“The Flak” è il nuovo singolo dei Jaydeeq


Dopo “Alien Song”, “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ pubblicato da Overdub Recordings e Cime Sonore disponibile sulle piattaforme digitali di streaming

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“The Flak” è un brano synth pop con contaminazioni dubstep, frenetico e ansiogeno, che si rivela infine come un brutto sogno. La fusione tra breakbeat, sintetizzatori aspri, attitudine punk e vocalità urlata lo avvicina ai filoni più estremi dell’elettronica, tra digital hardcore, punk step e sfumature aggrotech.

Il testo, che si apre con “Run, run, run”, introduce immediatamente un senso di urgenza: la canzone vive di velocità e tensione. La voce si incastra tra glitch ed esplosioni sonore, diventando essa stessa un elemento percussivo.

Spiega la band a proposito della nuova release: “The Flak è il brano dell’album che più strizza l’occhio al dancefloor. Abbiamo scelto i suoni del synth pop anni 90 ma cercando al contempo di ricreare le primissime sonorità synth degli anni 60 e 70, di pionieri dell’elettronica come Jean Jacques Perrey, Bruce Haack, Dick Hyman. Quando abbiamo scritto il testo ci siamo ispirati al cartone Disney di Paperino Der Fuehrer’s Face uscito nel 1943 in piena Seconda Guerra Mondiale, il più famoso esempio di cartone animato di propaganda antinazista. Questa curiosità spiega anche lo strano titolo della canzone: Flak è l’abbreviazione di Flugabwehrkanone, che era il principale e più temibile cannone da contraerea usato dal terzo reich. Il protagonista del testo deve correre a distruggere il cannone: è la sua corsa disperata per completare la missione di sabotaggio che dà il ritmo incalzante all’intero pezzo”.

Il videoclip di “The Flak”, girato da Sergio Pozzi negli studi de “La Bucaniera” a Melle (CN), prende forma nel corso di un’intensa singola nottata di riprese. L’idea visiva è immediata ma altamente simbolica: le immagini evocano non solo l’attitudine live della band, ma anche i temi affrontati nel brano — la guerra, passata o futura, la distorsione della realtà, l’incubo distopico e il brainwashing che trasforma gli individui in automi. Questi elementi emergono attraverso le riprese di schermi catodici, sui quali si sviluppa un secondo livello narrativo del video.