Reso noto un biglietto di Epstein: “Mi hanno indagato per mesi ma non hanno trovato nulla”


Il testo è stato desecretato dopo anni per decisione di un giudice distrettuale

“È un piacere poter scegliere il proprio momento per dire addio”: sono parole attribuite al defunto Jeffrey Epstein, il finanziere americano condannato per reati sessuali. Le avrebbe scritte a mano, su un foglio a righe strappato da un block notes. Era il luglio 2019, poche settimane prima del suo presunto suicidio in carcere. Dopo anni di riservatezza un giudice distrettuale statunitense ha ordinato la pubblicazione di questo biglietto, su richiesta del quotidiano statunitense New York Times. Così le principali emittenti e testate americane ne hanno diffuso immagini e contenuto.

COSA C’È SCRITTO NEL BIGLIETTO ATTRIBUITO A EPSTEIN

Mi hanno indagato per mesi — NON HANNO TROVATO NIENTE!!!”: la nota inizia così, aggiungendo che il risultato di quelle indagini sono state accuse risalenti a molti anni prima. “Quindi – prosegue infatti il biglietto – sono state mosse accuse risalenti a 15 anni fa”. E poi: “È un piacere poter scegliere il proprio momento per dire addio”, continua la nota. “Cosa volete che faccia- si legge ancora- Scoppiare a piangere!!”. La lettera si conclude poi con parole in stampatello, sottolineate: “NESSUN DIVERTIMENTO-NON NE VALE LA PENA!!”.

CHI L’HA TROVATO, DOVE E QUANDO

Come spiega Cbc News, il biglietto era stato presentato al tribunale nel maggio 2021 nell’ambito del procedimento penale per omicidio a carico di Nicholas Tartaglione, l’ex agente di polizia, compagno di cella di Epstein per circa due settimane nel luglio 2019, mentre entrambi erano detenuti in una prigione di Manhattan. Lo stesso Tartaglione aveva precedentemente sostenuto che il biglietto era stato scritto dal finanziere nel 2019, quando i due condividevano la stessa cella, dopo un primo tentativo di suicidio fallito, a seguito del quale Epstein fu trovato vivo nella sua cella con segni sul collo. Il finanziere poi morì invece diverse settimane dopo, il 10 agosto 2019, in un incidente classificato come suicidio.

Intervistato in un podcast, oltre un anno fa, Tartaglione ha raccontato di aver trovato la lettera tra le pagine di un libro nella cella che condividevano e di averlo consegnato ai suoi avvocati, che lo hanno incluso nel suo ricorso in appello. Ma il biglietto non è menzionato nei registri del Bureau of Prisons.  Le parole dell’ex poliziotto comunque non sono passate del tutto inosservate, finché il New York Times ne ha riportato l’esistenza la scorsa settimana. Il Times ha riferito che il biglietto non era mai stato visto dagli investigatori federali ed era assente da milioni di documenti relativi a Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia negli ultimi anni.

LE MOTIVAZIONI DELLA DESECRETAZIONE

Nell’ordinare la desecretazione, il giudice ha respinto le preoccupazioni relative alla privacy, prendendo atto della morte di Epstein e dell’ampio dibattito pubblico sul presunto biglietto. Kenneth Karas, il magistrato che ha presieduto il procedimento penale a carico di Tartaglione, non ha dunque riscontrato alcun motivo legale per mantenere il documento secretato. Tuttavia, non si è nemmeno pronunciato sull’autenticità del biglietto, né ha valutato la sua catena di custodia. Ha invece ritenuto tali questioni irrilevanti ai fini della decisione di desecretazione. “Nessuna delle parti ha indicato alcuna motivazione contrapposta che giustifichi la secretazione del biglietto”, ha sentenziato.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)