRANCESI PRONTI A REAGIRE, TEDESCHI AUTONOMI

Uno dei risultati più inattesi riguarda gli over 65. In Italia continuano a fare parte della “rete familiare sanitaria”, in Francia reagiscono al problema, in Germania diventano progressivamente autonomi e fino al 74% degli anziani prenota visite solo per sé.

Al di là dei controlli periodici, il motivo che li porta dal medico in Italia (28%) e Francia (27%) è rappresentato da un problema di salute già noto mentre in Germania prevale (27%) la comparsa di un sintomo o di un problema di salute che prima non c’era.

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L’AUTONOMIA SANITARIA: QUANDO UN FIGLIO DIVENTA RESPONSABILE DELLA PROPRIA SALUTE?

Il Barometro Doctolib fotografa anche un cambiamento generazionale nel rapporto con la salute.

Di fronte alla domanda “A che età pensi che un figlio dovrebbe iniziare a gestire autonomamente la propria salute (prenotazioni, controlli, documenti)?” il 58% degli italiani e il 61% dei francesi ha risposto che l’età giusta è tra i 18 e i 25 anni mentre in Germania il 41% è favorevole a responsabilizzare i figli già prima dei 18 anni. Il 13% degli italiani, il 10% dei francesi e solo il 6% dei tedeschi ritiene l’autonomia sanitaria scatti quando il figlio o la figlia vanno a vivere da soli.

IL DIGITALE: PIÙ VELOCE MA NON PIÙ PREVENTIVO

In tutti i Paesi il digitale è ormai parte della quotidianità sanitaria. In Italia il 73% degli utenti utilizza ‘sempre’ o ‘spesso’ strumenti digitali per consultare e condividere referti ed esami, e quasi il 58% lo fa anche per prenotare le visite, mentre solo il 7% dichiara di preferire ancora esclusivamente i sistemi tradizionali. Più dell’80% dei cittadini afferma, inoltre, che il digitale fa risparmiare molto tempo nella gestione della salute e rende tutto più semplice rispetto al passato.

“Sta cambiando in meglio il nostro lavoro quotidiano” – ammette il dottor Cavallo. “Vedere un paziente che entra in studio e condivide con un clic lo storico dei suoi esami sullo smartphone è ormai la normalità. Dal punto di vista clinico, questo azzera il rischio di smarrire referti fondamentali o di dover decifrare vecchi appunti sbiaditi. E consente, inoltre, una più rapida trascrizione sui gestionali, così da avere un archivio sempre aggiornato. Sul fronte del rapporto medico-paziente, il vero vantaggio è il tempo: i minuti preziosi che prima si perdevano a confrontare decine di fogli disordinati nelle vecchie cartelline, oggi si traducono in minuti guadagnati per ascoltare il paziente”.

Ma il Barometro Doctolib evidenzia anche un limite importante: il digitale viene percepito soprattutto come uno strumento per semplificare la burocrazia sanitaria, non ancora come leva culturale per migliorare la prevenzione. Solo il 13,4% degli italiani dichiara, infatti, che gli strumenti digitali hanno portato a fare più controlli preventivi rispetto al passato, contro percentuali superiori al 20% registrate in Francia e Germania.

“Dal 2023 il Barometro Doctolib analizza come cambiano le persone, le famiglie e il modo di vivere la salute anche grazie al digitale”, commenta Nicola Brandolese, CEO International, Italy & New Business di Doctolib, l’app gratuita che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute.

“Il confronto con altri grandi Paesi europei ci aiuta a capire dove stiamo evolvendo più velocemente e dove invece persistono fragilità culturali molto profonde. Quest’anno emerge con forza un tema centrale: la salute continua a reggersi soprattutto sul tempo, sull’organizzazione e sul carico invisibile delle famiglie. E comprendere questi cambiamenti è fondamentale per costruire una sanità più accessibile, sostenibile e realmente vicina ai bisogni quotidiani delle persone. Dopo 4 edizioni è evidente come la trasformazione digitale sia ormai consolidata nell’accesso ai servizi, ma la vera sfida sia culturale. Riguarda il modo in cui le persone si prendono cura di sé e delle proprie famiglie. È lì che si gioca il futuro della sanità quotidiana”.

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I 5 TRATTI DISTINTIVI DELLA SALUTE FAMILIARE ITALIANA

  1. Salute come “responsabilità domestica”. Non individuale, ma organizzativa e familiare.
  2. Centralità femminile nella gestione. L’85% delle donne organizza le cure familiari contro il 64,8% degli uomini.
  3. Uso del digitale come “logistica sanitaria”. Prenotazioni, referti, gestione familiare più che prevenzione.
  4. Prevenzione ancora secondaria. Solo il 13,4% dichiara più prevenzione grazie al digitale.
  5. Sovraccarico della “generazione sandwich”. Tra figli, genitori e partner, la propria salute è spesso rinviata.

I 5 TRATTI DEL MODELLO TEDESCO

  1. Prevenzione strutturata. Quasi 40% di controlli regolari.
  2. Maggiore separazione tra sé e famiglia. Più visite “solo per sé” rispetto agli altri Paesi.
  3. Minor peso della famiglia nella gestione sanitaria. Solo circa 10% coinvolgimento familiare esteso.
  4. Uso del digitale più clinico che logistico. Meno condivisione familiare, più gestione personale.
  5. Evoluzione verso autonomia con l’età. Gli over 65 diventano sempre più indipendenti.

I 5 TRATTI DEL MODELLO FRANCESE

  1. Centralità del sintomo. 67% dei cittadini va dal medico solo quando sta male.
  2. Famiglia presente nella gestione sanitaria. 25% dei 35-54 gestisce la salute di tutta la famiglia.
  3. Approccio reattivo anche nei bambini. Oltre il 51% delle visite pediatriche nasce da sintomi.
  4. Uso del digitale soprattutto funzionale. Prenotazione rapida, meno impatto su prevenzione.
  5. Forte continuità tra età adulta e anziana. Poco cambiamento nel modello sanitario con l’invecchiamento.